La maggior parte delle persone che ci contattano hanno entrambi questi problemi: non amano il lavoro che fanno, ma non hanno idea di cos’altro potrebbero fare. Nel complesso è una situazione che genera molta ansia, paura, frustrazione.
 
Questo tipo di persone dichiarano di essere spaventate all’idea di trovarsi costrette a fare, per tutta la vita, qualcosa che non le appassiona, spesso che le fa stare male. Alcune frasi che abbiamo raccolto negli ultimi mesi sono state:
 
  • “nell’azienda dove lavoro mi sento più un peso che una risorsa”;
  • “non sento l’utilità di quello che faccio”;
  • “ho paura di essere sottovalutato e di rimanere in un limbo facendo qualcosa che non mi piace”;
  • “mi sento un tuttofare, ma non so bene cosa mi piacerebbe fare”;
  • “ci sono cose che mi piacerebbe fare, ma temo di non avere le competenze giuste per farle”;
  • “mi sento confusa, non so cosa pensare”;
  • “non ho ben chiare quali sono le mie competenze”;
  • “in realtà non ho scelto il lavoro che faccio e non saprei dire quello che vorrei fare”;
  • “avrei voglia di un cambiamento e vorrei capire cosa il mercato può offrire”.
 
Molto spesso, quando facciamo il primo colloquio conoscitivo con queste persone scopriamo che si trovano da tanto tempo (mesi, anche anni) in questa situazione di confusione, incertezza e demotivazione e non riescono a fare nulla per uscirne fuori.
 
Paradossalmente il primo passo da fare per gestire questa situazione è di
Identificare bene quale sia davvero il problema.
Quello che accade è che le persone passano del tempo a rimuginare su un problema ponendolo in un modo troppo generico e pervasivo e ripetendo il mantra: “non mi piace il mio lavoro”.
 

Ma cosa davvero non ti piace del tuo lavoro?

Il contenuto del lavoro; gli scopi del tuo lavoro; il modo in cui ti trovi costretto a lavorare; l’organizzazione per cui lavori; il settore in cui lavori; il tuo capo; i tuoi colleghi; le attività prevalenti che fai; l’orario di lavoro; il fatto che non ti senti sicuro di quello che fai; il fatto che non stai ottenendo dei riconoscimenti; etc.?
 
Riflettere su quale risposta dare a questo tipo di domanda aiuta ad identificare, e specificare meglio, quale sia il reale problema.
Per farlo può essere utile:
 
  • scrivere una lista di tutto quello che non ti piace del tuo lavoro attuale;
  • poi riorganizzare quello che hai scritto in ordine di importanza per te;
  • infine scrivere, per ogni fattore che hai individuato, perché non ti piace, quindi cosa, nello specifico, ti irrita, ti demotiva, ti crea un senso di disagio.
Identificare correttamente quello che non ti piace è fondamentale per capire cosa potresti fare per stare meglio e quali elementi dovrai ricercare nel caso in cui tu decida di cambiare lavoro.
Per completare questo tipo di esercizio sarebbe importante fare una seconda lista in cui tu riesca ad identificare, al contrario, quello che ti piace, che ti funziona, del tuo attuale lavoro: l’orario, la vicinanza a casa, i colleghi, il prestigio dell’azienda per cui lavori, etc.
Come sopra è meglio fare una lista di quello che ti piace, mettere gli elementi in ordine di importanza e poi rispondere più specificatamente perché ti piace quell’elemento.
 
Con queste due liste potrai avere un primo identikit di un lavoro più in linea con le tue esigenze e, soprattutto, potrai evitare di auto sabotarti con affermazioni troppo generiche e pervasive rispetto al tuo lavoro.
 
Lo stesso approccio vale rispetto alle competenze ed agli interessi.
Quando facciamo il primo colloquio di coaching le persone esordiscono spesso dicendo che non sanno quello che vogliono e non sanno cosa possono fare. Poi basta qualche domanda ed iniziano ad essere un “fiume in piena” di idee, valutazioni, aspirazioni.


Le domande che aiutano a pensare diversamente, in questo caso, possono essere del tipo:
 
  • Quali sono le attività che riesco a fare meglio, che mi viene più facile fare, che faccio senza guardare l’orologio? Quali sono i problemi che affronto con maggiore facilità?
  
  • Cosa avrei da sempre desiderato fare e che non sto facendo per mancanza di coraggio, risorse, tempo, etc.?
  
  • In cosa penso di essere particolarmente capace al di fuori del lavoro?
 
  • Cosa sono riuscito a fare nel mio lavoro che non avrei mai pensato di essere capace di fare?
  
Queste, e molte altre, sono tutte domande che possono aiutarti a conoscerci meglio rispetto al lavoro ed a scoprire i tuoi talenti.
 
Iniziare a rispondere a queste domande, mettere le risposte per iscritto sforzandosi di essere specifici in quello che si risponde, cercare qualcuno di fiducia con cui confrontarsi rispetto alle risposte che abbiamo dato è un buon metodo per uscire dalla nebbia e dalla confusione.
 
“Il problema non è che non si individui la soluzione, è che spesso non si mette a fuoco il problema”.
(Gilbert K. Chesterton)