Personalmente uno dei modi per “alleggerire” i miei pensieri, ed allo stesso tempo per avere delle “intuizioni” su modi diversi di vedere il mondo è quello di leggere delle poesie.
 
Una delle poetesse che ammiro di più, per la sua capacità di dire cose molte serie e di grande riflessione, in maniera ironica, a volte irriverente, ma sempre molto suggestiva e perspicace è Wislava Szymborska, premio Nobel per la letteratura, che spesso cito nei miei articoli.
Penso che in questo momento della nostra vita, sia lavorativa che personale, attraversata dalle difficoltà che questa lunga pandemia ci sta creando, possano essere di ispirazione, per motivi diversi, tre sue poesie che mi sento di dedicare sia alle donne che agli uomini.

Ritratto di donna

La prima poesia è “Ritratto di donna”, e penso che abbia degli spunti sia per le donne, su come si vedono e come vivono, e sia per gli uomini, per come le guardano e le trattano.
 
 
Ritratto di donna
 
Deve essere a scelta.
Cambiare, purchè niente cambi.
E’ facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un’ottima consigliera.
Debole, ma ce la farà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a cosa serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco ed un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è interstardita.
Nel bene, nel male, e per l’amor del cielo.
 
(traduzione Pietro Marchesani- Tratto dalla raccolta “Grande Numero”, libri Scheiwiller)

Possibilità

La seconda poesia è intitolata “Possibilità” e personalmente mi spinge a ricordarmi che tutti noi abbiamo la possibilità, e forse anche la responsabilità, di capire quello che ci piace, quello che preferiamo, quello che ci interessa, quello che ci differenzia dagli altri. Avendo anche il coraggio di dire tutto questo, prima di tutto a noi stessi (esserne quindi consapevoli) e poi agli altri, siano essi i nostri partner, i nostri datori di lavoro, i nostri colleghi, anche per cercare di portare avanti quello che preferiamo così da aumentare la nostra soddisfazione e rispettare la nostra identità.
 
 
Possibilità
 
Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens e Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente
a me che ama l’umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l’intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlare d’altro con i medici.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti,
che non mi promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine.
Preferisco le favole di Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari, perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccar ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco considerare persino la possibilità
che l’essere abbia una sua ragione.
 
(traduzione Pietro Marchesani- Tratto dalla raccolta “Gente sul ponte”, libri Scheiwiller)

Disattenzione

La terza poesia è intitolata “Disattenzione” e penso che ci solleciti tutti a non “sprecare” le nostre giornate perdendo di vista quello che è importante, che non è scontato, che ci dovrebbe generare stupore, riflessione, attenzione. Oggi più che mai, anche per stanchezza, corriamo tutti il rischio di far passare la giornata, sia lavorativa che non, senza quasi accorgerci di quello che abbiamo intorno, sia esso bello o brutto, ma che può, in ogni caso, sollecitarci ad una vita più “attiva” e “attenta” verso noi stessi e verso gli altri.
 
 
Disattenzione
 
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
domande,
senza stupirmi di niente.
 
Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto dovuto.
 
Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
 
Il mondo avrebbe potuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
 
Nessun come e perché-
e da dove è saltato fuori uno così-
e a che gli servono tanti dettagli in
movimento.
 
Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone mi è mancato).
 
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter
d’occhio.
 
Su un tavolo più giovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.
 
Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
 
La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
 
E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
 
Il savoir-faire cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
 
(traduzione Pietro Marchesani- Tratto dalla raccolta “Due punti”, Adelphi)