Premetto che a me le onde gravitazionali facevano simpatia già prima della loro recente scoperta, forse perché ho avuto la fortuna di poter visitare, qualche anno fa, la stazione VIRGO a Cascina, in provincia di Pisa, che è proprio una delle strutture che partecipa, da protagonista, a questo importante progetto internazionale mirato ad intercettare le onde gravitazionali ipotizzate da Einstein nella sua teoria della relatività.
 
La simpatia per me, era, ed è collegata, in parte, al fatto che rappresentano un argomento molto ostico di cui posso solo intuire qualcosa, ma senza la pretesa di poter comprendere fino in fondo questo fenomeno della fisica, e tutte le cose complesse che posso solo sperare di intuire mi fanno di per sé simpatia.
D’altra parte, proprio visitando la struttura di Virgo, le onde gravitazionali hanno iniziato a suscitare il mio interesse, ed in parte il mio stupore, perché ho riflettuto sul tipo di lavoro e di stress cui sono sottoposti tutti i professionisti che a vario titolo partecipano a questo tipo di progetto (fisici, ingegneri, informatici, etc.).
 
Oggi, che finalmente sono state intercettate, la riflessione che mi viene da fare è che il progetto di scoperta delle onde gravitazionali può dare diversi stimoli a tutti noi ed in particolare a chi ha un sogno professionale nel cassetto, a chi sta fondando una nuova impresa, a chi sta partendo con un suo progetto autonomo come free lance.
 
Le onde gravitazionali rimandano a questioni molto complesse, che probabilmente solo fisici e filosofi possono trattare con la necessaria autorevolezza, ciò nonostante penso che alcuni spunti, più legati al mondo del lavoro, possiamo prenderli tutti noi.
Provo ad individuarne alcuni che mi sembrano interessanti anche perché tendenzialmente sovvertono il nostro più comune modo di pensare:

Il ruolo della fiducia

Le persone che lavorano ad un progetto di ricerca così ambizioso e complesso, come quello delle onde gravitazionali, sono la dimostrazione di come si possa mantenere ogni giorno fiducia, motivazione, impegno, determinazione anche se i risultati sembrano molto incerti, o molto lontani o addirittura impossibili da conseguire.
Tutti i ricercatori allenano costantemente la loro capacità di stare nell’incertezza e di credere in quello che stanno facendo anche se tutto sembra mosso solo da una intuizione. Questa è la vera fiducia, mentre nei nostri lavori siamo sempre più spinti a chiedere e dare fiducia solo quando ci sono “ragionevoli certezze”.
I ricercatori dimostrano quanto sia importante che la fiducia, in quello che si sta facendo e nella bontà del nostro obiettivo, sia un pre-requisito da cui partire per costruire la motivazione al lavoro e non qualcosa che possiamo dire di avere o di dare dopo che abbiamo ottenuto certezze.
Le onde gravitazionali ci stimolano, quindi, a mantenere fiducia nel nostro obiettivo di lavoro, anche quando è sostenuto solo da una intuizione e non abbiamo tutti gli elementi per dimostrarne la bontà e validità.

La gestione della frustrazione

Tutti noi siamo continuamente esposti al rischio della frustrazione derivante dal constatare che i nostri sforzi, le nostre idee, gli strumenti che abbiamo messo in campo, gli investimenti che abbiamo realizzato non stanno portando i risultati che speravamo.
Molto spesso questa frustrazione si traduce nel pensiero che forse è sbagliato l’obiettivo che ci siamo posti, il sogno professionale che stiamo perseguendo, l’idea di impresa che abbiamo generato, la strategia che abbiamo messo in campo e la conseguenza è spesso l’abbandono di tutto questo.
Probabilmente i ricercatori che stanno partecipando al progetto delle onde gravitazionali hanno passato anni ed anni in questo tipo di frustrazione, ma sono riusciti a resistere al rischio di mettere in discussione il loro obiettivo e sono stati capaci di incanalare questa frustrazione nel continuo sperimentare nuove soluzioni, metodi, calcoli, apparecchiature per migliorare la loro azione mantenendo fermo l’obiettivo di scoperta che si sono dati.
Questo tipo di orientamento è uno stimolo a pensare che, prima di mettere in discussione il nostro obiettivo e la nostra strategia, dovremmo continuare a lavorare ed affinare i metodi che ci siamo dati per raggiungerlo, avendo voglia di sperimentare sempre nuove soluzioni operative prima di decidere di “gettare la spugna”.

Per costruire servono legami

Le onde gravitazionali sono una bella e grande metafora per esprimere il concetto ed il ruolo dei legami.
Per la loro intrinseca natura, in funzione di quello che ho capito dal punto di vista fisico, le onde gravitazionali esprimono proprio il senso del legame tra la terra ed il resto dell’universo nel senso che testimoniano e permettono di “collegarci” ad eventi accaduti nell’universo anche a distanze siderali da noi sia nel tempo che nello spazio.
Quindi in assoluto l’onda è di per sé una forma di legame.
Ma mi viene di utilizzarle in questo caso anche perché il progetto di ricerca che c’è dietro le onde gravitazionali è una grande dimostrazione di come si possano ottenere risultati solo stabilendo dei legami forti di collaborazione tra discipline ed anche luoghi fisici molto diversi e distanti tra loro.
Lo stimolo, in questo senso, è di pensare maggiormente a quali sono tutti i legami che dobbiamo stringere e coltivare, soprattutto quando stiamo intraprendendo un progetto importante e sfidante, mentre la tendenza spesso è quella di isolarsi, ad esempio, non raccontando ad altri il proprio progetto per paura che ci rubino l’idea, che altri facciano al posto nostro, e così via.

Cosa significa ascoltare

L’ultima importante sollecitazione che mi viene dalle onde gravitazionali è quella dell’ascolto.
I ricercatori sono riusciti ad “ascoltare” le onde gravitazionali perché hanno messo a punto un poderoso sistema tecnico-scientifico che è in grado di isolare completamente gli interferometri, deputati ad intercettare le onde, da tutti gli altri rumori esterni.
In questo senso mi sembra che le onde gravitazionali siano una potente metafora della volontà e della capacità di concentrarsi sull’ascolto isolando tutto il resto.
Per pura coincidenza ho letto recentemente la riflessione di un filosofo che dice che non esiste al mondo nessuna costituzione che ci dà il diritto di essere ascoltati. Generalmente ci viene riconosciuto il diritto di esprimerci, ma nessuno può garantire che verremo ascoltati.
Lo stimolo che viene dalle onde gravitazionali può quindi essere di dedicare più tempo ad ascoltare davvero gli altri riuscendo a selezionare chi ascoltare ed a eliminare, nel momento in cui ci mettiamo in ascolto, tutte le distrazioni ed i rumori di fondo che altrimenti ci precludono la possibilità di intercettare davvero il pensiero dell’altro.
 
 
In attesa di conoscere quali potranno essere tutte le altre scoperte che si collegheranno, e che seguiranno, questa prima intercettazione delle onde gravitazionali mi piace ricordare una piccola poesia di Aldo Nove che mi fa pensare alla “benevolenza” dell’universo rispetto a questo progetto di ricerca:
 
 
“Il palcoscenico dell’universo
non richiede noi che siamo
il suo momentaneo pubblico,
ma non ci respinge. Ci lascia fare,
ci tollera, il cielo, in pace.”