Il mondo del lavoro di oggi è, e sarà sempre più, popolato dai cosiddetti “liberi professionisti”. Dietro questa espressione si nascondono:
 
  • professioni che, fino ad un recente passato, erano con molta probabilità legate ad un certo prestigio sociale, come gli avvocati, o gli architetti, o i commercialisti, o i medici in libera professione, tanto per citare alcuni esempi;
  • ma anche tanti lavoratori che “gioco forza” hanno dovuto aprire la fatidica “partita IVA” per lavorare, o hanno dovuto accettare altre formule contrattuali diverse da quelle del lavoro dipendente. Si tratta molto spesso, ma non solo, di giovani esperti nelle nuove tecnologie (graphic designer, web designer, esperti di SEO, lavoratori nella comunicazione e nei settori più artistici, etc.);
  • ci sono persone che, magari, dopo aver sperimentato per anni una forma di lavoro dipendente, hanno pensato di fare il salto verso la libera professione proprio per sentirsi più “libere” di decidere, o di conciliare meglio lavoro e professione, o di scegliere che tipi di lavori fare o quando lavorare;
  • infine, con una certa forzatura, potremmo far rientrare in questa espressione, anche i cosiddetti lavoratori della “GIG” economy, cioè chi lavora a “chiamata” per imprese e in questo tipo di categoria rientrano davvero tanti tipi di lavori diversi, più o meno qualificati, con una tendenza al meno…..
 
 
Per tutte queste persone essere un “libero professionista” non è una cosa facile, ed in momenti di crisi come questi che stiamo vivendo occorre diventare ancora più bravi per riuscire a mantenere la rotta.
Ci sono molte cose da fare, e sfide da affrontare, per essere un libero professionista capace di stare sul mercato con un buon livello di soddisfazione e diverse cose di cui essere consapevoli. Proviamo a citare quelle più importanti.

1. Le competenze tecniche non sono tutto

Come in tutti i lavori, sia quelli dipendenti che quelli da libero professionista, le competenze tecniche sono una base importante per lavorare bene, ma è altrettanto essenziale possedere e coltivare altri tipi di competenze che, spesso, si tende a mettere in secondo piano e che, invece, possono fare la differenza: mi riferisco a competenze relazionali, comunicative, organizzative, ma anche a competenze di tipo economico e di natura commerciale che sono fondamentali per chi fa una libera professione.
 
La questione, quindi, è di essere consapevole di quali e quante competenze servono e di capire se queste competenze possono essere sviluppate dal singolo professionista e/o se ci si debba avvalere di altri per ottenerle. Quello che è certo è che non se ne può fare a meno, quindi se una persona non possiede, ad esempio, doti commerciali è necessario capire come possa fare per “promuovere” il suo lavoro senza doverlo fare in prima persona, ma la scelta non può essere, come spesso accade: “siccome non mi piace vendermi allora non faccio nulla”….
Oppure se una persona, magari perché ha competenze tecniche più di tipo creativo, non ha sviluppato competenze sui “numeri”, non vuol dire che può esimersi dal fare ogni anno un business plan del suo lavoro da libero professionista e dovrà trovare il modo di acquisire dall’esterno queste competenze per ottenere questo risultato finale.
Quello che, invece, accade più di frequente è che i liberi professionisti tendono a puntare tutto sulle loro competenze tecniche credendo che queste siano sufficienti per poter portare avanti la loro libera professione con successo.
Non si è liberi da alcune competenze essenziali, anche quando si è liberi professionisti.

2. Occorre trattarsi come una vera e propria "micro-impresa"

La più grande sfida che pone la “libera professione” è che, in pratica, una singola persona deve considerarsi come una sorta di “micro impresa” ed imparare a comportarsi seguendo tutte le regole del gioco che valgono per le imprese.
Anche in questo caso occorre chiarire che
Non si è liberi da alcune regole del gioco, anche quando si è liberi professionisti.
Le regole del gioco cui mi riferisco sono, essenzialmente:
 
- la necessità di costruire un business plan annuale, da declinare poi su base mensile che è l’unica maniera per arginare l’insicurezza dei flussi di lavoro e quindi di guadagno e finanziari, cui è sottoposta inevitabilmente la libera professione, così come l’attività di impresa. Per arrivare a costruire un business plan occorre fare dei ragionamenti specifici su quante giornate lavorare, quali tariffe applicare, quali costi sostenere, come coprire i giorni non fatturati, quanti contatti commerciali vanno attivati per tradurli poi in contratti, etc. Il Business plan andrebbe poi monitorato, sempre su base mensile, per capire l’andamento effettivo, i motivi degli scostamenti (positivi o negativi che siano) e per prendere le opportune azioni correttive;
- l’opportunità di dedicare parte del proprio tempo ad attività di ricerca e sviluppo legate alla propria specifica professione per rimanere sempre aggiornati e per riuscire a fare proposte innovative rispetto alla propria clientela attuale e potenziale di riferimento;
- la necessità di capire, come detto al punto precedente, quali sono le competenze che non si possiedono e che vanno delegate ad altri affinché certe attività vengano svolte con la migliore professionalità possibile;
- la necessità, come per tutte le attività, di prevedere un lavoro di promozione e di vendita da interpretare attivamente (o con il supporto di altri) senza confidare che siano i Clienti a bussare alla porta…

3. Bisogna costruire alleanze

La scelta della libera professione in realtà è tanto più vincente quanto più forte, ampio e vario è il network di cui si dispone e che si può attivare in vari momenti.
Più si è soli, più si è deboli. Libertà non è solitudine, ma è libertà di scegliere con chi allearsi.
Sarebbe importante avere un mentore, quindi una persona che fa la stessa professione, e che ha più esperienza, a cui poter chiedere, di tanto in tanto, qualche consiglio o confronto.
Così come è utile avere degli sponsor, chi può darci delle referenze, chi ci può attivare delle public relations.
Infine chi fa anche il nostro stesso lavoro con cui, ogni tanto, lavorare insieme per prendere progetti più importanti e impegnativi.
Costruire alleanze è un modo per stare con gli altri e questo è fondamentale anche per capire ed acquisire informazioni su quello che pensano, su quello che reputano importante e, possibilmente, anche su come valutano il proprio lavoro. Sono queste tutte informazioni utili per confrontarle con quello che ognuno pensa di sé e per capire come integrarle nel proprio percorso. Fare domande agli altri, chiedere pareri e feedback sul proprio lavoro e sulle proprie idee, ascoltare con attenzione quello che dicono e cercare di utilizzare tutto questo sono tutte attività molto utili per costruire il miglioramento costante della propria professione.

4. E' importante pianificare obiettivi e monitorarli

Fare la libera professione non esula dal darsi degli obiettivi specifici, costruendo un vero e proprio piano di obiettivi qualitativi e quantitativi, con azioni associate, tempistiche, indicatori di risultato, etc. Anche in questo caso
Non si è liberi dagli obiettivi, anche quando si è liberi professionisti.
L’unica libertà che si ha in più è che gli obiettivi la persona può deciderli in autonomia, ma questa è anche una responsabilità forte perché non è così facile scegliere gli obiettivi giusti, capire quali azioni associare e così via. E’ un vero e proprio lavoro quello di definire gli obiettivi, e forse per questo motivo tante persone non se ne occupano davvero, in nome della mancanza di tempo, o finiscono con il darsi obiettivi generici, che poi non monitorano neanche in termini di raggiungimento.
Per ottenere risultati concreti è necessario, per tutti, fissare obiettivi altrettanto concreti ed anche traguardi intermedi che permetteranno di valutare i progressi che si stanno facendo, correggere eventuali errori, affrontare con minore fatica i vari passaggi riuscendo a concentrarsi su un traguardo alla volta. Infatti, i maratoneti o gli atleti che compiono imprese quasi impossibili, come quella di percorrere a piedi centinaia di chilometri nel deserto, per riuscire nella loro impresa non pensano mai all’intero percorso che dovranno compiere, ma lo scompongono in piccole tappe intermedie e pensano solo ai pochi chilometri che li separano dalla tappa successiva.

5. Libertà non vuol dire assenza di "metodo"

Chi sceglie la libera professione può essere tentato di scambiare questa “libertà” con l’assenza di regole e metodi, al contrario, tanto più si è liberi, tanto più è importante darsi un metodo di lavoro,  che possa rappresentare anche un elemento distintivo e di valore da far percepire ai propri clienti.
Come nelle organizzazioni sarebbe ottimale avere delle procedure e dei processi, lo stesso vale per i liberi professionisti e questo riguarda anche tutto quello che serve per rafforzare la tutela del proprio lavoro. Dal farsi firmare un chiaro contratto, o preventivo di offerta, al prevedere delle penali nel caso in cui il cliente rinunci al lavoro, tanto per fare due esempi concreti.
 
In sostanza anche il libero professionista dovrebbe, auspicabilmente, avere il suo “manuale” delle procedure ed anche questo può essere un elemento di professionalità da valorizzare rispetto ai clienti, invece di variare di volta in volta il proprio metodo di lavoro.
C’è un metodo per presentare la propria offerta ai clienti; un metodo per pianificare il lavoro; un metodo per preventivare i costi collegati ad un lavoro; un metodo per gestire gli stati di avanzamento con i clienti; un metodo per incontrare clienti potenziali, e così via. La cosa importante è che ognuno riesca a costruirsi il proprio metodo che è fatto di procedure, di documenti, di simboli, di comportamenti, di parole, etc. ed è anche utile che ogni libero professionista abbia la determinazione sufficiente per coltivare nel tempo il proprio metodo di lavoro applicandolo con continuità ed innovandolo periodicamente.
Un metodo di lavoro chiaro aumenta la fiducia in se stessi, migliora la chiarezza nel rapporto con il cliente e rende più facile valorizzare l’unicità della propria proposta professionale.
Libertà non è assenza di metodo, ma è scelta consapevole di un proprio metodo di lavoro.

6. La libertà va sfruttata al meglio

Uno dei vantaggi dell’essere un libero professionista è anche che si è il capo di se stessi e come tale ci si può trattare con quella flessibilità, simpatia e benevolenza che spesso vorremmo dai capi e che altrettanto spesso viene negata per varie ragioni.
Anche se è opportuno avere un metodo di lavoro è altrettanto vero che uno dei vantaggi dell’essere un libero professionista è di non dover necessariamente sottostare ad un sistema di regole che invece sono importanti quando occorre organizzare contemporaneamente il lavoro di più persone: gli orari ed i giorni di lavoro sono uno degli esempi più eclatanti. Pur suggerendo di darsi, comunque, una regola ed un obiettivo rispetto alla quantità di ore in cui lavorare (che sarà utile anche per valutare la produttività e per stimare i possibili impegni con i clienti) sfruttare pienamente la libertà di organizzare il proprio tempo secondo le specifiche necessità, senza preoccuparsi di deviare dagli standard imposti dalla classica settimana lavorativa degli altri è il vero lusso del libero professionista.
 
 
Per chi sta valutando l’idea di diventare un libero professionista, suggerisco anche di essere consapevole che sarebbe opportuno avere una sorta di “cuscinetto” finanziario di almeno 3/6 mesi di copertura in cui è possibile, quindi, poter sostenere le proprie spese anche in assenza di incassi.
Serve anche una buona dose di resilienza ed un certo ottimismo, ma soprattutto la capacità di mettersi nei panni dei propri clienti potenziali pensando prima di tutto a quello di cui hanno bisogno invece che a quello che la persona, come libero professionista, ha da offrire.
Meglio sapere, infine, che una bozza di business plan, per partire, è meglio che non avere proprio nulla in mano ed anche che ognuno di noi ha un network che è molto più ampio di quello che pensiamo e, come detto in precedenza
Un buon network è un ingrediente essenziale per un libero professionista di successo.