Simon Sinek è uno degli oratori più apprezzati a livello internazionale sul tema della leadership. I suoi studi ed i suoi insegnamenti cercano di spiegare perché alcune persone (leader) ed alcune organizzazioni (siano esse piccole o grandi, pubbliche o private) sono più innovative, autorevoli, longeve e profittevoli di altre. Il suo obiettivo, dunque, è capire cosa determina il loro successo.
 
Secondo Sinek il denominatore comune alla base del successo è la capacità di queste persone e di queste organizzazioni di agire partendo da un ideale profondo, un “perché” che sta sempre alla base di quello che fanno e che riescono anche a comunicare chiaramente agli altri (collaboratori, clienti, colleghi, amici, parenti, etc.) così da ottenere anche il giusto e necessario supporto.
 
Tutto il lavoro di Sinek, racchiuso in un libro dal titolo  "Partire dal Perché" (in originale "Start with why", edito da Franco Angeli), è da sempre orientato a ispirare persone ed aziende che vogliono conquistare una posizione di leadership ed a tal fine il libro è pieno di esempi, molti dei quali ampiamente noti (dalla Apple a Martin Luther King), che possono essere di ispirazione.
 
Ma il motivo per cui questo libro ha suscitato il mio interesse è in parte diverso.
Sono grata a questo libro perché penso che trovare il “perché”, trovare la propria motivazione, nella vita e nel lavoro, sia uno dei percorsi più difficili, affascinanti ed utili per tutte le persone, indipendentemente dall’obiettivo di diventare o meno un leader, dal tipo di lavoro che si fa, dal sistema economico in cui si opera. 
Trovare il proprio “perché” è una sfida per tutti e può fare davvero la differenza tra noi e gli altri qualunque sia il nostro lavoro. 

Partire dal perchè

Ognuno di noi, se riesce a trovare il suo personale “perché” da cui partire, se riesce a capire quello su cui davvero può puntare per fare la differenza, per esaltare la propria personalità, interessi, capacità, desideri, può avere un lavoro ed una vita più soddisfacenti.
Non occorre essere un leader, un manager, un imprenditore. Occorre porsi l’obiettivo di fare un lavoro che abbia dentro un nostro ideale, i nostri valori, quello in cui crediamo profondamente e che ci fa venire voglia di fare qualcosa che sia utile, che abbia un valore per noi stessi e per gli altri, che ci faccia sentire motivati e realizzati. Ognuno di noi ce l'ha: occorre trovarlo, e per poi partire dal perchè.
 
Il libro di Simon Sinek può aiutarci in questo ed è uno dei tanti esempi di libri che sono apparentemente indirizzati a manager ed aziende e che, invece, possono essere molto utili per tutti se non ci lasciamo depistare dal linguaggio aziendale.
 
Le tre cose, in particolare, per cui sono grata a questo libro sono:
 
1. Ci aiuta a capire la differenza tra avere successo e sentirsi realizzati
Scrive Sinek: “Non è difficile disegnare un percorso per raggiungere un obiettivo, ma stabilire un percorso per raggiungere una sensazione sfuggente come quella che si prova quando ci si sente pienamente realizzati è molto più complicato. Nel mio gergo, si raggiungono dei risultati quando si sa che cosa si vuole, lo si persegue e lo si ottiene. Ci si sente realizzati quando si sa con chiarezza perché lo si vuole”.
E’ molto facile dire “cosa” facciamo, è molto più difficile dire “perché” lo facciamo. E se il nostro “perché” è debole, se non ne siamo intimamente convinti il rischio che corriamo è di depotenziare enormemente quello che facciamo e di non trovare altri che possano “credere” in noi perché, in fondo, siamo noi i primi a non crederci.
Ti propongo un piccolo esempio per capire la differenza tra il “cosa” ed il “perché” che prendo da una situazione molto distante da quelle lavorative.
Come ti senti se il tuo compagno/a ti dice che “ti ama” (quindi ti dice “cosa fa”) o se, invece, ti dice “perché ti ama”?
Probabilmente il perché ti aiuta a capire meglio cosa lui/lei apprezza di te e ti sentirai unica, più riconosciuta, apprezzata, proverai una sensazione di maggiore benessere e tranquillità, avrai più fiducia rispetto al suo amore per te.
 
 
2. Ci suggerisce in che direzione guardare per trovare il nostro “perché”
Scrive Sinek: “Un perché non nasce guardando avanti, verso l’obiettivo che si intende raggiungere, e cercando di escogitare una strategia adatta per arrivarci. Non trae origine dalle ricerche di mercato. Non è frutto di interviste a tappeto con i consumatori, né tanto meno con i dipendenti. Nasce guardando nella direzione completamente opposta. Trovare il perché è un processo di scoperta, non di invenzione…. Il perché di ogni individuo e di ogni organizzazione proviene sempre dal passato... E’ figlio del percorso di crescita e delle esperienze di una persona o di un piccolo gruppo di persone”.
Domandiamoci quello che ci piaceva fare di più sin da piccoli. Quali sono i valori, gli ideali che ci fanno stare bene. Ricordiamoci quello che ci ha fatto rimanere svegli fino a tardi pur di riuscire ad ottenerlo o completarlo.
 
 
3. Ci mette in guardia sulle trappole che troveremo lungo il cammino
Scrive Sinek: “Riuscire a scorgere chiaramente il proprio perché, curiosamente, non è la parte più difficile. La vera difficoltà consiste nell’avere la costanza di fidarsi del proprio istinto, nel mantenersi fedeli al proprio scopo, alla propria causa o al proprio ideale”.
Per fortuna chi sa con chiarezza perché lavora è meno incline ad arrendersi dopo i primi errori, è più resiliente ed è capace di mantenere il suo orientamento al risultato trovando anche validi alleati lungo il suo cammino.
 

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