Per rispondere a questa domanda prova a fare un velocissimo test che ho tratto dal libro “Cambia il cervello, cambia la vita” (Vallardi editore) scritto da Estanislao Bachrach, uno dei maggiori esperti mondiali di neuroscienze.
 
Ci sono due gruppi di affermazioni: prova, per ogni affermazione che leggi, a dire se, pensando a te stesso, sei d’accordo o meno su quello che è scritto.
 
 
Primo gruppo di affermazioni
 
  1. La mia intelligenza è qualcosa di molto elementare che non può cambiare più di tanto.
  2. Posso imparare cose nuove, ma non posso cambiare il mio livello di intelligenza.
  3. Non importa quanto sono intelligente, posso sempre cambiare un po’.
  4. Posso sempre cambiare in maniera sostanziale il mio livello di intelligenza.
 
 
Secondo gruppo di affermazioni
 
  1. Sono un certo tipo di persona e non posso fare molto per cambiare.
  2. Non importa che tipo di persona sono, posso sempre cambiare in maniera sostanziale.
  3. Posso fare molte cose in modo diverso, ma gli aspetti importanti di ciò che sono non possono essere cambiati.
  4. Posso cambiare persino le cose più basilari e fondamentali che mi hanno caratterizzato fino ad oggi.
 
Prima di darti qualche interpretazione rispetto alle possibili risposte che hai dato ti faccio qualche altra domanda.
 
  • Pensi che le qualità di una persona dipendono da fattori genetici immodificabili oppure dall’ambiente, dalle esperienze e dagli sforzi che una persona compie nel corso della sua vita?
  • In sostanza si nasce o si diventa in un certo modo?
  • Il carattere è fisso o può cambiare?
 
Tornando al test iniziale se sei d’accordo con le affermazioni 1, 2, 5 e 7 vuol dire che credi che il cervello sia immutabile, mentre se sei d’accordo con le affermazioni 3, 4. 6 e 8 pensi, al contrario, di poterlo cambiare. Significa, in sostanza, avere una mentalità fissa nel primo caso o una mentalità di crescita nel secondo.
 
In passato la tendenza prevalente era di pensare che il nostro cervello fosse immutabile, ma le neuroscienze stanno dimostrando con sempre maggiore forza e chiarezza che è vero il contrario.
 
Ognuno di noi ha un potenziale celebrale molto più esteso di quello che in realtà utilizziamo e, grazie a questo potenziale, ognuno di noi può riuscire a cambiare in maniera significativa sviluppando nuovi talenti, abilità, competenze, comportamenti.
Quello che pensiamo di noi stessi influenza in maniera significativa il modo in cui viviamo e solo se siamo davvero convinti di poter cambiare riusciremo a farlo per indirizzare la nostra vita in una direzione anche diversa da quella verso cui la sorte ci ha destinati.
Dico questo perché, anche nella mia esperienza, quello che mi accade spesso di constatare è che, a livello teorico, molte persone dichiarano di credere nel cambiamento, ma quando si tratta di applicarlo a se stessi, soprattutto se si trovano in un momento di difficoltà (perché hanno ricevuto delle critiche, dei feedback negativi, hanno fatto degli errori o non stanno riuscendo ad ottenere quello che vogliono) allora prevale nella realtà lo sconforto e l’idea che non riusciranno a cambiare con frasi del tipo “sono fatto così”, “questo è il mio carattere”, “non sono mai stato capace”, “non sono portato”.

Secondo Bachrach molti studi dimostrano che, in realtà
le persone che credono di essere ciò che gli è toccato in sorte per via genetica e che il loro cervello sia immodificabile, non sono brave a valutare le proprie abilità rischiando, soprattutto, di amplificare i lati deboli e di minimizzare i punti di forza.
Sono, inoltre, persone che tendono a sovrapporre totalmente quello che fanno con la propria identità, quindi, ad esempio, se falliscono in qualcosa si ritengono un fallimento.
 
Le persone che ritengono di non poter sviluppare la propria intelligenza e di non poter cambiare sono tendenzialmente guidate dal desiderio di dover sembrare intelligenti ed hanno più paura del giudizio altrui, delle critiche e di essere scoperti come “meno intelligenti” e capaci. Per questo motivo tenderanno anche a mettersi più facilmente sulla difensiva, evitando le sfide o arrendendosi rapidamente con il pensiero che non ce la faranno mai a cambiare. Di conseguenza nel corso della vita otterranno molti meno cambiamenti di quelli che il potenziale celebrale renderebbe possibili.
 
Le persone che, al contrario, pensano davvero di poter sviluppare la propria intelligenza sono spinte da un forte desiderio di imparare, tendono ad accettare sempre nuove sfide, a ispirarsi ai successi altrui, a vedere le critiche, le difficoltà ed i fallimenti come passaggi necessari per l’apprendimento ed il cambiamento.

Molti di noi vivono con il desiderio di cambiare degli aspetti di noi stessi che non ci fanno stare bene, ma poi ci arrendiamo, ci fermiamo, ci colpevolizziamo perché non riusciamo a cambiare. Pensiamo di avere una mentalità di crescita, ma al fondo abbiamo una mentalità fissa, soprattutto nei confronti di noi stessi.
Secondo le neuroscienze tanta parte di responsabilità sta nelle convinzioni profonde che abbiamo rispetto alla nostra possibilità di cambiare e nella volontà di mettere in conto che il cambiamento è anche un processo fatto di conflitti, di paure, di disagio, di perdita, di coraggio, di resilienza.

Il nostro cervello è una macchina complessa, affascinante e piena di potenzialità e può esserci di grande aiuto, o di ostacolo, nel realizzare i cambiamenti che desideriamo. Conoscere come funziona, e capire quello che possiamo fare per averlo come nostro alleato, può essere molto utile per apprendere, cambiare e migliorare la qualità della nostra vita personale e professionale.
 
Per chi avesse voglia di conoscere meglio come funziona il nostro cervello suggerisco la lettura, oltre del libro di Bachrach, anche dei libri: “Il cervello. Istruzioni per l’uso” di John Medina (Bollati Boringhieri) e “Cosa rende felice il tuo cervello” di David DiSalvo (Bollati Boringhieri).
 
“Per me il mondo non si divide in deboli e forti, vincenti o perdenti, ma in chi apprende e chi non apprende” (Benjamin Barber)