Prendo spunto da una ironica TED in cui una giovane ragazza brasiliana, Belen Pesce, fornisce 5 consigli per uccidere i propri sogni. Belen parla di sogni, ma penso che quanto dice possa valere anche quando abbiamo problemi, più che sogni, da risolvere.
 
La prospettiva da cui parto è che la maggior parte di noi ha delle convinzioni radicate che possono essere un serio ostacolo per riuscire a risolvere problemi, a raggiungere obiettivi, a realizzare progetti di cambiamento, a dare vita a desideri o sogni.
 
Per molti di noi esiste un divario importante tra quello che sogniamo, vogliamo, progettiamo, pensiamo e quello che effettivamente riusciamo a realizzare. Quanto più questo divario è grande e persistente, tanto più alimenta in noi un senso di frustrazione e l’abbassamento della nostra autostima e della nostra fiducia nel futuro.
 
Questo divario origina da alcune convinzioni che, più o meno esplicitamente e consapevolmente, condizionano i nostri pensieri, le nostre decisioni e le nostre azioni.
 
Belen Pesce nel suo discorso ne cita 5, riferite ai sogni, che io provo a generalizzare con l’avvertenza che basta avere anche una sola di queste convinzioni per boicottarsi seriamente nella propria vita professionale e non.
 
1. Credere che il successo, o la soluzione di un problema, o il raggiungimento di un obiettivo, arrivino all’improvviso, dall’oggi al domani.
Una sorta di “effetto miracolo” che ci porta a pensare che, se non riusciamo a realizzare tutto e subito, vuol dire aver fallito. Con questo tipo di convinzione è anche molto più difficile stare nell’incertezza, nella parzialità o nella confusione che, invece, sono stadi inevitabili per arrivare a trovare una soluzione o a realizzare un progetto impegnativo.
 
2. Credere che qualcun altro ha le risposte che cerchiamo. Una sorta di “effetto neonato” che ci porta ad affidarci ciecamente a tutti quelli che vogliono darci consigli (genitori, parenti, coniugi, amici, colleghi, etc.). In realtà è vero che gli altri possono anche indicarci la strada da prendere, ma nessuno potrà poi seguirci davvero, e prendere per noi tutte le decisioni che dovremo assumere ogni volta che ci troveremo davanti ad un bivio. Il rischio è di rimanere paralizzati davanti al bivio e di chiedere costantemente consigli ad altri per poi scoprire che quello che troviamo alla fine della strada non era quello che volevamo o che immaginavamo (e magari ce la prendiamo anche con chi ci ha dato il “consiglio sbagliato”).
 
3. Credere che possiamo accontentarci quando ci sembra di aver raggiunto il risultato che ci siamo prefissi. Una sorta di “effetto nido” in cui pensiamo di poterci cullare con quello che abbiamo ottenuto, immaginando di aver già fatto tutto quello che ci serve e pretendendo di raccogliere i frutti dei nostri sforzi senza pensare nuovamente a dover cambiare o innovare per andare incontro al futuro.
 
4. Credere che la colpa delle nostre difficoltà o insuccessi sia sempre di qualcun altro. Una sorta di “effetto vittima” che ci porta a non assumerci la nostra parte di responsabilità in quello che non abbiamo ottenuto trovando alibi, colpevoli, attenuanti, etc. Si tratta di un “gioco” molto comune in cui investiamo le nostre energie per trovare quello che non va bene negli altri, invece di riflettere su quello che abbiamo fatto noi, sulle conseguenze che ne sono derivate e su cosa possiamo imparare da tutto questo per gestire meglio il percorso.
 
5. Credere che l’unica cosa che conta è il raggiungimento del risultato che ci siamo prefissati. Una sorta di “effetto traguardo” in cui misuriamo la nostra soddisfazione solo se abbiamo effettivamente raggiunto il nostro obiettivo, tralasciando completamente il processo o il percorso che ci può portare a quell’obiettivo. Con questo effetto ci illudiamo che saremo felici e soddisfatti “quando e solo se” avremo raggiunto il nostro obiettivo. Concentrarsi sul percorso, invece, vuol dire valutare tutti i passi che compiamo, festeggiare quelli positivi ed imparare da quelli negativi, cercando di costruire la nostra soddisfazione proprio sulla capacità che avremo di compiere il percorso e di capire qualcosa in più di noi stessi e del mondo strada facendo.
 
Probabilmente, se rifletti su quello che fino ad oggi non sei riuscita/o ancora a raggiungere o concretizzare, scoprirai di essere caduta/o in uno o più dei tranelli legati a queste convinzioni.
Se, invece, riuscirai a prendere ognuna di queste convinzioni ed a invertirla in positivo troverai altrettanti supporti per affrontare meglio i tuoi problemi e costruire i tuoi progetti.
 
Potresti dunque pensare di trasformare:
  1. l’effetto miracolo in effetto costruzione: una costruzione che richiede risorse, fasi, tempi, soste, competenze, prove, errori, rifacimenti, collaudi, etc.;
  2. l’effetto neonato in effetto regista: un regista che si crea una squadra e dei supporti, ma che decide in prima persona che film girare e come farlo;
  3. l’effetto nido in effetto laboratorio: un laboratorio in cui fare la tua personale attività di ricerca e sviluppo per migliorare sempre i tuoi risultati in un contesto che è destinato a cambiare;
  4. l’effetto vittima in effetto adulto: un adulto che si sente responsabile della propria vita e che si riconosce delle possibilità di pensiero e di azione;
  5. l’effetto traguardo in effetto viaggio: un viaggio di esplorazione in cui ci costruisci in prima persona il percorso rendendo così questo viaggio su misura per te e capace di darti delle soddisfazioni o almeno degli apprendimenti lungo tutte le tappe.
Ed ora passo la parola a Belen…