“Vivere, al contrario di sopravvivere, significa poter sviluppare le proprie qualità e le proprie attitudini” (Edgar Morin)
Prendendo spunto dalla frase di Morin potremmo dire che vivere significa apprendere anche se il concetto di apprendimento continuo, pur tanto utilizzato anche in contesti di lavoro, mi sembra che sia, nella realtà, davvero poco o male praticato.
 
Apprendere dovrebbe essere una parte del lavoro di tutti, perché solo apprendendo nuove idee, competenze e capacità possiamo anche rafforzare la nostra reale possibilità di mantenere un posto nel mondo del lavoro, che abbia una utilità per gli altri, senza diventare “obsoleti” e quindi a rischio progressivo di marginalizzazione e poi di espulsione.
 
Apprendere non ha solo un valore preventivo e difensivo rispetto alle evoluzioni del mondo del lavoro, ma ha anche un fondamentale valore di nutrimento del nostro cervello senza il quale anche la nostra “semplice” capacità di pensare rischia di atrofizzarsi.
E’ indubbio che le persone che hanno maggiore successo nel lavoro sono anche quelle che hanno inserito l’apprendimento continuo nella loro vita e che lo fanno con convinzione e motivazione.
D’altra parte molti si illudono di occuparsi del proprio apprendimento ed in realtà non ottengono alcun risultato utile. Tanto per citare qualche esempio:
 
  • non è apprendimento frequentare corsi di formazione se vengono vissuti solo come una temporanea sospensione dalla normale routine di lavoro pensando che, in ogni caso, quello che si ascolta in aula non ha niente a che vedere con la propria situazione lavorativa reale;
  • è apprendimento frequentare corsi di formazione se vengono vissuti come una occasione per introdurre dei cambiamenti nella propria routine di lavoro e per mettere in discussione il proprio modo di pensare e di vedere le cose;
  • non è apprendimento leggere semplicemente un libro e mantenere assolutamente inalterate le proprie convinzioni, giudizi, modalità di fare le cose;
  • è apprendimento studiare un libro, sottolinearlo, prendere appunti, segnare cosa può esserci utile, capire come ci sta aiutando a cambiare o sviluppare le nostre idee, capire come sta mettendo in discussione le nostre convinzioni e come possiamo mettere in atto dei cambiamenti.
 
La questione, quindi, diventa per molti come fare ad inserire l’apprendimento nella propria vita lavorativa quotidiana, come avere la giusta motivazione per investirci le proprie energie e come riuscire a rendere proficuo il tempo che dedichiamo all’apprendimento.
 
Mi sembra che ci sono tre ostacoli che spesso si frappongono anche alle migliori volontà di apprendimento:
 
  • la mancanza di tempo, cioè l’idea che il tempo da dedicare all’apprendimento sia in conflitto con il tempo da destinare alle attività operative che devono, invece, avere la priorità;
 
  • la difficoltà di scegliere i contenuti, cioè il fatto che i contenuti che scegliamo, o che qualcuno sceglie per noi, non li consideriamo interessanti e quindi non ci motivano ad investire energie;
 
  • la scelta del metodo di apprendimento, cioè il fatto che la modalità che scegliamo, o che qualcuno sceglie per noi, non è quella più congeniale alle nostre caratteristiche e quindi rischia di farci compiere degli sforzi che danno scarsi risultati e generano frustrazione.
 
Mi soffermo, in particolare, rispetto a questo terzo punto perché richiama il concetto di stile di apprendimento ed una maggiore consapevolezza di quale sia il proprio specifico stile di apprendimento può favorire, in parte, la rimozione degli altri ostacoli citati.
 
Uno degli studiosi che ha delineato, diversi anni fa (dagli anni ’70 in poi), quattro diversi stili di apprendimento è David Kolb. Ovviamente ci sono molti altri modi in cui si possono individuare e definire gli stili di apprendimento, ma quelli proposti da Kolb mi sembrano chiari ed utili anche per favorire una autovalutazione.
 
Kolb parte, innanzitutto, dalla convinzione che esiste un ciclo di apprendimento, scomponibile in quattro fasi, che:
 
  1. inizia con una esperienza concreta (faccio, vedo o ascolto qualcosa) ;
  2. si trasforma in una riflessione su quello che l’esperienza mi ha fatto fare (ripercorro quello che ho fatto, visto o ascoltato e lo memorizzo, interiorizzo, eventualmente rifletto anche sulla emozione e lo stato d’animo che mi ha fatto provare);
  3. mi permette di fare delle generalizzazioni su quello che ho imparato con l’esperienza (trasformo quello che ho fatto, visto, ascoltato in qualcosa di più generale);
  4. mi consente di applicare nuovamente quello che ho imparato in nuove situazioni.
 
Un esempio molto semplice di applicazione di questo ciclo nel caso dello studio di una lingua straniera:
  1. vedo un video che raffigura un dialogo nella lingua che voglio imparare;
  2. rifletto sulle parole e sulle espressioni che sono state utilizzate e magari rispondo a delle domande per fissare il mio apprendimento;
  3. faccio dei nuovi esercizi in cui utilizzo le parole che ho imparato in un modo diverso;
  4. utilizzo nella vita reale quello che ho imparato.
 
Partendo da questo ciclo esperienziale Kolb ci aiuta a collocarci in uno di questi quattro stili di apprendimento partendo da una semplice domanda:
 
Quando vuoi o devi imparare qualcosa di nuovo, ti è più utile e congeniale?
 
  • avere delle spiegazioni dettagliate;
  • osservare altri mentre fanno quello che tu vuoi imparare;
  • provare direttamente a fare;
  • cercare di capire in che modo quello che apprendi ti possa essere utile.
 
In funzione della risposta che avrai dato ti sarà più facile essere più consapevole del tuo stile di apprendimento.

Stile teorico

E’ lo stile di chi impara attraverso spiegazioni teoriche dettagliate, di chi eccelle nei ragionamenti induttivi e di chi è più attratto dalle idee e dai concetti che dalle persone.
Chi ha questo stile apprende meglio quando gli vengono ben presentati i modelli, le teorie alla base dei concetti che sta imparando. Apprezza le spiegazioni logiche ed attività formative che abbiano obiettivi, tempi, contenuti chiari e pianificati.
Chi ha questo stile fa più fatica ad apprendere se è messo in una situazione in cui deve partecipare direttamente e mettersi in gioco senza una adeguata preparazione e spiegazione o senza avere alcun principio o modello di riferimento. Ancora di più se è coinvolto in attività di apprendimento in cui occorre mettersi in gioco a livello di sentimenti ed emozioni.

Stile riflessivo

E’ lo stile di chi impara attraverso l’osservazione degli altri, di chi eccelle nei ragionamenti deduttivi e di chi è attratto da interessi molto specifici e cerca di mettere in pratica le proprie idee specialistiche.
Chi ha questo stile apprende meglio se ha tempo di prepararsi, fare ricerche, trovare informazioni. Ama avere modo di riflettere e di ripercorrere quello che è accaduto, ha modo di osservare gli altri prima di intervenire.
Chi ha questo stile fa più fatica ad apprendere se è costretto a buttarsi subito nella mischia, ad essere in primo piano, ad agire senza preparazione, ad essere sotto pressione nel rispetto dei tempi, a saltare da una cosa all’altra.

Stile esperenziale

E’ lo stile di chi impara attraverso la possibilità di fare, sperimentare concretamente qualcosa di nuovo, di chi ama prendersi dei rischi, di chi riesce a reggere lo stress di reagire immediatamente a qualcosa, di chi eccelle attraverso il ragionamento intuitivo.
Chi ha questo stile apprende meglio quando ha l’opportunità di essere attore in prima persona, ha la libertà di esprimere le proprie idee senza troppi vincoli e lasciando spazio all’improvvisazione.
Chi ha questo stile fa più fatica ad apprendere quando è costretto a stare fermo, in silenzio, quando deve imparare stando da solo e quando ascolta cose troppo teoriche, vincolanti, piene di dettagli.

Stile pragmatico

E’ lo stile di chi impara attraverso la possibilità di fare concretamente qualcosa per poi poterla subito trasformare in qualcosa di utile per se stesso, che può applicare immediatamente, di chi eccelle nel catturare il meglio dalle altre persone, di chi ha buone capacità immaginative e riesce  a vedere le cose da diverse prospettive.
Chi ha questo stile apprende meglio quando ha l’opportunità di imparare in concreto qualcosa da esperti, mentori, persone che hanno già avuto successo in quello che spiegano. Ama provare immediatamente quello che apprende e si mette in gioco per questo.
Chi ha questo stile fa più fatica ad apprendere quando gli sembra che i contenuti siano troppo distanti dalla realtà o quando non ci sono esempi, casi concreti o quando ritiene che le persone che gli stanno trasmettendo qualcosa hanno poca esperienza pratica, sul campo e sono troppo teorici.
 

Un piccolo test finale per aiutarti ad individuare ancora meglio il tuo stile: Cosa hai fatto quando hai preso in mano il tuo ultimo telefonino?:
  • hai cominciato a leggere il libretto di istruzioni (stile teorico);
  • hai chiesto a qualcuno che conosci come farlo funzionare (stile riflessivo);
  • hai iniziato ad utilizzarlo ed a provare direttamente (stile esperenziale);
  • hai cercato di capire quali sono le poche funzioni per te utili (stile pragmatico)
 
 
Essere più consapevole del tuo stile di apprendimento, e di quello degli altri, può essere molto utile sia quando devi apprendere qualcosa, cercando occasioni di apprendimento che siano più congeniali al tuo stile, e sia quando devi insegnare o spiegare qualcosa ad altri, capendo quale è lo stile di apprendimento dei destinatari ed adattando le tue modalità alle loro caratteristiche.
 
E tu che stile di apprendimento hai?