Queste due definizioni le ho prese in prestito da Susan David che le cita in un libro molto interessante, e che consiglio vivamente di leggere, dal titolo “Agilità emotiva” (Giunti Editore).
Si tratta di due modi differenti di vivere il rapporto con i problemi e con le emozioni negative che ne conseguono e, purtroppo, sono entrambe due modalità che non ci aiutano nel risolvere quegli stessi problemi, anzi rischiano di peggiorare la situazione.
 
Mi sembra importante parlarne perché nel lavoro ognuno di noi è costretto ad affrontare, ogni giorno, una gran quantità di problemi.
Il modo in cui affrontiamo tali problemi influenza notevolmente sia la qualità delle soluzioni che riusciamo effettivamente a trovare e sia la qualità della nostra vita più in generale.

Gli imbottigliatori

Gli imbottigliatori sono quelle persone che, di fronte ad un problema o ad un’emozione negativa, tendono a metterli da parte, “a rinchiuderli dentro una bottiglia fermando bene il tappo”, così da poter illudersi che non ci sono.
 
Le modalità di imbottigliamento sono varie, alcune più semplici, altre più sofisticate.
Dal sorridere ed essere gentili quando si vorrebbe alzare la voce o piangere.
Dal dire “almeno ho un lavoro” quando si prova la fastidiosa sensazione di star facendo qualcosa che non ci piace per nulla.
Dal pensare, credendosi ottimisti, che “domani è un altro giorno” ed andrà meglio e quindi è inutile pensare troppo al problema di oggi.
Dallo sperare che qualcuno si accorgerà di noi e dei nostri meriti anche se non chiediamo nulla.
Dal far finta di niente, o di non aver sentito, quando il capo o un collega ci dicono qualcosa di spiacevole.
Dal dire “meglio non pensarci” che c’è chi ha problemi più grandi dei miei.
Dal rispondere, anche al più caro amico, che va “tutto bene” quando la sensazione che si prova realmente è che vada “tutto male”.

Potremmo dire che è un imbottigliatore chi è bravo a fare “buon viso a cattivo gioco” e va oltre senza volersi soffermare su quanto è accaduto e sulle emozioni che ha provato.
Il serio rischio, però, che corrono gli imbottigliatori è che, a un certo punto, la pressione dei problemi e delle emozioni diventi talmente forte che la bottiglia esplode facendo saltare il tappo!

I ruminanti

I ruminanti sono quelle persone che, al contrario degli imbottigliatori, non smettono mai di pensare ai problemi ed alle emozioni negative che stanno provando e vivono, quindi, una situazione di costante lamentela, indirizzata verso se stessi o verso gli altri.
 
La David dice che la ruminazione è una parente stretta della preoccupazione. Entrambe sono accomunate dal fatto che le persone che le vivono non sono concentrate sul momento presente: i ruminanti rimuginano su qualcosa che è accaduto nel passato, i preoccupati sono spaventati da quello che potrà accadere in futuro.
 
I ruminanti, a differenza degli imbottigliatori, sono consapevoli delle emozioni negative che stanno vivendo, non le negano o allontanano, ma rischiano seriamente di farsene travolgere.
I ruminanti parlano, con se stessi o con gli altri, quasi ossessivamente di cose accadute e di problemi che hanno; tengono il “broncio” se qualcuno ha fatto loro qualcosa che reputano offensivo o sbagliato; vanno a casa dopo il lavoro con il mal di stomaco e stanno male tutto il week end ripensando a quanto è accaduto; incolpano se stessi o altri del problema e provano una costante sensazione di disagio e di irritazione; si lamentano ed appena trovano qualcuno con cui parlare del problema si sfogano e raccontano tutto perché vogliono sviscerare la questione; parlano con tutti delle loro paure, ansie, preoccupazioni, errori, difficoltà.
Il serio rischio, però, che corrono i ruminanti è che, a un certo punto, si facciano intrappolare dalle emozioni negative e rimangano paralizzati da qualcosa che è successo nel passato senza fare niente di concreto per risolvere il problema.
Altro rischio è che le persone che gli stanno intorno si stanchino delle lamentele continue e li abbandonino.

Ovviamente siamo tutti imbottigliatori e ruminanti occasionali (sebbene le ricerche dicono che gli uomini tendono ad essere più facilmente degli imbottigliatori e le donne dei ruminanti), ma il problema è quando queste due strategie di vivere i problemi si cristallizzano e diventano il nostro modo automatico di rispondere alle situazioni ed emozioni critiche.
 
Entrambe le modalità, infatti, ci impediscono di vedere ed affrontare il momento presente per quello che è e di definire delle soluzioni concrete ed auspicabilmente migliorative.
Come spesso accade, peraltro, sia la modalità degli imbottigliatori che quella dei ruminanti contengono qualcosa di positivo ed utile per affrontare i problemi.
Al nucleo positivo dell’imbottigliamento c’è la capacità e la voglia di non drammatizzare le situazioni.
Al nucleo positivo della ruminazione c’è la capacità e la voglia di riflettere su quanto è accaduto e di non negare le emozioni.
L’abilità sarebbe di prendere quanto c’è di positivo in entrambe le modalità, ma senza farsi sopraffare da tutto il resto
cercando di avere un rapporto più coraggioso con le nostre emozioni negative e coltivando, comunque, un sentimento autentico di speranza e di fiducia nella nostra, e nella altrui capacità, di affrontare i problemi.
 
Molto spesso, nei nostri colloqui di consulenza e di coaching, il primo passo che facciamo con le persone è proprio quello di far emergere la tendenza a imbottigliare o a ruminare aiutandole ad andare oltre, iniziando a vedere la realtà per quella che è, e individuando cosa ognuno può fare in concreto per trovare soluzioni migliorative.
 
E tu sei un ruminante o un imbottigliatore?