“C’è una buona notizia: ora sappiamo con certezza che gli esseri umani sono stati progettati per affrontare con successo difficoltà e stress”.
Questo è l’esordio del libro di Pietro Trabucchi dal titolo Resisto dunque sono (editore Corbaccio) in cui si parla con chiarezza e competenza della resilienza.
La parola resilienza fa ormai parte del linguaggio comune di molti, anche se non tutti conoscono davvero qual è il significato di resilienza e a che cosa serve. Per noi questo è uno dei migliori libri sull’argomento, capace di parlare ad un pubblico molto vasto tenendo alta l’attenzione e la motivazione.
 
Segnaliamo tre cose per cui siamo grati a questo libro:
 
1. Ci fa riflettere approfonditamente sulla resilienza, una capacità fondamentale per raggiungere obiettivi sfidanti in tempi di crisi, e ci spiega in maniera chiara, comprensibile e ricca di esempi e di dati scientifici cosa sia in concreto la resilienza psicologica, cosa produce negli esseri umani e perché sia importante nella vita di tutti noi.
Per resilienza psicologia Trabucchi intende “la capacità di rimanere motivati nel perseguire obiettivi difficili, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli stress che si presentano”.
 
“L’individuo resiliente ha una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, è incline a interpretare i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità piuttosto che come una minaccia, e di fronte a sconfitte e frustrazioni tende a non perdere la speranza. Ma la notizia migliore è che la resilienza può essere potenziata”.
 
2. Ci aiuta a capire come ognuno possa potenziare la propria resilienza prendendo anche una serie di spunti molto interessanti da campioni sportivi e soprattutto da coloro che si cimentano in imprese sportive estreme di resistenza e di alpinismo (dalle corse non stop nei deserti più duri del mondo alle corse in montagna in alta quota, tanto per fare due esempi).
Secondo Trabucchi alla base della resilienza ci sono quattro dimensioni, ed è possibile allenare la nostra resilienza in ognuna di esse:  
 
  • il senso di controllo: cioè la convinzione che attraverso l’impegno possiamo rendere molto più raggiungibile l’obiettivo che ci siamo prefissi. Nel libro sono spiegate molto bene le differenze tra lo stile resiliente, lo stile depresso, lo stile negatore, lo stile pedina e lo stile talentuoso dimostrando come lo stile resiliente sia quello più efficace per raggiungere obiettivi sfidanti e quello più applicato dai grandi sportivi. Come si sottolinea nel libro “attribuire i propri successi o insuccessi all’impegno o alla mancanza di impegno si è dimostrata la migliore strategia cognitiva per ottenere obiettivi e gestire problemi”;
  • la tolleranza alla frustrazione: cioè la capacità di “convivere ed andare avanti lo stesso in presenza di uno stato d’animo negativo” accettando la fatica ed i sacrifici, ma anche riuscendo a costruire al meglio il nostro sistema di aspettative e vedendo nelle frustrazioni uno stimolo per cambiare le situazioni, muoversi, modificare la propria vita;
  • la capacità di ristrutturazione cognitiva: cioè la capacità di modificare il modo in cui guardiamo la realtà trovando degli elementi positivi. Secondo Trabucchi “le persone non sono stressate dagli eventi in sé, ma dal modo in cui li interpretano. Cioè alcuni tipi di valutazione cognitiva, alcuni modelli del mondo, ci rendono più vulnerabili allo stress”. La spinta non è di adottare uno stile consolatorio, bensì di “imparare a portare a casa, nel bel mezzo di un evento negativo, un insegnamento che ci renda meno vulnerabili la volta successiva in circostanze analoghe”; un piccolo esempio di ristrutturazione cognitiva sono il senso dell’umorismo e l’autoironia che possono essere di aiuto in molte circostanze difficili;
  • l’attitudine alla speranza: cioè la fiducia nel fatto che gli eventi negativi abbiano un carattere temporaneo e non pervadono tutto il nostro essere e la nostra esistenza. In questo senso numerosi studi scientifici dimostrano anche come vi sia una evidente correlazione tra questa attitudine ed il funzionamento del nostro sistema immunitario.
 
3. Ci fa venire il coraggio e la voglia di essere più resilienti e di contagiare positivamente gli altri (in particolare l’ultimo capitolo è dedicato a come costruire la resilienza nei bambini) senza abbandonarsi al vittimismo o all’autocommiserazione.
Fa comodo anche a noi condividere una visione di noi stessi deboli e inermi sotto i colpi della vita; perché questo ci permette di non impegnarci a fondo, di non prenderci fino in fondo tutte le responsabilità. E, alla fine, ci consente pure di lamentarci. Tutti gli organismi viventi, di fronte agli stimoli ambientali, si adattano o muoiono: gli unici che contemplano una terza possibilità, quella di auto-commiserarsi, sono gli esseri umani”.
 
Possiamo lavorare a potenziare la nostra resilienza a qualunque età ed in qualsiasi momento della nostra vita. E’ una risorsa infinita che va curata, allenata, rispettata, valorizzata. Questo libro ci aiuta a farlo in maniera semplice, possibile e concreta.