E’ indubbio che il mondo del lavoro si va facendo sempre più complesso e di conseguenza diventa sempre più difficile il rapporto che ognuno di noi ha con il proprio lavoro ed aumentano le sfide da dover affrontare ogni giorno, indipendentemente dall’età lavorativa e dal tipo di professione e di contesto organizzativo.
In tutti i colloqui che facciamo con le persone che chiedono il nostro parere sulla loro situazione lavorativa si trovano tracce evidenti di una o più sfide che le persone dovranno affrontare per riuscire a migliorare il loro rapporto con il lavoro e con il contesto in cui operano.
 
Peraltro 
anche noi di Working room, pur con tutte le competenze di cui parliamo e su cui cerchiamo di tenerci in allenamento in prima persona, ci troviamo a dover affrontare molte delle sfide che il mondo del lavoro pone. 
Il nostro auspicio è che, aumentando la consapevolezza di quali siano queste sfide, e sviluppando anche alcune competenze che possono essere di aiuto per fronteggiarle, ognuno di noi possa riuscire a gestire meglio le incognite, le difficoltà, le incertezze, le frustrazioni che attraversano la nostra quotidianità lavorativa.
 
Elenchiamo, dunque, le dieci sfide che ci sembra siano valide davvero per tutti quelli che lavorano oggi (e che pensiamo saranno attuali anche domani in funzione delle evoluzioni che si stanno vedendo nel mondo del lavoro), e proviamo anche a metterle in una sorta di classifica in funzione di quanto ci sembra che siano comuni tra le persone che incontriamo.

Quindi sul podio della prima posizione ci siamo quasi tutti!

10° posizione: costruire delle buone alleanze

Una delle difficoltà è di riuscire a capire di chi ci si può fidare, su chi si può contare in caso di necessità, chi ci potrebbe essere di aiuto per aprire orizzonti, farci vedere le cose in un’altra prospettiva e permetterci di cogliere nuove opportunità.
Sono tutte forme di alleanza che occorre ricercare e nutrire per riuscire ad affrontare le difficoltà del lavoro e le persone che hanno più problemi sono spesso anche quelle che sono più isolate e solitarie, che si sono chiuse nel loro mondo e non hanno una solida rete su cui contare. Per questo motivo insistiamo molto sulle amicizie nel lavoro, sul networking, sulla capacità di costruire relazioni positive.

9° posizione: capire su cosa investire in termini di sviluppo di nuove competenze

Forse anche in passato valeva la regola che occorre sempre continuare ad investire su nuove competenze per poter essere competitivi nel mondo del lavoro, ma oggi crediamo che questo sia diventato un vero e proprio imperativo perché i cambiamenti sono molto più veloci e tutti noi rischiamo di diventare “obsoleti” indipendentemente dall’età se non siamo capaci di decidere quali nuove competenze sviluppare.
Continuiamo a sentire tante persone che cadono nella trappola di pensare che c’è un tempo per investire (gli studi, l’università, la gavetta dei primi anni di lavoro…) ed un tempo per raccogliere i frutti dei sacrifici. Nella realtà il tempo per investire non finisce mai ed oggi la parte più difficile è anche scegliere su quali competenze puntare in futuro: diventare più bravi nella tecnologia? Nell’inglese? Nelle soft skills? Nei social media?
Il dato di fatto è che ci sono tante posizioni lavorative vacanti, perché non ci sono persone con le competenze che servono, che il mondo sta andando nella direzione di un maggior uso della tecnologia in ogni ambito, che le lingue straniere stanno diventando sempre più importanti in un mondo globalizzato. A noi la sfida di scegliere in che direzione continuare ad investire per il nostro apprendimento!

8° posizione: riuscire a mettersi nei panni degli altri

Quasi tutte le persone sono costrette ad affrontare relazioni difficili nel luogo di lavoro, con il capo, con i colleghi, con i collaboratori, con i Clienti, etc. Difficilmente riusciamo a stare in queste relazioni riuscendo davvero a metterci nei panni dell’altro, cercando di capire le motivazioni e le ragioni degli altri ed accettando che possano essere differenti dalle nostre.
Mettersi nei panni degli altri non vuol soccombere, essere buoni, accettare la volontà altrui: non è un segno di debolezza. Al contrario è un segno di forza perché indica che non siamo spaventati dal dover gestire posizioni, idee, comportamenti diversi dai nostri e che siamo capaci di accogliere anche le ragioni altrui cercando di costruire una relazione in cui ognuno possa avere un suo pezzo di tornaconto (il famoso concetto di “IO vinco, TU vinci). Nella realtà è una sfida molto difficile che richiede tanta pazienza, consapevolezza e determinazione e crediamo davvero che siano davvero poche le persone che possano dirsi immuni da questa sfida.

7° posizione: capire su cosa e come dosare le proprie energie

A rifletterci bene si potrebbe estremizzare dicendo che la maggior parte delle persone si collocano in due distinte categorie: quelli che “lavorano troppo”, e rischiano di esaurirsi per il sovraccarico di attività e pensieri, e quelli che “lavorano troppo poco” e rischiano di esaurirsi per la noia ed il sovraccarico di pensieri ossessivi negativi.
In realtà, per entrambe le categorie la sfida è di riuscire a capire su cosa e come dosare le proprie energie, i primi per ridurre il carico, i secondi per aumentarlo. I primi sono quelli che spesso non sono capaci, ad esempio, di dire dei NO, i secondi sono quelli che rischiano, ad esempio, di disperdersi in mille direzioni diverse senza riuscire a stabilire delle vere priorità. Diventare più consapevole su cosa e come investiamo il nostro tempo e e le nostre energie è il primo passo per evitare di esaurirle!

6° posizione: uscire dalla propria comfort zone

Il nostro cervello è sostanzialmente strutturato in maniera tale da spingerci a ripercorrere gli stessi sentieri, a fare le stesse connessioni, a risparmiare energie mettendo il pilota automatico in tante attività lavorative che compiamo ogni giorno.
Il nostro cervello è amico della “comfort zone” e tende a farci vedere l’uscita da questa zona come un pericolo cui reagire o attaccando o scappando. Entrambe queste reazioni, in realtà, non sono particolarmente funzionali a stare bene nel nostro lavoro. La sfida vera è, innanzitutto, quella di non reagire (e per questo rimandiamo alla posizione numero 5) e poi di riuscire a sperimentare periodicamente, ma costantemente, una uscita dalle proprie routine, abitudini, pensieri ricorrenti, etc. perché il futuro del lavoro di tutti noi sta proprio fuori la nostra “comfort zone”.

5° posizione: riservarsi del tempo per riflettere e pensare al domani

Per tanti motivi diversi il mondo, dentro e fuori del lavoro, sembra spingere tutti noi nella direzione di essere concentrati solo su quello che ci sta accadendo oggi. Nel lavoro rischiamo di concentrarci solo sulle attività strettamente operative, che ci appaiono tutte urgenti ed improrogabili, senza avere la forza di fermarci a riflettere ed a pensare anche a questioni che interessano il futuro, il domani, e non l’oggi. Il paradosso è che tanti problemi che ci tocca affrontare in emergenza nella nostra quotidianità nascono proprio dal fatto che noi, o qualcun altro, non abbiamo investito tempo a pensare, a programmare, a riflettere su opportunità e minacce, a costruire strategie.
Se non vinciamo questo tipo di sfida il rischio per tutti è di soccombere ad una operatività frustrante e piena di tanti piccoli problemi che ci fanno perdere la visione di insieme imparando tutti solo a reagire (la reazione è una azione senza pensiero) invece che ad agire!

4° posizione: sviluppare una buona dose di autoconsapevolezza

In un mondo del lavoro che diventa sempre più complesso tutti noi siamo chiamati a migliorare in maniera significativa la nostra capacità di percepire i nostri stati di animo, le nostre emozioni, i nostri punti di forza e di debolezza, i nostri bisogni e le aspirazioni cui più autenticamente vorremmo tendere.
Senza il riconoscimento di tutti questi elementi diventa sempre più difficile riuscire a gestire le relazioni con gli altri ed a progettare la nostra vita lavorativa ed il rischio è di soccombere a decisioni altrui o agli eventi per come si presentano indebolendo la nostra capacità di gestirli in maniera proattiva.
L’autoconsapevolezza si può sviluppare in tanti modi (meditando, leggendo, dialogando, etc.) ed, ovviamente, è un lavoro incessante che occorrerà sempre mettere in conto di dover fare. Si tratta di un lavoro a tratti faticoso, a volte potrebbe anche spaventarci il doverci mettere di fronte ai nostri sentimenti più autentici, ma è l’unico lavoro che può aiutarci a tenere in mano la nostra vita lavorativa!

3° posizione: mantenere motivazione e positività nonostante i problemi

Quando facciamo colloqui di lavoro, o leggiamo lettere di presentazione, la maggior parte delle persone dichiara di aspirare a lavorare in ambienti stimolanti, positivi perché pensano che siano solo questi gli ambienti che possono permettergli di mantenere alta la propria motivazione. In qualche modo si tratta anche di una modalità di pensiero con cui si rischia di far dipendere la propria motivazione e la propria positività da tutto ciò che è esterno a noi (ambienti, persone, stimoli, decisioni, etc.).
Nella realtà le persone che stanno meglio nel loro lavoro non sono quelle che non hanno problemi, e vivono in ambienti positivi e stimolanti, quanto quelle che riescono proprio a mantenere uno spirito positivo ed una motivazione determinata nonostante i problemi e le difficoltà sia del mondo esterno che di quello interiore. Si tratta di una sfida davvero complessa (ormai siamo sul podio di questa nostra classifica), ma non è impossibile riuscirci e sono diversi i modi che possono venirci in aiuto per farlo.

2° posizione: tollerare incertezza e precarietà

Sinceramente pensiamo che oggi non ci sia quasi più alcun lavoro che non ci espone ad un senso di precarietà e di incertezza. Al di là di fallimenti, chiusure può bastare semplicemente un cambio di proprietà per essere messi alla porta, oppure basta un lieve calo del fatturato o di altri introiti per determinare una veloce riduzione degli organici. E le leggi sul lavoro, che ci piaccia o no, andranno sempre più in questa direzione. Peraltro sta anche aumentando in maniera considerevole il numero dei cosiddetti “freelance”, o più semplicemente lavoratori autonomi o “liberi” professionisti che, di fatto, sono dei veri e propri imprenditori esposti a tutti i rischi del fare impresa.
Essendo un dato di realtà ci sembra che l’unica cosa che sarebbe importante fare è sviluppare la capacità di tollerare queste situazioni di incertezza e di precarietà senza farci investire dall’ansia e dalla preoccupazione. Per fare questo occorre sicuramente vincere la sfida che è al primo posto di questa nostra classifica.

1° posizione: credere autenticamente in sé stessi

Abbiamo il privilegio di poter parlare con persone che, nel rivolgersi a noi, non hanno paura di mostrare i propri sentimenti, dubbi, incertezze, paure. Quando ce le raccontano lo fanno, molto spesso, pensando di essere i soli a provarle e ritenendo che questi sentimenti siano la prova che per loro la vita lavorativa è e sarà difficile. Sono persone che parlano spesso di sé usando espressioni negative, che hanno paura di non valere tanto, di non avere le idee e le capacità giuste e che ricercano costantemente l’approvazione altrui pensando, in questo modo, di riuscire a sostenere la propria autostima.
Ma dal nostro osservatorio il rischio di una bassa autostima si nasconde anche dietro le persone in apparenza più sicure: quelle che sbandierano successi, che dichiarano di poter e saper fare tutto, che prendono decisioni istantanee senza dimostrare alcun dubbio. Quasi sempre anche questi atteggiamenti non sono altro che il tentativo di mascherare le proprie insicurezze indossando proprio una sorta di “maschera” vincente.
Le persone che riescono a credere davvero in se stesse sono quelle che ammettono le loro paure, i loro dubbi e le loro difficoltà e debolezze, ma che si riconoscono la voglia e la capacità di migliorare, di sviluppare nuove competenze, di riuscire ad essere, domani, quello che non sono ancora riusciti ad essere oggi.
 
​In fondo credere in se stessi significa credere soprattutto nella propria capacità di cambiare attraverso il pensiero e l’azione!
Nella nostra esperienza le persone che riescono a stare meglio nel lavoro non sono quelle che non devono affrontare queste sfide, ma sono quelle che riescono a gestire il rapporto con tutte queste sfide, con una certa dose di coraggio!

Quali sono le sfide che ti riguardano più da vicino?
Se hai voglia di condividerle con noi scrivici!