Qualche tempo fa ho visto una TED conference molto interessante tenuta da Tanya Menon, una professoressa di psicologia di Harvard, che fornisce una prospettiva originale in tema di networking su cui penso sia interessante riflettere.

Esperimento in aula

Un piccolo punto in comune tra me e la Menon riguarda l’osservazione fatta sulle abitudini sociali degli studenti universitari ed una decisione, inizialmente impopolare, che entrambe abbiamo preso nel lavoro di aula.
In un periodo in cui ho avuto il piacere di insegnare a studenti universitari dell’ultimo anno della facoltà di Psicologia delle Organizzazioni della Cattolica, a Milano, ho notato che molti di loro tendevano a sedersi sempre negli stessi posti, ad arrivare con gli stessi compagni, a fare break con le stesse persone. Erano anche abituati a fare dei lavori in gruppo scegliendosi sempre gli stessi compagni.
Personalmente sono partita dall’assunto che avrei dovuto aiutare gli studenti a prepararsi al loro imminente ingresso nel mondo del lavoro che avrebbe implicato, di fatto, la condizione di non poter scegliere con chi lavorare.
Pertanto ho preso la decisione di creare io, casualmente, i gruppi di lavoro senza far scegliere loro con chi stare. Si è trattata di una decisione inizialmente mal vista sia dagli studenti che da alcuni dei colleghi professori, i quali hanno lamentato che si sarebbe creato un precedente e che avremmo dovuto gestire le lamentele degli studenti e la loro demotivazione.
Ho tenuto ferma la mia decisione, spiegandone la motivazione, e devo dire che una delle maggiori soddisfazioni è stata di ricevere, alla fine del quadrimestre di lezioni, un feedback positivo dagli studenti i quali si sono dichiarati sia soddisfatti di essere riusciti a lavorare con chi non conoscevano o per il quale, peggio, nutrivano dei pregiudizi, e sia stupiti di aver conosciuto e trovato comunanze con persone che non immaginavano di poter trovare interessanti.
 
Ho raccontato questa piccola storia perché anche la Menon, nella sua TED, parla di come abbia osservato a lungo le scelte abitudinarie dei suoi studenti ed abbia deciso di studiare queste scelte riflettendo su come 
questa nostra tendenza a circondarci, ed a frequentare, solo chi ci piace rischia di creare un network di persone troppo simili a noi che non ci è di grande aiuto nei momenti di difficoltà, ad esempio quando stiamo cercando un nuovo lavoro.

L'importanza dei legami deboli

Se ho un network fatto da amici è, infatti, molto probabile che i loro amici siano anche i miei, e quindi non mi aiuteranno a creare nuovi legami che mi potrebbero essere utili nella ricerca di un nuovo lavoro.
Secondo la Menon, diversi studi dimostrano che, nella ricerca di lavoro, funziona ancora il passaparola, ma molto spesso quello più utile è attivato da persone che conosciamo poco, quelli che lei chiama i legami deboli, e non dai cosiddetti legami forti rappresentati dai nostri genitori, familiari, amici intimi, colleghi diretti. A suo parere
un network efficace è fatto di persone molto diverse da noi, che probabilmente non sceglieremmo a prima vista.
Questo tipo di persone possono essere il nostro biglietto per viaggiare in un universo sociale completamente diverso dal nostro.
E qui arriva un’altra parte importante del discorso della Menon. Si pone e ci pone la domanda del perché generalmente siamo più intraprendenti e curiosi nel voler conoscere l’universo fatto di luoghi, paesaggi, città, culture e del perchè, invece, siamo meno interessati a fare dei viaggi di scoperta di mondi sociali, diversi dal nostro, fatti da persone, magari anche vicine a noi, che però non sceglieremmo a prima vista perché vengono scartate in automatico dai nostri filtri sociali.
 
La provocazione di Menon è di imparare a non seguire i nostri filtri automatici, ed i nostri percorsi abituali, sia fisici che mentali, per scoprire quali avventure e scoperte potremmo vivere nell’universo sociale. Ad esempio potremmo cambiare l’orario in cui andiamo nel “solito” bar per conoscere persone diverse da quelle che incrociamo ogni giorno, oppure cambiare strada o mezzo per arrivare al lavoro e vedere persone diverse da quelle che incontriamo di solito, oppure andare ad una festa o ad un convegno e cercare di fare conoscenza con la persona che, a prima vista, è quella che ci piace meno o che addirittura ci sembra di detestare.
 
Secondo la Menon così facendo potrebbe accadere qualcosa di inaspettato e potremmo scoprire che questo nuovo tipo di persone può rendere più interessante il nostro network rispetto a quelli che sono molto simili a noi.
 
La questione, quindi, che ognuno potrebbe porsi, per iniziare a viaggiare nell’universo sociale è:
 
Cosa potrei fare per rompere le mie abitudini sociali?
 
Dare una risposta concreta e quotidiana a questa domanda potrebbe consentirci di avere un network più diversificato, fatto anche di legami deboli, da contattare e con cui parlare soprattutto nei momenti di crisi. Momenti, peraltro, in cui tendiamo tutti a ripiegarci in noi stessi, a rinchiuderci e a non considerare tutti i contatti potenziali che potremmo avere ed a cui potremmo chiedere aiuto.
 
“E’ singolare, ma a volte le persone meno probabili riescono a percepirci” (Margaret Mazzantini)