Prima o poi siamo tutti assaliti dal dilemma di non sapere bene cosa fare nel nostro lavoro, dalla sensazione che le cose stanno andando diversamente da quello che abbiamo pianificato e desiderato, quello per cui abbiamo studiato o fatto sacrifici.
 
Non sapere cosa fare nella vita e specificatamente nel lavoro può generare sensazioni ed emozioni molto diverse che spesso si alleano generando un mix pericoloso: frustrazione, confusione, ansia, rabbia, impotenza, depressione.
Come possiamo affrontare questo problema senza farci stendere da questo super cocktail emotivo?
Ho provato a costruire qualche risposta traendo spunto da un post scritto nel 2012 nel blog della Harvard Business Review.
 
Una prima considerazione è che, se anche la rivista della blasonata università americana di Harvard affronta il tema di cosa fare nella vita, vuole dire che è davvero un problema molto diffuso che non riguarda solo i disoccupati delle economie in crisi come quella italiana.
 
Anche negli USA ci sono giovani che si sono preparati duramente, a costo di grandi sacrifici, e che capiscono che le cose nel lavoro non andranno come se le erano immaginate e non sanno cosa fare. Così come ci sono manager che hanno lavorato con grande impegno, ma che hanno perso il lavoro perché il sistema è diventato più competitivo e magari le nuove tecnologie hanno reso la loro competenza obsoleta, e non sanno cosa fare.
 
Il motivo per cui accade tutto ciò è che continuiamo ad immaginare che il nostro sistema si basi su un futuro in qualche modo prevedibile.

Prova a verificare se anche tu hai aderito a questo schema:
 
  • tu, o più spesso i tuoi genitori, insegnanti o capi, hai/hanno previsto come sarà il futuro;
  • ti sei (o ti hanno) costruito quindi un certo numero di piani per raggiungere questo futuro;
  • hai (o hanno) raccolto tutte le risorse necessarie per realizzare questi piani (istruzione, soldi, esperienza, etc.);
  • hai realizzato i piani aspettandoti che le cose andassero come avevi (avevano) previsto.

Ma in realtà scopri che i piani non hanno funzionato e non sai cosa fare…
 
Quale potrebbe essere un approccio diverso, più adatto ad un mondo sempre più incerto in cui non è possibile fare previsioni?
 
Il metodo suggerito dalla HBR si chiama “Act (Agisci), Learn (Impara), Build (costruisci), Repeat (ripeti) ed è tipico di molte esperienze imprenditoriali di successo.
Infatti gli imprenditori, spesso a differenza dei manager, sono più portati, in una situazione di incertezza, ad agire piuttosto che dedicare tempo in analisi, pianificazioni o previsioni.
 
Il metodo “Act, Learn, Build, Repeat” si sviluppa in questa sequenza:
 
  1. Parti da quello che desideri, che vorresti, che ti suscita un interesse (non necessariamente una passione forte, ma sicuramente qualcosa che ti piace)
  2. Fai un piccolo passo, ma il più veloce possibile, nella direzione dell’obiettivo che hai definito al punto (1)
  3. Rifletti su quello che hai imparato facendo quel piccolo passo e domandati: “quello che ho fatto mi porta più vicino o più lontano dal mio obiettivo? ho bisogno di altre risorse, e se si di che tipo? sono ancora convinto di voler raggiungere questo obiettivo?;
  4. Riparti dal punto 1 e vai avanti.
 
Si tratta di un approccio centrato sul fare, sul camminare per piccoli passi, ma che permettono di stare sempre in movimento verso un traguardo.
 
Provare a fare concretamente le cose rende più consapevoli di quello che si vuole e si può fare nel proprio lavoro. E’ un approccio forse intuitivo, ma in realtà non è così diffuso e molto spesso il rischio si corre è di rimanere paralizzati.
 
Quanto tempo dedichi, ogni giorno, a pensare a quello che vuoi e quanto a fare qualcosa di concreto che va in quella direzione?
Impara a fare ogni giorno un piccolo passo. Noi di Working room proveremo a suggerirtene sempre qualcuno nuovo. 
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