Personalmente ritengo che i concetti di stima, rispetto, ed autorevolezza professionale siano intimamente collegati ed abbiano un ruolo essenziale ai fini del nostro livello di soddisfazione rispetto al lavoro.
Se qualcuno ci riconosce autorevolezza professionale vuol dire che ha stima di noi, cioè ci riconosce un valore (la parola stima indica proprio la misura di un valore) e quindi ci rispetta.
 
Se qualcuno non ci rispetta, al di là delle questioni che hanno a che fare con la buona educazione delle persone, potrebbe essere un segnale che non siamo riusciti a far capire il nostro valore e quindi che quella persona non ha una grande stima di noi e non ci considera autorevoli rispetto a quello che facciamo e diciamo.
Avere il rispetto degli altri vuol dire anche essere stimati dagli altri ed essere considerati autorevoli nel nostro lavoro!
E’ anche vero che su questi concetti c’è spesso una grande confusione. Molte persone pensano che per avere il rispetto da parte degli altri bisogna essere particolarmente severi, distanti, rigorosi, oppure, al contrario, essere sempre gentili ed accondiscendenti. C’è chi crede che il rispetto sia qualcosa di automatico che dipende dall’importanza della persona (il capo, il proprietario, etc.). C’è chi confonde l’autorevolezza (cioè la capacità di ottenere attenzione e consenso dagli altri puntando sulle proprie competenze) con l’autorità (cioè l’utilizzo della propria posizione di potere esplicito per ottenere il consenso degli altri).

Stima, rispetto e autorevolezza

Prendendo a riferimento queste tre parole: stima, rispetto, autorevolezza le persone tendono ad appiattire tutto sul concetto di rispetto e si lamentano di non essere rispettate nel loro lavoro.
Una ricerca condotta dalla Harvard University, su un campione composto da 20.000 impiegati in tutto il mondo, attesta che il 54% delle persone dichiara di non sentirsi rispettata dal proprio capo.
Per quanto mi riguarda durante quasi tutti i colloqui di selezione che faccio, quando pongo una domanda del tipo “Cosa deve fare un’azienda per farti stare bene?” o “Quale è il problema principale che hai avuto nel tuo lavoro?”, la risposta che ricevo più frequentemente ha a che fare con il tema del rispetto.
Quando poi chiedo cosa si intende per rispetto, magari chiedendo anche degli esempi vissuti, le persone tendono ad associare il concetto di rispetto con la buona educazione (quindi raccontano di responsabili che usano toni di voce e parole aggressive, di chi non saluta, etc.) mentre sono meno quelle che considerano una mancanza di rispetto il fatto di non essere ascoltate con attenzione dal proprio capo, di non poter vedere accolte le proprie proposte, di dover soddisfare l’attesa di essere sempre disponibili (ad ogni ora, giorno, etc.), di non ricevere mai una parola di apprezzamento, incoraggiamento o feedback.
 
Sono davvero poche, quindi, le persone che:
 
  • vedono con chiarezza tutti i legami che esistono tra il rispetto, la stima e l’autorevolezza professionale;
  • riconoscono che il rispetto è qualcosa che si riceve dagli altri, ma sono anche consapevoli che ognuno, con i propri comportamenti, contribuisce ogni giorno a rafforzare o indebolire il rispetto che ottiene dagli altri;
  • si mettono in discussione, quando non si sentono rispettati, evitando di fermarsi solo ad accusare gli altri di mancanza di educazione;
  • si pongono costantemente l’obiettivo di dare il proprio contributo per aumentare il senso di rispetto nei luoghi di lavoro al fine di darlo e di riceverlo dagli altri.


Ovviamente, prima di andare avanti, preciso che non affronto in questa sede il tema degli abusi, ad esempio di tipo sessuale, o delle discriminazioni di età, genere, o razziali, che sono delle forme di grave mancanza di rispetto anche nei luoghi di lavoro.
Non lo faccio non perché il tema non sia rilevante (e sono situazioni molto più frequenti di quanto non lo si riconosca) ed assolutamente da perseguire, ma più semplicemente perché mi preme evidenziare, in maniera positiva, che 
 
ogni persona, indipendentemente dalla età, dal tipo di lavoro, dal contesto, può mettere in campo dei comportamenti concreti per cercare di aumentare il senso di rispetto ed il riconoscimento di autorevolezza e di stima che gli altri hanno nei suoi confronti.
Peraltro, se ci soffermiamo a pensarci bene, penso che sia capitato a tutti di ricordare, ad esempio, un bidello a scuola rispettato da tutti, oppure un impiegato giovane ben stimato da tutti così come ci sarà capitato di vedere un capo, apparentemente rispettato, ma irriso dietro le spalle perché troppo arrogante, oppure un preside di scuola temuto per il suo potere, ma considerato assolutamente incompetente.
 
Ci sono una lunga serie di comportamenti, di piccoli e grandi gesti, di attenzioni che possiamo mettere in campo per guadagnare e mantenere rispetto e stima, umana e professionale, da parte degli altri.
Trattare gli altri con rispetto è una delle prime responsabilità dei capi, ma è anche una responsabilità ed una possibilità che ognuno di noi ha nei confronti degli altri.
Il senso di rispetto e di stima aumenterà nei luoghi di lavoro se ognuno si assumerà la responsabilità di dare il proprio contributo!

Come fare in modo che gli altri riconoscano la nostra autorevolezza

Se vuoi fare in modo che gli altri ti trattino con maggiore rispetto, e quindi abbiano più stima di te e ti riconoscano una buona autorevolezza personale e professionale, ti suggerisco di:
 
  • dimostrare una passione autentica per il lavoro che fai;
  • fare bene il tuo lavoro ed essere sicuro di aver chiarito le aspettative rispetto ai tempi, ai modi, ai contenuti, alle priorità, etc.;
  • prevenire eventuali ritardi gestendo bene le scadenze;
  • far capire che sei seriamente attento alla crescita delle tue competenze;
  • riconoscere pubblicamente il contributo che gli altri danno al tuo lavoro;
  • non crearti dei facili alibi quando non vuoi o non puoi fare qualcosa che ti chiedono altri (alibi del tipo: “me lo ha detto il capo”) e non nasconderti dietro gli altri (“è colpa sua…” “io non c’entro nulla”, “io non c’ero”);
  • ammettere chiaramente i tuoi errori invece di negarli o di trovare scuse;
  • avere il coraggio di esprimere la tua opinione e di dire anche dei “no”;
  • fare domande e non dare nulla per scontato;
  • capire quando chiedere aiuto ed essere disponibile anche ad offrire il tuo aiuto agli altri;
  • dimostrare spirito di iniziativa;
  • rispettare il punto di vista degli altri e prestare attenzione quando parlano;
  • non dire mai “questo non è affar mio”, ma aiutare a trovare una soluzione positiva;
  • facilitare le relazioni tra le persone;
  • evitare gossip e non fare il doppio gioco nelle relazioni;
  • non assumere un atteggiamento lamentoso o vittimistico;
  • affrontare i problemi alla luce del sole invece di scansarli;
  • avere delle buone relazioni con altre persone che sono degne di rispetto nel tuo luogo di lavoro;
  • non abusare del tempo degli altri;
  • stabilire dei confini tra la tua vita personale e quella lavorativa, dimostrando però anche di avere del buon senso quando è necessaria una qualche flessibilità;
  • avere frequentemente dei piccoli gesti di gentilezza nei confronti degli altri.
 
E’ evidente che il rispetto passa anche dalla buona educazione, ma può voler dire molto di più se mettiamo tutti in campo questo tipo di comportamenti perché ottenere un rispetto che vada oltre l’essere trattatati in maniera educata vuol dire aumentare la probabilità di essere riconosciuti e stimati dagli altri, con effetti positivi per la nostra soddisfazione e la nostra carriera.
“Il rispetto è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona” (Annie Gottlieb)