Un gran numero di persone lamentano il fatto di fare un lavoro che non li soddisfa anche perché non è il lavoro che avrebbero voluto fare. 
 
Magari quando erano più giovani avevano altre idee in testa, hanno scelto di fare degli studi per concretizzare questo tipo di idee e poi si sono ritrovati a fare tutt’altro nella vita.
 
Spesso il tutto sembra essere iniziato con la scelta, casuale o forzata, del primo lavoro che ha determinato una catena inesorabile indirizzando la persona in un percorso professionale molto distante da quello immaginato all’inizio in cui la persona si è sentita, progressivamente, intrappolata e pensa di non poterne più uscire.
 
Oppure ci sono persone che, all’inizio della loro vita lavorativa, non avevano la più pallida idea di cosa gli sarebbe piaciuto fare e quindi hanno accettato il primo lavoro che gli è stato offerto ed, anche in questo caso, sembra che poi questo abbia avviato un percorso inesorabile in un settore, un ruolo, etc. che poi, con l’andare del tempo hanno scoperto non era di loro interesse.
 
In sostanza, nella nostra esperienza, ci sembra che tante persone
sbagliano, e spesso continuano a sbagliare, nello scegliere quale lavoro fare
anche se nella realtà, se poi gli si fa le domande giuste, non è così vero che queste persone non hanno le idee chiare su cosa gli piacerebbe fare.
 
Il problema mi sembra che sia che molte persone, rispetto alle scelte di lavoro:
 
  • non si fanno alcune domande chiave per capire quale sia il lavoro più adatto a loro;
  • non si danno alcuni criteri di scelta per stabilire quali sono le vere priorità;
  • non monitorano nel tempo come vanno le cose rischiando di adagiarsi in lavori differenti da quelli immaginati pur di non cambiare.
 
Su quest’ultimo punto mi piace segnalare che diverse ricerche dimostrano che tutti noi abbiamo in media una capacità di tolleranza e di resistenza altissima a stare in luoghi di lavoro che non ci piacciono di gran lunga superiore, ad esempio, rispetto a quello che tolleriamo nelle nostre relazioni personali.
 
Penso che per affrontare bene la questione sia ottimale suddividere il problema in quattro aree:
 
1. cosa vogliamo dal lavoro in generale;
2. che tipo di lavoro vogliamo fare;
3. in che tipo di organizzazione vogliamo lavorare;
4. quali domande ci facciamo e quali criteri utilizziamo per fare la nostra scelta finale.

Cosa vogliamo dal lavoro in generale

Su questo punto, in realtà, la maggior parte delle persone ha le idee chiare e convergenti. In linea generale vogliamo tutti un lavoro che:
 
  • ci faccia sentire che siamo competenti su qualcosa, cioè che siamo bravi a fare qualcosa;
  • ci dia un senso di appartenenza, ad un gruppo, ad un progetto, a dei valori, etc;
  • ci faccia percepire che attraverso il nostro lavoro generiamo un valore aggiunto e diamo un contributo ad uno scopo più ampio;
  • ci dia dei riconoscimenti e delle gratificazioni sia sotto forma di apprezzamenti verbali e pubblici che sotto forma economica.
La questione più curiosa ed interessante è che, pur avendo le idee chiare su quello che vogliamo dal lavoro, la maggior parte delle persone lamenta di fare un lavoro che non soddisfa molti dei requisiti prima menzionati. Ma allora perché? Non ci sono in assoluto lavori che possono soddisfare questi criteri o sbagliamo qualcosa anche noi nello scegliere il lavoro?

Che tipo di lavoro vogliamo fare

Una prima risposta al perché sbagliamo nello scegliere il lavoro credo stia proprio nel fatto che, a differenza del punto precedente, 
la maggior parte delle persone non ha affatto le idee chiare su quali tipo di lavoro potrebbe o vorrebbe fare
in funzione delle proprie competenze, passioni, vincoli, etc. e questo non accade solo ai più giovani (cosa abbastanza comprensibile) ma succede in generale alle persone di ogni età.
 
Quando pongo alle persone questo tipo di domanda nella maggior parte dei casi ricevo risposte confuse o non risposte. I motivi per cui questo accade sono diversi e spesso si sommano tra loro:
 
  • un primo fattore importante è legato alla mancanza di consapevolezza di quali siano le proprie competenze, i propri talenti;
  • un secondo fattore è la mancata conoscenza di quali sono i ruoli organizzativi reali cui si potrebbe aspirare conoscendo anche, in concreto, cosa si fa in quei ruoli, quali attività si svolgono, come è una giornata di lavoro tipo in quei ruoli;
  • un terzo fattore molto comune è un generale stato di insicurezza che spesso paralizza le persone, magari perché hanno avuto esperienze negative, fallimentari pregresse e pensano di non essere capaci o adatte per determinati lavori;
  • un quarto fattore è il fatto che le persone, in realtà, non dedicano tanto tempo a pensare a quale tipo di lavoro vorrebbero e potrebbero fare, parlano e pensano al lavoro in generale e non nello specifico, o si fidano o affidano a persone sbagliate (cioè non competenti) per chiedere consiglio senza una serie riflessione su se stessi.
 
Ci sono, a dire il vero, anche persone che invece hanno le idee molto chiare sul tipo di lavoro che vorrebbero fare. Il rischio, paradossalmente, di queste persone è che avendo le idee molto chiare possono passare tanto tempo a cercare il lavoro dei loro sogni, rinunciando anche ad altre proposte, pur di arrivare dove desiderano. In questo caso il mio personale consiglio è di darsi un tempo per la ricerca del lavoro ideale, trascorso il quale, forse sarebbe meglio allargare un po’ il raggio di azione della ricerca e cercare anche lavori che magari non sono perfettamente in linea con quello dei propri sogni, ma hanno almeno alcune caratteristiche che possono essere sensate con il progetto professionale di lungo periodo che la persona ha in mente (ad esempio possono fornire alcune competenze utili, o possono rafforzare il proprio network utile al progetto, o possono dare un contributo economico per poi finanziare il proprio lavoro futuro, etc.).

In che tipo di organizzazione vogliamo lavorare

Anche questo è un altro dei motivi per cui sbagliamo nello scegliere il lavoro e ci troviamo, alla fine insoddisfatti della scelta che abbiamo fatto. Sono davvero poche, ad esempio, le persone che riflettono con attenzione su quali caratteristiche dovrebbe avere l’organizzazione in cui possono dare il meglio in termini di lavoro
Nessuno di noi è adatto a qualunque tipo di organizzazione. 
C’è chi lavora meglio nel pubblico e chi nel privato. Chi in una piccola organizzazione, chi in una grande. Chi in una organizzazione strutturata e chi in una destrutturata. Chi in una portatrice di certi valori e chi di altri, e così via. Riflettere su questo è molto importante, ma non lo facciamo quasi mai. Ad esempio poche persone colgono l’occasione del colloquio di selezione per capire qualcosa in più dell’azienda in cui potrebbero andare a lavorare e magari, anche una volta assunti, pochi fanno domande per capire meglio la cultura dell’organizzazione e valutare se sia in linea con le proprie aspettative e su come fare a gestire al meglio eventuali distanze.

Quali domande ci facciamo e quali criteri utilizziamo per scegliere il lavoro

Infine è probabile che sbagliamo nelle nostre scelte rispetto al lavoro perché non ci facciamo alcune domande corrette o non stabiliamo i criteri con cui valutare al meglio le proposte che abbiamo.
 
In linea generale, oltre a cercare di fare una serie di domande alla persona che ci sta selezionando, e/o a persone che già lavorano presso l’organizzazione in cui potremmo entrare a far parte, e/o a persone che già fanno il lavoro che potremmo decidere di fare, sarebbe importante fissare alcuni criteri guida, domandandoci questo lavoro che stiamo valutando che tipo di:
 
  • competenze;
  • contenuto del lavoro;
  • prestigio e autorevolezza;
  • compenso economico;
  • qualità dei contatti, a livello di network
 
ci può dare. Il consiglio, quindi, è che il lavoro che stiamo valutando abbia almeno un elemento di forza in uno di questi elementi perché, ai fini del curriculum e di un successivo cambio di lavoro che ci possa portare ad avere un lavoro ancora più in linea con le nostre esigenze, potremo essere in grado di valorizzare l’esperienza proprio in funzione dell’elemento di forza che abbiamo individuato. Quindi, magari scegliamo di fare un lavoro che non è in linea con le nostre aspettative retributive, ma che ci darà accesso ad un network che ci permetterà di cambiare lavoro in un certo lasso di tempo, oppure accetteremo un lavoro perché ci dà la possibilità di apprendere rapidamente nuove competenze in cui vogliamo crescere per poi candidarci in un’azienda a cui miriamo avendo un curriculum più solido in termini di competenze. 
L’unica segnalazione che mi sento di fare è che se la scelta ricade sul compenso economico come fattore determinante occorre fare molta attenzione perché in linea generale, nel lungo periodo,
è ampiamente dimostrato che la soddisfazione lavorativa non ha una correlazione con il livello di retribuzione economica
quindi se si accetta un lavoro solo perché è ben pagato occorre valutare sin da subito quali possono essere degli altri elementi che possono rendere interessante quel lavoro altrimenti è meglio darsi da fare per cercarne un altro che sia più stimolante anche a livello di contenuti, di senso e di valori.
 
So bene che è difficile prendere una decisione quando ci si trova di fronte ad una offerta di lavoro.
Molti giovani sono pieni di sogni, anche dopo aver fatto tanti sacrifici durante gli studi, ma sono anche pieni di dubbi e di timori di non riuscire a trovare un lavoro e magari, proprio sotto la spinta di questa paura accettano la prima proposta che ricevono senza pensarci troppo sopra o, magari, sotto la pressione dei consigli di parenti e amici.
Molte persone che non hanno lavorato da anni, e pensano di non avere grandi possibilità, accettano il primo lavoro che trovano perché pensano di non potersi permettere il “lusso” di scegliere.
Il mercato del lavoro è pieno di offerte di lavoro poco chiare, a volte addirittura fraudolente, e spesso ci si ritrova a fare un colloquio avendo letto un certo annuncio per poi scoprire che il lavoro proposto è completamente diverso da quello dichiarato all’inizio.
Così come accade che si firma un contratto di lavoro e poi le cose cambiano quando si inizia a lavorare.
Sono, indubbiamente, tutte cose possibili, ma è anche vero che sono tanti i casi in cui le persone prendono decisioni sulla propria vita lavorativa in maniera molto frettolosa e senza dedicare tempo ed energie a riflettere su tante cose sulle quali avrebbero possibilità di farlo.
Abbiamo tutti, anche su qualche piccola cosa, il potere di incidere rispetto al nostro “destino” lavorativo. 
E, soprattutto, abbiamo la possibilità di costruire e ricostruire la narrazione del nostro percorso lavorativodefinendo, con sempre maggiore chiarezza e consapevolezza, man mano che andiamo avanti negli anni, le nostre scelte lavorative affinché si possa essere in grado di “unire i puntini” della nostra storia lavorativa dandogli una forma più coerente e più in linea con le nostre aspettative ed i nostri progetti.
“Il vostro lavoro consiste nello scoprire il vostro lavoro per poi dedicarvici con tutto il cuore” (Buddha)