Qual è la tua stella polare?
L’altro giorno mi sono imbattuta in questa domanda mentre vedevo un video e mi è sembrata una domanda potente, semplice, e molto utile in questo momento di crisi e, soprattutto di incertezza, che la maggior parte di noi sta attraversando rispetto al proprio lavoro.
 
D’altra parte è una domanda che merita una risposta meditata, che ci impone di fermarci un attimo, proprio come si deve fermare il viaggiatore che si sente perso, per mare o per terra, e che, trovandosi nell’emisfero nord, ha bisogno di alzare gli occhi al cielo per trovare quella stella polare che, per la sua posizione, indica in maniera abbastanza precisa dove sta il nord e, di conseguenza, permette al viaggiatore di capire la sua posizione e di riprendere il controllo della situazione, non sentendosi più perso, perché potrà definire, mettendo il punto fermo del nord, anche gli altri punti cardinali e quindi la sua stessa collocazione.
 
Allora
mi sembra che la metafora della stella polare possa essere davvero utile in questo momento
ed andrebbe utilizzata sempre, anche per i “viaggiatori” che sono in cerca di una bussola rispetto al loro lavoro, a chi sono oggi, a chi vorranno essere domani, a quale potrebbe essere il loro progetto professionale, quindi la loro destinazione.
Tutti interrogativi che le persone si ponevano di continuo già prima del Covid e che, in questa fase di pandemia, stanno diventando ancora più pressanti, da una parte, e di più difficile risposta dall’altra.
 
E la stella polare, anche conoscendone meglio le sue caratteristiche, forse può venirci in aiuto.
Innanzitutto è bene sapere che:
 
  • si definisce una “stella supergigante variabile” che appartiene alla costellazione dell’orsa minore: e su questo suggerisco di tenere a mente sia l’aggettivo supergigante che variabile per quello che dirò dopo;
  • non è la stella più luminosa che possiamo vedere ad occhio nudo (si posiziona al 48° posto), ma è sempre visibile: e su questo credo importante tenere a mente la questione della visibilità perenne;
  • non è una sola stella, ma un sistema multiplo di stelle: e su questo vale il tema della molteplicità;
  • ha una luminosità variabile, quindi non fissa, con un periodo di luminosità che cambia circa ogni quattro giorni: e su questo vale il tema della variabilità;
  • anche se ci appare sempre nello stesso punto non è fissa e immobile (e peraltro, proprio per questo movimento tra alcuni millenni non sarà più destinata a segnare il nord): e su questo penso utile la suggestione della mobilità.
 
Partendo da queste caratteristiche, che spero abbastanza precise, anche se chiedo in anticipo scusa ad astronomi ed astrofisici, qualora abbia usato parole ed espressioni non perfettamente rigorose dal punto di vista scientifico, quello che penso è che, davvero
dovremmo tutti porci la domanda su quale sia la nostra stella polare, rispetto al lavoro
ed essere in grado di dare una risposta che ci permetta di rimanere più “ancorati” al suolo, più stabili, meno incerti rispetto al nostro futuro e quindi più desiderosi di proseguire nel nostro cammino, sapendo dove siamo ora e dove vogliamo arrivare.
 
Se riprendiamo le caratteristiche della stella polare la nostra risposta dovrebbe:
 
  • contenere più elementi;
  • variare nel tempo (quindi è una domanda che dovremmo porci anche con una certa costanza ed aggiungere e togliere elementi in funzione della nostra evoluzione interna e di quella del contesto esterno);
  • essere qualcosa che riusciamo a tenere sempre a mente (cioè a rendere visibile a noi stessi ogni giorno).
 
Ed infine non dovremmo spaventarci se la risposta non ci viene immediata, e se a volte ci sembra meno chiara (meno luminosa) perché, anche nella realtà, la stella polare, pur essendoci sempre nella volta celeste, richiede del tempo per essere intercettata, si mimetizza tra altre stelle, che sono anche più luminose di lei, ed a volte la sua luce è più debole rispetto a quella di altri giorni in cui la cerchiamo ed osserviamo.

Ma allora cosa può comporre la nostra stella polare nel lavoro?

Ci possono essere tanti elementi:
 
  • alcuni valori in cui crediamo;
  • la nostra mission professionale: la nostra personale risposta al “perché” lavoriamo, a quale contributo positivo vogliamo dare con il nostro lavoro, a quale è il “senso” per noi di lavorare;
  • i nostri desideri e le nostre ambizioni, quindi quello che vorremmo essere, fare, diventare;
  • i nostri obiettivi professionali, quindi quello che vorremmo ottenere (da quanto vorremmo guadagnare, alla posizione che vorremmo raggiungere, alla società per cui vorremmo lavorare, alle competenze che vorremmo sviluppare, etc.);
  • le persone che crediamo abbiano un beneficio positivo dal nostro lavoro (i nostri familiari, i nostri colleghi, i clienti, parte della società, etc.);
  • le persone che credono in noi, nel nostro valore, nelle nostre possibilità;
  • le persone che sono fonte di ispirazione per noi, sia che le conosciamo direttamente che non, ma che, in ogni caso, ci aiutano a trovare un senso in quello che siamo e che facciamo;
  • noi stessi, cioè la fiducia nelle nostre competenze, nella nostra capacità di apprendere e di risollevarci da problemi ed errori, nella nostra volontà, costanza, determinazione.
 
 
Non è detto che la stella polare di ognuno di noi abbia tutti questi elementi, li ho citati solo come spunti su cui riflettere per capire come
costruire la propria, personale, stella polare e darle la giusta visibilità (a noi stessi ed agli altri).
Quello, infatti, che credo importante sia che ognuno:
 
  • abbia una sua stella polare, che rappresenti un ancoraggio sicuro per potersi muovere in un sistema altamente incerto, come quello in cui viviamo ed in cui, temo, saremo destinati a vivere anche in futuro rispetto al nostro lavoro;
  • magari metta anche per iscritto, o sotto forma di immagini, gli elementi che compongono la propria personale stella polare e faccia in modo di poterli avere bene in vista;
  • ripensi, periodicamente, a come si sta muovendo la sua stella polare e se ci sono nuovi elementi che può aggiungere per renderla ancora più “gigante” e quindi più luminosa;
  • si soffermi, ogni giorno, all’inizio o alla fine della propria giornata lavorativa, a ripensare alla propria stella polare per recuperare il senso del proprio agire lavorativo e per riesaminare quello che è accaduto, di positivo o di negativo, nella propria giornata, mettendo il tutto sotto la luce della stella polare per riuscire a dare, forse, un migliore senso ed una migliore valutazione ai fatti, anche prendendo una certa distanza, che la stella polare necessariamente impone.
 
Per mettere a fuoco la propria stella polare un esercizio semplice potrebbe essere quello di scrivere tutto quello che vi viene in mente, pensando a quello che è importante per voi, e magari prendendo a spunto i suggerimenti che ho dato nell’articolo. Dopo aver, letteralmente buttato giù, i primi pensieri, si può fare un lavoro più calmo e ragionato riflettendo su quali sono gli elementi che, nel rileggerli, nero su bianco, vi danno più forza, più energia e vi fanno sentire più a vostro agio. Con questa riflessione potete allora fare ordine tra le cose che avere scritto in prima battuta e selezionare quelle che sono più “luminose” per farle entrare nella vostra personale stella polare.
 
C’è una citazione che mi frulla nella testa, ma di cui non ricordo l’autore che dice qualcosa del tipo:
“bisogna avere i piedi ben piantati in terra e la testa rivolta al cielo”.
Credo che la stella polare ci aiuti in questo e penso che sarebbe molto utile avere la nostra stella come bussola.
Se avete voglia di farci sapere quali sono gli elementi che compongono la vostra stella polare scriveteci a info@workingroom.it e pubblicheremo le risposte sui nostri canali social.
 
 
Questo articolo è dedicato ad Anna e Maria, due donne combattenti e vere stelle polari.