Molte persone che ci scrivono dichiarano di essere confuse rispetto alle proprie competenze e desideri rispetto al lavoro.
In sostanza non sanno rispondere con sufficiente sicurezza a tre possibili domande:
  • Cosa so fare bene?
  • Cosa voglio fare, o cosa mi piacerebbe fare, nel mio lavoro?
  • Cosa non va in concreto nel mio lavoro e cosa potrei fare per migliorare la situazione?
E’ un tipo di problema che riguarda, trasversalmente, giovani e meno giovani, occupati e disoccupati, persone con vite lavorative problematiche e persone con carriere brillanti.
Ed è il problema all’origine della preoccupazione, o della insoddisfazione, di tante persone rispetto al tema del lavoro.
 
Rispetto a queste tre domande, sono soprattutto la seconda e la terza quelle che generano più problemi nelle persone che provano una, o più, di queste sensazioni che fanno scattare affermazioni di questo tipo:
 
  • “ormai il mio destino lavorativo è tracciato e non mi posso permettere il lusso di pensare a quello che mi piace, ma devo solo pensare a lavorare, anche se non mi piace il lavoro che faccio”;
  • “mi piacciono troppe cose diverse e non sono capace di scegliere”;
  • “quello che mi piace non mi darebbe da vivere, quindi devo adattarmi a fare un lavoro che non mi piace”;
  • “non ho la più pallida idea di come potrei fare a capire quello che mi può piacere rispetto al lavoro”;
  • “non so capire bene cosa non funziona nel lavoro, so solo che non mi piace quello che faccio”;
  • “all’inizio non ho scelto io che tipo di lavoro fare, mi ci sono trovato, ed ora è tardi per cambiare”;
  • “non posso più tornare indietro, devo accettare quello che sono e quello che ho perché le persone non cambiano”;
  • “di questi tempi uno non si può permettere di pensare a fare un lavoro che piace, ma solo a fare un lavoro che trova”;
  • “ho fatto tanti errori, ma ormai non posso tornare indietro e devo accettare le conseguenze”.
Pensando a queste situazioni
un esercizio che suggerisco di fare è quello di provare a “tornare indietro”
che non ha niente a che fare con rivangare rimorsi o rimpianti, ma più semplicemente riconoscersi la libertà, anche un po’ giocosa, di poter fare una sorta di capriola all’indietro e di ripensare a cosa si farebbe oggi, di diverso, rispetto al passato sulla base degli apprendimenti che la vita ci ha dato.
 
Personalmente non credo tanto che davvero tutti noi rifaremmo esattamente tutte le scelte che abbiamo compiuto nei diversi anni.
 
Non si tratta, credo, di una questione di coerenza con se stessi o di autenticità, ma più semplicemente del fatto che la vita ci insegna tante cose, anche attraverso gli errori che commettiamo, o le cose che capiamo con il famoso “senno di poi”, e quindi mi sembra normale che, se potessimo rivolgerci all’indietro, ed utilizzare quello che la vita ci ha insegnato, probabilmente alcune cose le faremmo diversamente.
 
Suggerisco di fare questo esercizio, quindi, non per biasimarsi rispetto ad errori fatti, al contrario per rintracciare, attraverso una più chiara consapevolezza degli apprendimenti che la vita ci ha generato, quello che ancora possiamo fare rispetto al nostro lavoro per cercare di cambiare alcune cose in una maniera più positiva per noi.
 
Potrebbe non essere un esercizio valido per tutti, e come sempre dipende da come lo si fa, ma se condotto con una certa attenzione e concentrazione potrebbe offrire qualche spunto inaspettato di riflessione per aiutarci a rispondere alle domande che ho posto all’inizio dell’articolo.

L'esempio della storia di Elisa

Provo a lasciare una traccia di questo esercizio raccontando la storia di una professoressa di storia quarantenne, Elisa, madre di due figli che ha fatto questo percorso con noi in una sessione di consulenza individuale.
Elisa vive in una grande città, ha fatto degli studi universitari brillanti, è separata, è insoddisfatta del suo lavoro di insegnante di liceo sia per l’ambiente in cui lavora, sia per lo stipendio che le rende difficile mantenere i suoi due figli. Ha scelto di fare l’insegnante perché i suoi genitori l’hanno spinta verso un posto pubblico e conciliabile con l’idea di una famiglia.
Soffre da tempo di insonnia e di forti emicranie, cerca di fare al meglio il suo lavoro, ma si rende conto che ha sempre meno pazienza con i suoi studenti ed è preoccupata anche perché sa che le mancano ancora tanti anni prima di raggiungere la pensione. Teme di non reggere più questa situazione, ma non ha la più pallida idea di cosa potrebbe fare di diverso ed ha paura di non avere alternative, se non, magari, quella di poter cambiare scuola per trovare un preside medio “odioso e incompetente”.
 
Ecco cosa ci ha detto Elisa nel suo esercizio del “tornando indietro”:
 
  • avrebbe fatto un’esperienza di studi all’estero, durante l’università, senza farsi vincere dalla paura della distanza dalla famiglia e dal fatto di non sapere “così bene” una lingua estera;
  • avrebbe evitato di cercare sempre l’approvazione dei suoi genitori rispetto alle scelte che faceva, capendo che al fondo una certa dose di conflitto era accettabile in famiglia e comunque i suoi genitori le avrebbero voluto bene anche se non avesse fatto tutte le scelte in linea con i loro voleri o pensieri;
  • avrebbe coltivato l’hobby della danza perché oggi si ritrova a non avere nulla che le piace davvero fare, come il pensiero di ballare, per ricaricare le energie e liberare il cervello dai pensieri facendo qualcosa di piacevole e di leggero;
  • avrebbe fatto più attenzione a circondarsi di persone positive, ambiziose e vitali che fossero capaci di trasmetterle entusiasmo e nuove idee, invece di privilegiare spesso persone in difficoltà cui era lei a dover dare aiuto;
  • avrebbe affrontato diversamente la molestia subita dal professore universitario dopo la laurea, che l’aveva fatta subito desistere dal suo progetto di fare una carriera in università dopo gli studi;
  • avrebbe dedicato più tempo libero ai suoi bambini chiedendo una maggiore collaborazione al suo ex marito invece di caricarsi di tutte le incombenze familiari;
  • avrebbe gestito diversamente la situazione conflittuale con il suo preside, senza prenderla troppo sul personale, ma cercando di costruirsi maggiori alleanze a scuola;
  • avrebbe accettato la proposta, avuta a trent’anni, tramite una sua conoscente, di lavorare per una casa d’aste a Londra e che ha rifiutato perché aveva appena conosciuto il suo futuro marito. Riflettendoci di quel lavoro le piaceva il fatto che avrebbe gestito relazioni con altri e partecipato alla organizzazione e comunicazione di eventi.
 
Cosa ha capito Elisa con questo piccolo esercizio?
 
1. Che un suo punto debole è stato quello di fare delle scelte condizionate dal pensiero del giudizio altrui e che ha voglia di liberarsi di questo meccanismo.
2. Che ha bisogno di avere alleati positivi che le siano di aiuto.
3. Che è attratta da esperienze di tipo internazionale.
4. Che ha bisogno di fare qualcosa per se stessa che la porti ad alleggerire i pesi quotidiani.
5. Che le piace fare dei lavori che hanno a che fare con la gestione delle relazioni e con il comunicare con gli altri (tra cui c’è l’insegnamento, ma forse potrebbe esserci anche qualcosa di altro).
 
 
Cosa ha iniziato a fare Elisa partendo dagli spunti dati da questo esercizio?
 
  • Ha fatto un elenco di tutte le persone che conosce evidenziando quelle più positive e cercando di capire come frequentarle con maggiore assiduità;
  • Ha coinvolto alcuni suoi studenti per aprire un blog in cui dare aiuto agli studenti in difficoltà ed ha proposto questo blog nell’ambito di un partenariato internazionale con altre scuole europee;
  • In questo modo ha anche ampliato il suo network internazionale;
  • Si è iscritta ad un corso di danza moderna per adulti che frequenta con entusiasmo dopo aver superato un certo imbarazzo iniziale;
  • Ha ripreso i contatti con la sua università per proporre qualche testimonianza in alcuni corsi su temi di sua specializzazione.
 
Queste attività non hanno ancora portato Elisa a cambiare drasticamente la sua vita lavorativa, ma hanno indubbiamente dato un contributo positivo alla sua motivazione, aiutandola a mettere meglio a fuoco quello verso cui si sente più portata, che la fa stare bene, ed iniziando a seminare qualcosa che può creare le condizioni per un cambiamento più significativo nella sua vita lavorativa.
A volte una capriola all’indietro può essere salutare
è un modo per cambiare prospettiva e può essere una opportunità per essere più consapevoli di alcune cose che ci riguardano, che siamo diventati, che abbiamo imparato.
Da provare!