Essere ben consapevole del tuo stile di pensiero può essere molto utile per tre ordini di motivi:
 
  1. Potrai valorizzarlo rispetto agli altri, che siano capi, colleghi, clienti, soci, partner, etc. e quindi renderlo più evidente e fare in modo che gli altri ne riconoscano l’utilità;
  2. Riuscirai più facilmente ad individuare cosa, e soprattutto chi, ti manca per pensare meglio, cioè per riuscire ad elaborare un pensiero più completo, più ricco e quindi, probabilmente, più utile per il tuo lavoro;
  3. Potrai capire meglio cosa succede quando ti sembra che il tuo modo di pensare sia in contrasto con quello di altri, quando pensi di non essere capito dagli altri. In questi casi, infatti, molto spesso all’origine del problema c’è il fatto che si mettono in campo stili di pensiero diversi che, quindi, fanno pensare cose diverse e da questo nasce un apparente conflitto.
Lo stile di pensiero indica, in linea generale, il modo in cui pensiamo ed in particolare quello su cui focalizziamo maggiormente la nostra attenzione nel momento in cui stiamo pensando.
Esistono diversi stili di pensiero e nessuno è migliore o preferibile rispetto agli altri.  
 
Ogni stile ha i suoi vantaggi e le sue lacune, da colmare integrando il risultato del pensiero con quello di altri che hanno uno stile differente.
 
Lo stile di pensiero non ha niente a che vedere con la nostra intelligenza, le nostre competenze, il tipo di attività che facciamo, la tipologia di studi che abbiamo seguito.
Ognuno di noi mette in campo un diverso stile di pensiero e lo fa in maniera sostanzialmente inconscia.
Indica una sorta di predisposizione interna che ha il nostro cervello (anche per fattori genetici e costituzionali) e che poi integra in funzione delle esperienze che facciamo, soprattutto di quelle che hanno a che fare con le relazioni che abbiamo con gli altri.
 
Essere più consapevole del tuo stile di pensiero può essere di grande aiuto nel lavoro e ti permette di collaborare meglio con gli altri.
 
Molto spesso, infatti, le persone con cui scegli di lavorare, o quelle che altri ti assegnano per lavorare, vengono selezionate, da te e/o dagli altri, soprattutto sulla base di quello che fanno, del ruolo che hanno, delle competenze, dei tratti di personalità, etc.
Molto più raramente, sia nelle grandi organizzazioni di lavoro che nelle piccole, uno dei criteri di selezione è lo stile di pensiero che hanno le persone.
 
Sottovalutare questo elemento può portare a due tipi di difficoltà:
 
  • si crea un gruppo di lavoro in cui le persone hanno stili di pensiero molto diversi e quindi tendono a pensarla diversamente e questo spesso genera conflitti, frustrazioni, incomprensioni, invece di generare un pensiero più ricco, perché quelle stesse persone non sono pienamente consapevoli delle loro diversità a livello di stile di pensiero e tendono a considerare il fatto che la pensano diversamente come un problema;
  • si crea un gruppo di lavoro in cui le persone hanno tutte lo stesso stile di pensiero e questo genera inevitabilmente un impoverimento del contenuto dei pensieri perché ogni stile necessariamente ha delle lacune che possono essere compensate solo da stili diversi.
 
Sono stati effettuati diversi studi che consentono di individuare il proprio stile di pensiero e che danno a questo concetto anche diversi livelli di complessità.
Personalmente trovo utile riprendere uno studio ed una sintesi pubblicata sulla Harvard Business Review di cui è possibile trovare, alla fine di questo articolo, il link ed il relativo contenuto complessivo.
 
In sostanza con questo metodo vengono individuati 8 stili diversi di pensiero ottenuti combinando due categorie di elementi:
 
  1. se il tuo orientamento prevalente è verso i dettagli o verso gli aspetti più generali;
  2. se il tuo focus prevalente è su idee/concetti, processi/modalità di fare le cose, attività/compiti da fare o relazioni/persone. 

Per capire se il tuo personale orientamento è più verso i dettagli o verso gli aspetti generali potresti riflettere su alcune di queste domande/situazioni:
 
  • quando devi raccontare un fatto a qualcuno ti soffermi a descrivere ogni particolare o gli fai un inquadramento generale della situazione?
  • quando devi affrontare un nuovo incarico, una nuova attività vuoi conoscere nel dettaglio le cose da fare o ti interessa capire il risultato generale che devi raggiungere?
  • quando fai delle domande a qualcuno chiedi di specificarti tutti i particolari o ti interessa avere una visione di insieme?
 
Per capire, invece, se il tuo personale focus è più verso le idee, i processi, le attività o le relazioni potresti riflettere su alcune di queste domande/situazioni:
 
  • quando stai lavorando su un obiettivo da raggiungere pensi più spesso al risultato finale o al processo attraverso cui devi arrivarci?
  • quando lavori presti più attenzione alle cose che devi fare o alle persone con cui devi collaborare?
  • la tua soddisfazione rispetto ad un lavoro è più legata al modo che hai trovato per raggiungere il risultato o al fatto di aver ottenuto il risultato che ti sei prefisso a prescindere dal modo in cui ci sei riuscito?
  • consideri che il valore del tuo lavoro dipende dal tipo di idee che hai, dal modo in cui lavori, dalle attività che fai o dalle persone con cui collabori?
  • quando hai un problema da risolvere ti focalizzi immediatamente sulle idee di soluzione che puoi avere o inizi immediatamente a fare qualcosa?
  • quando chiedi a qualcuno di esporre un problema chiedi di parlarti delle logiche che hanno determinato il problema, delle persone che sono coinvolte, delle attività che sono state fatte o delle modalità di lavoro che sono state applicate?
 
 
Dopo aver messo a fuoco quale è il tuo orientamento ed il tuo focus prevalente il passo successivo è individuare più specificamente il tuo personale stile di pensiero tra gli otto che vengono fuori dalle diverse combinazioni.
 
In particolare, se il tuo orientamento prevalente è verso l’avere sempre una visione generale dei problemi e delle situazioni, il tuo stile di pensiero potrebbe essere uno di questi quattro:   
 
  1. l’esploratore: ti focalizzi sulle idee che puoi avere per risolvere in maniera creativa ed innovativa i problemi e per affrontare le situazioni (= pensare per te vuol dire elaborare nuove idee);
  2. il pianificatore: ti focalizzi su quale debba essere il processo più efficace da pianificare per affrontare problemi e situazioni (= pensare per te vuol dire costruire piani);
  3. il motivatore: ti focalizzi su come motivare altre persone a fare cose concrete per affrontare i problemi (= pensare per te vuol dire capire come far lavorare altri);
  4. il connettore: ti focalizzi a costruire delle relazioni ed a costruire dei legami con altri per affrontare e risolvere i problemi (=pensare per te vuol dire come creare dei collegamenti). 
 
Se, invece, il tuo orientamento prevalente è verso la costante ricerca di dettagli e particolari sulle varie situazioni/problemi, il tuo stile di pensiero potrebbe essere uno di questi quattro:
 
  1. l’esperto; ti focalizzi su come risolvere tecnicamente i problemi (= pensare per te vuol dire trovare e sperimentare soluzioni tecniche);
  2. l’ottimizzatore: ti focalizzi su come migliorare la produttività e l’efficienza di processi ed attività svolti da te o dagli altri (= pensare per te vuol dire occuparti del miglioramento continuo);
  3. il produttore: ti focalizzi su quali cose concrete e dettagliate fare per affrontare i problemi (=pensare per te vuol dire avviare azioni)
  4. l’allenatore: ti focalizzi su come far sviluppare a singole persone le competenze che servono per risolvere problemi (= pensare per te vuol dire capire come sviluppare il potenziale delle persone). 
Nella realtà dei fatti per sviluppare buoni pensieri rispetto a problemi o situazioni complesse è opportuno rendersi conto che sono necessari tutti gli stili di pensiero perché ognuno da un contributo ed un arricchimento specifico.
Con l’esperienza ognuno di noi può diventare anche bravo a padroneggiare ed alternare diversi stili di pensiero, ma ce ne sarà sempre uno prevalente, a livello inconscio, sugli altri che è quello che si attiva per primo.
 
Mettere a fuoco quale è il tuo stile di pensiero, e quello delle altre persone con cui ti trovi a collaborare, ti può aiutare a:
 
  • spiegare bene quale può essere il tuo contributo di pensiero all’interno di un gruppo, quindi quale è il valore aggiunto che tu puoi dare con il tuo stile di pensiero;
  • capire meglio perché gli altri vedono e pensano cose diverse da te rispetto ad un determinato problema/ situazione;
  • accettare queste diversità di pensiero come il frutto di diversi stili di pensiero ed essere più consapevole di quanto queste diversità siano importanti invece di essere un problema;
  • circondarti volontariamente di persone che hanno uno stile di pensiero diverso dal tuo per essere più sicuro di vedere ben coperti tutti gli aspetti e le prospettive che servono per pensare bene.
La migliore forma di pensiero è quella che nasce dal collegamento di stili di pensiero diversi.
E tu che stile di pensiero hai?

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