Il lavoro è la nostra libertà, la nostra indipendenza, la nostra vita
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, e la sua Costituzione sancisce che: “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
 
Si tratta di affermazioni molto importanti per diversi motivi:
  • la costituzione sancisce un diritto al lavoro, ma anche un dovere al lavoro;
  • si utilizza il verbo “promuovere” ed il soggetto che deve farlo è la Repubblica, cioè tutti noi, quindi spetta anche ad ogni singolo cittadino la responsabilità di promuovere condizioni per poter esercitare il diritto di lavorare, di essere proattivo nei confronti di questo diritto;
  • quando si introduce il concetto di “dovere” al lavoro si fornisce allo stesso tempo la libertà di farlo secondo “le proprie possibilità e la propria scelta”, quindi anche in questo caso si sottolinea implicitamente la necessità che ogni singolo cittadino si dia un progetto di lavoro che sia il risultato di una valutazione e di una scelta di quello che può fare e di quello che vuole fare;
  • si esplicita che l’utilità del lavoro è di contribuire al progresso, quindi al miglioramento continuo, sia a livello materiale che spirituale e quindi si evidenzia implicitamente che il lavoro è un valore, e quindi ha un impatto trasformativo sulla singola persona sia nella sua sfera materiale che spirituale (o potremmo anche dire interiore, emotiva ed affettiva).
 
Un commento molto interessante a questi passaggi della Costituzione italiana e sul perchè il lavoro è importante è stato fatto da Roberto Benigni in uno spettacolo-omaggio alla Costituzione, andato in onda sulla Rai, e che è possibile rivedere anche in rete.
Parto proprio da alcune riflessioni che Benigni ha fatto sul modo in cui è visto e spiegato il lavoro nella Costituzione per integrarle con pensieri che mi stanno molto a cuore e che sono anche alla base del progetto Working room.
 
Benigni dice che il lavoro è fondamentale nella nostra vita perchè:
 
  • Il lavoro è la nostra libertà, la nostra indipendenza, la nostra vita”…. “c’è un legame strettissimo tra il lavoro e la nostra personalità” …. “quando noi lavoriamo non modifichiamo solo l’oggetto al quale stiamo lavorando, modifichiamo noi stessi, diamo una forma alla nostra vita”;
  • se non ho il lavoro non sono nessuno, crolla tutto: la Repubblica e la democrazia”….“con la disoccupazione le persone non perdono solo il lavoro, perdono se stesse, non sanno più chi sono, stanno male e producono infelicità” …. “quando non c’è lavoro perdiamo tutti perché si produce infelicità”;
  • amare il proprio lavoro è una vera e concreta forma di felicità sulla terra” ….“quello che spetta alle future generazioni ed ai futuri governi è anche di far si che ognuno di noi ami il proprio lavoro”.
 
Personalmente ritengo che, affinché una persona possa dire davvero di lavorare e di onorare questo diritto e dovere al lavoro, occorre che via siano contemporaneamente una serie di elementi:
 
  • occorre FARE qualcosa, quindi dedicare ed impiegare il proprio tempo nel produrre qualcosa: un oggetto materiale o un bene immateriale. Questo FARE può esistere anche in assenza di un contratto di lavoro o di una remunerazione, ma implica necessariamente la PRODUZIONE di qualcosa che sia in qualche modo “visibile”, “quantificabile”, “comunicabile”, “condivisibile”, “apprezzabile” da qualcuno;
 
  • occorre ESSERE E SENTIRSI UTILE, quindi sapere e sentire che il risultato di quello che facciamo produce una utilità, un valore positivo e legale, oltre che per noi stessi, anche per altre persone al fine di permetterci di rafforzare la nostra autostima e di gratificare il nostro bisogno di riconoscimento;
 
  • occorre AVERE UNO SPAZIO, quindi un luogo fisico e mentale da vivere che sia di aiuto per il nostro “fare” e che ci permetta anche di essere in relazione con il mondo esterno e di gratificare il bisogno di appartenenza che, in quanto “esseri sociali”, è un bisogno essenziale per tutti;
 
  • occorre AVERE IL SENSO DELLA SFIDA, quindi accettare e ricercare che ogni giorno il nostro “fare” venga messo in discussione per migliorarlo, ampliarlo, arricchirlo così da rendere possibile il nostro contributo al progresso ed al miglioramento continuo. La sfida ci tiene in movimento e ci rende più attivi e sensibili ai segnali che ci offrono il mondo esterno ed il nostro vissuto interiore;
 
  • occorre PRODURRE UN VALORE ECONOMICO, quindi riuscire ad ottenere un compenso per quello che facciamo o quantomeno avere chiara l’associazione tra un valore economico ed il nostro lavoro (in questo ultimo senso il valore economico potrebbe essere rappresentato anche da “un mancato costo”, quindi un risparmio, piuttosto che da “un contributo quantificabile” che rimane interno ad un nucleo famigliare). Produrre un valore economico ci permette di re-investire il nostro guadagno nella società e favorire il nostro benessere ed il pagamento del lavoro di altre persone.
 
 
Non è una impresa semplice riuscire a garantire la presenza contemporanea di tutti questi elementi e molti dei problemi che le persone hanno rispetto al lavoro nascono proprio da questa difficoltà.
Ci sono persone che sono paralizzate e che non sanno cosa fare, magari sono anche pagate ed hanno un contratto, ma non riconoscono una utilità a quello che fanno, non sanno come impiegare il proprio tempo e non riescono a dare un senso al lavoro lavorare.
Ci sono persone che lavorano, anche con grande sforzo, ma non riescono a produrre un valore economico sufficiente per soddisfare le necessità materiali e immateriali proprie e/o della propria famiglia.
Ci sono persone che smettono di migliorare nel loro lavoro, non colgono la dimensione della sfida e vedono la proprie competenze e capacità diventare progressivamente obsolete e poi inutili.
 
Quello che penso è che, per riuscire a fare un lavoro che soddisfi tutte queste condizioni, e che permetta di onorare il concetto della nostra costituzione secondo il quale il lavoro è un diritto, ma è anche un dovere, sia necessario:
 
  • assumersi pienamente la responsabilità del proprio lavoro e non lasciare ad altri la responsabilità, ma anche la libertà di decidere al posto nostro;
  • dedicare periodicamente del tempo per capire cosa vogliamo fare e cosa possiamo fare in funzione delle evoluzioni del mondo esterno, ma anche delle evoluzioni dei nostri sentimenti, valori, pensieri, idee, interessi, passioni;
  • rispettare il lavoro altrui e dare agli altri giusti riconoscimenti in termini di utilità e di valore economico prodotto, ma anche esigere rispetto per il proprio lavoro e dedicare tempo a valorizzarlo, cioè a rendere chiaramente visibile agli altri, quello che facciamo ed i risultati che produce;
  • non dare mai nulla per scontato ed avere voglia di mettere costantemente in discussione il nostro lavoro e cercare di migliorare e progredire nelle nostre conoscenze e nelle nostre esperienze.
 
Tutto questo fa parte dell’arte di lavorare! Tutto questo ci potrebbe consentire di imparare ad amare il nostro lavoro e di prenderci cura di noi stessi e degli altri anche attraverso il nostro lavoro.