Può un rito aiutarci nel lavoro? La mia risposta è: forse si e potrebbe essere interessante provarci.
Per capire come, può essere utile partire dalle origini.

Citando Wikipedia, un rito, o rituale, indica un atto, o un insieme di atti, che viene eseguito secondo norme codificate.
I riti nascono strettamente connessi alla religione e quindi rimandano alla sfera del sacro. L’uomo religioso ha sempre affidato al rito i momenti più critici della propria esistenza personale e della collettività di cui fa parte.
 
Gli studiosi che a vario titolo si sono occupati di questo argomento, in particolare antropologi, sociologi e psicoanalisti, sono tutti concordi nel riconoscere che il rito ha essenzialmente un ruolo di:
 
  • rassicurazione: quindi i comportamenti stereotipati dei riti offrono rassicurazione sui modelli da seguire soprattutto in momenti critici/di difficoltà. Vi sono oggi diversi studi che dimostrano una concreta riduzione dello stato di ansia in persone che seguono dei rituali prima di un compito stressante;
  • rafforzamento dei legami: quindi i riti aiutano a rinsaldare i legami sociali e culturali di una comunità.


Per tutti, inoltre, quello che è davvero importante, affinché il rito riesca ad assolvere queste due funzioni, è che sia capace di suscitare una partecipazione emotiva profonda in chi lo pratica.
 
Oggi, quando si pensa ai riti, è molto facile associarli, oltre che all’ambito religioso, anche, ad esempio, a quello sportivo o a quello artistico.
In questi ambiti i riti hanno spesso un valore scaramantico, oppure aiutano a concentrarsi, a trovare grinta, energia, forza, fino a “spaventare” l’avversario in una competizione, come accade nella ormai famosa danza dell’Haka che abbiamo riportato in foto.
 
Solo per citare qualche esempio nello sport, Valentino Rossi si tocca in sequenza le spalle, le mani e le gambe prima di iniziare una gara. Valentina Vezzali porta sempre, nelle gare importanti, qualcosa di rosso. Rafael Nadal “pretende” di avere sempre le bottigliette di acqua vicino alla sua panchina con le etichette perfettamente allineate.
 
Considerando i benefici spesso associabili ai riti 
potrebbe essere utile sviluppare un’arte dei rituali anche nei contesti lavorativi, sia a livello individuale che di gruppo.
Nell’ambito lavorativo il rito potrebbe essere visto come qualcosa di poco serio, poco professionale e quindi le persone potrebbero non sentirsi “autorizzate” a praticarli. Sarebbe certamente impensabile una danza haka da parte di un gruppo prima di un incontro importante o anche un urlo propiziatorio a mani unite come fanno molte squadre di basket.
 
In realtà, anche al lavoro, i riti potrebbero aiutare a:
 
  • sviluppare motivazione ed energia;
  • ridurre la sensazione di ansia o di stress prima di un evento lavorativo importante (un colloquio di lavoro o di valutazione periodica, una presentazione, una negoziazione, la gestione di un conflitto, solo per citare qualche esempio).
Per ottenere questi benefici può bastare anche un piccolo rituale, purché sia significativo per la persona che lo compie e, quindi, le generi una sensazione positiva.
Gli esempi possono essere i più vari:
  • avere una piccola frase portafortuna da dirsi prima di un evento lavorativo;
  • portare con noi un oggetto che ci fa stare bene perché lo associamo a qualcosa di positivo;
  • dedicare un po’ di tempo in solitudine per concentrarci e visualizzare quello che stiamo per fare;
  • fare una lista delle cose che si vogliono dire o fare durante l’evento lavorativo;
  • fare una corsa mattutina o serale per caricare energie o scaricare stress, prima o dopo un evento importante, così come mangiare qualcosa di buono;
  • fare un piccolo discorso motivazionale al proprio gruppo prima di una riunione importante con un cliente;
  • fare cinque respirazioni profonde;
  • sentire il proprio pezzo musicale preferito;
  • andare a festeggiare con il proprio gruppo, con un buon bicchiere di vino, dopo aver chiuso un contratto importante;
  • guardare una foto che ci rasserena
e cosi via….

Prendere il lato buono del rituale, senza ammantarlo di polveri magiche o spirituali, ma utilizzandolo come un possibile strumento per:
  • rassicurarci;
  • trovare forza e concentrazione;
  • creare legami e un senso di solidarietà con gli altri;
  • “sdrammatizzare” e relativizzare una situazione lavorativa stressante prima di affrontarla 
può essere una piccola, ma spesso efficace, soluzione anche nel lavoro.
 
In realtà ci sono anche diverse ricerche condotte in prestigiose università, come la Harvard Business School, che dicono che più del 45 % delle persone sostengono di compiere un rituale prima di affrontare un compito impegnativo o stressante.
 
Ad ognuno spetta trovare il rituale, o i rituali, che gli sono più congeniali e magari cambiarli nel tempo a seconda anche del contesto esterno e dello stato d’animo interiore.
Non è necessario dichiarare di averli, più importante può essere il metterli nella propria “cassetta degli attrezzi” ed utilizzarli all’occorrenza con convinzione.
 
Se hai voglia di farci sapere qual è il tuo rituale preferito che ti aiuta nel lavoro scrivici e lo pubblicheremo in qualche post sui nostri social.