Uno dei problemi che più frequentemente le persone dichiarano è la difficoltà a valorizzarsi. Molti ci dicono frasi del tipo: “in un colloquio non riesco a vendermi bene”, oppure “non riesco a far capire al mio capo tutto quello che potrei fare”, oppure “non ho avuto il coraggio di chiedere la promozione che penso di meritare”, oppure “non sono capace di parlare bene di me”.


Nella maggior parte dei casi ci sono sempre altre due caratteristiche che accomunano queste persone:
a) avrebbero tutte una gran voglia di essere capaci di valorizzarsi;
b) pensano, o temono, che non avendo questa capacità abbiano già perso in passato, o possano perdere in futuro, delle opportunità importanti per il loro lavoro.
 
Sono persone che rischiano di essere destinate ad accumulare nel tempo una certa delusione, o frustrazione, o rabbia perché vedono sfumare opportunità, o magari passare avanti a loro persone che hanno capacità e qualità inferiori e che, però, sono state più brave a valorizzarsi o a “vendersi” dal momento che è questo il verbo più frequentemente usato. Come cercherò di spiegare, in molti casi è proprio l’utilizzo del verbo “vendersi” che ci fa cadere in una trappola da cui è difficile uscire se vogliamo davvero valorizzarci.
Valorizzarci nel nostro lavoro vuol dire riuscire a far capire agli altri che abbiamo delle competenze, delle capacità, delle qualità positive che possono aiutare gli altri a risolvere dei loro problemi.
Non vuol dire essere perfetti, eccellenti, capaci di fare tutto, ma più semplicemente essere capaci di poter dare un contributo, un valore positivo attraverso il nostro lavoro, il nostro impegno, la nostra intelligenza, la nostra attenzione, la nostra partecipazione.
 
Quando le persone dichiarano di fare fatica a valorizzarsi sarebbe opportuno scomporre il problema in alcune sotto casistiche possibili che in molti casi nascondono anche alcune convinzioni errate e che ci auto sabotano rispetto alla nostra capacità di valorizzarci:

Insicurezza

In alcuni casi le persone che dichiarano di non riuscire a valorizzarsi sono le prime a non essere consapevoli del loro valore,  sono insicure rispetto a quali siano le loro competenze più forti. In questi casi è necessario prima riuscire ad analizzare le proprie competenze per poi capire come poterle raccontare e valorizzare agli occhi degli altri. “Se non siamo noi i primi a crederci come potremo convincere il resto del mondo?”

Eccesso di sicurezza

Al contrario di quanto detto in precedenza ci sono persone che sono talmente sicure di essere brave, competenti, impegnate, che ritengono che debba essere più che sufficiente il proprio lavoro ed il proprio impegno per valorizzarle. In questo caso la frase tipica è “il mio lavoro parla per me”, oppure “il mio CV parla per me”. Ritengono che il loro valore sia sotto gli occhi di tutti, che tutti debbano vederlo, che sia impossibile non accorgersene e quindi che non ci sia nulla da chiedere, sarebbe quasi un’ingiustizia doverlo fare! Alcune di queste persone aspettano spesso che ci sia una sorta di atto magico in cui qualcuno li venga a prendere e li promuova senza che loro abbiano chiesto nulla.

Il disagio della "vendita"

Per molte persone doversi valorizzare significa doversi mettere in mostra, in vendita, farsi vedere, farsi notare ed in tutti questi casi la connotazione è di tipo negativo, ci si sente degli oggetti da esibire e ci si sente, forse, anche in una posizione di sudditanza rispetto all’ipotetico “compratore” che quasi ci fa un favore a scegliere proprio noi tra tanti altri. Peraltro è anche vero che è una pratica che diverse persone compiono e che eticamente è, a mio personale parere, assolutamente deprecabile sia per chi la propone che per chi la accetta. Ma al di là di questi estremi penso che ognuno dovrebbe assolutamente evitare di cadere nella trappola di pensare che valorizzare le proprie competenze significhi vendersi come persona, ma dovremmo tutti cercare di alleggerire questo concetto pensando che parliamo, innanzitutto, di singole competenze e non dell’intera persona e poi che se anche le nostre competenze non andassero bene per una determinata circostanza questo non implica nulla in termini di valutazione rispetto alla nostra persona.

Mettersi in un posizionamento asimmetrico

Molte persone, quando pensano di dover far capire agli altri il proprio valore, rischiano di mettersi in un posizionamento asimmetrico, in cui la persona che dovrà riconoscere il valore è sopra, e la persona che lo richiede è sotto. Questo tipo di asimmetria genera, inevitabilmente, uno squilibrio emotivo che rischia di portare, più o meno consapevolmente, la persona ad utilizzare un linguaggio, verbale e non verbale, che non sarà particolarmente incisivo e brillante in termini di valorizzazione. E’ la posizione di chiedere un favore, una concessione, mentre nel valorizzarci noi cerchiamo di scambiare delle nostre competenze che possono essere di aiuto all’altra persona e quindi produciamo un valore per un’altra persona.

Il dare per scontato il significato di VALORE

Nella maggior parte dei casi il vero problema che ci impedisce di valorizzarci al meglio è che non ci soffermiamo abbastanza a riflettere su cosa significa valore.
Per iniziare a valorizzarci il primo elemento da non dare per scontato è proprio cosa si intende per valore.
Sembra una cosa ovvia, ma non lo è.
Quello che è valore per una persona può non esserlo per un’altra e provo a fare qualche esempio:
  • Io posso pensare che sia un valore che riesca con il mio lavoro a far risparmiare soldi alla mia azienda, mentre per il mio capo potrebbe essere più importante, e quindi più di valore, il fatto che io riesca a garantire la massima qualità del prodotto anche ad un costo più elevato;
  • io posso pensare che sia valore che riesca a fare il mio lavoro con la massima accuratezza possibile, a costo di metterci più tempo del previsto, mentre per il mio capo il rispetto delle tempistiche potrebbe essere più di valore della precisione.
 
Sono solo due esempi, anche un po’ provocatori, che hanno il solo scopo di far capire che il valore del nostro lavoro è un qualcosa che non è un dato di per sé, ma si costruisce nella relazione con l’altro ed è anche un elemento in costante movimento ed evoluzione.
Tutti abbiamo delle competenze, delle attitudini, delle qualità, delle capacità, delle conoscenze, dei talenti
Il primo passo è scoprirli ed esserne consapevoli.

Il secondo passo è capire cosa possiamo farne, cioè che tipi di valore possiamo generare con questi elementi, che tipi di problemi possiamo risolvere per essere di aiuto agli altri.

Il terzo passo è trovare le parole giuste per spiegare con chiarezza le nostre competenze e capacità agli altri in modo da fargli capire i problemi che possiamo aiutare a risolvere. Se poi ci riteniamo davvero poco capaci a spiegare ed abbiamo la possibilità di far vedere in concreto con una prova, meglio proporre di fare una prova pratica, cioè far vedere invece di parlare.

Il quarto passo è dialogare con gli altri per costruire insieme il valore finale cui contribuiremo anche con le nostre competenze non dando mai per scontato che quello che per noi è il valore del nostro lavoro lo sia anche per gli altri.


Valorizzarsi è l’unica opportunità che abbiamo per mettere in campo, con umiltà, ma anche con convinzione e con passione le nostre competenze e per dare un contributo positivo agli altri con il nostro lavoro.
Valorizzarci è anche un modo per uscire allo scoperto e per non correre un rischio su cui ci mette in guardia una bella frase di Michelle Obama che dice:
 
“Se non esci allo scoperto e fai capire chiaramente chi sei, saranno istantaneamente gli altri a definirti in maniera approssimativa e ingiusta”.
Valorizzarci, far capire chi siamo, cosa desideriamo, cosa possiamo fare per noi stessi e per gli altri è una competenza che possiamo sviluppare tutti e per cui può valere davvero la pena impegnarsi per il benessere del nostro lavoro.