In questo avvio di nuovo anno vogliamo prendere a prestito alcune parole suggerite da Mario Benedetti, una delle persone che ci piacciono molto, scrittore uruguaiano, di origini italiane, scomparso nel 2007.
Nel suo ultimo libro dal titolo “Il diritto all’allegriaedito da Nottetempo, Benedetti riesce a far prevalere il suo ottimismo della volontà, dimostrando di poterlo fare scegliendo forme e modi, mai banali e retorici, ma capaci di ispirare grinta nonostante le difficoltà, i dolori e le assurdità che tutti noi sperimentiamo nel mondo.

Il diritto all'allegria

Benedetti scrive:
 
“Abbiamo diritto all’allegria.
A volte è fumo, nebbia o un cielo velato, ma dietro questi
contrattempi c’è lei, in attesa. Nell’anima c’è sempre una fessura a
cui l’allegria si affaccia con pupille vispe.
E allora il cuore si fa più vivace,
abbandona la quiete ed è quasi uccello.
L’allegria sopraggiunge dopo le assenze, alla fine delle nostalgie.
Quando ritroviamo ciò che amiamo e la sua unanime rivelazione,
è normale che la gioia ci abbracci e ci venga voglia di cantare,
anche se non abbiamo voce, anche se siamo rauchi dei dolori
passati,
Dopotutto l’allegria è in prestito, non ci appartiene,
è una piccola follia, un premio passeggero, ma ne godiamo come
se fosse nostra, come un guadagno, come una primavera della vita.”
Dopo aver letto queste parole mi è venuto in mente tutto quello che è accaduto nel corso del 2020 alle persone rispetto al loro lavoro, e credo che quello che ci è venuto a mancare, oltre all’allegria, che sembra una parola quasi “blasfema” da pronunciare in questi tempi, sia la progettualità.
 
Sembriamo tutti come paralizzati ed impossibilitati a progettare il nostro futuro lavorativo a causa del clima di incertezza e di crisi che respiriamo.
Allora ho pensato che potremmo riprendere le parole di Benedetti e sostituire la parola “allegria” con la parola “progettualità” e a me dà lo stesso effetto benefico.
Abbiamo tutto il diritto alla progettualità nel nostro lavoro, e possiamo e dobbiamo fare qualcosa per iniziare a riprenderlo in mano a partire da questi primi giorni del 2021, se non lo abbiamo ancora fatto.
Pensare a cosa poter fare di nuovo e di diverso; a chi ricontattare che ci possa dare una mano o un consiglio; a quali obiettivi porci, a cosa ci farebbe uscire dalla nostra “comfort zone”, ma forse è proprio lì che possiamo trovare pezzi del nostro futuro lavorativo; a cosa abbiamo imparato, anche nelle difficoltà e negli errori nel corso del 2020 e che possiamo mettere a frutto nel 2021, e così via.
Iniziare il 2021 difendendo l’allegria e la progettualità potrebbe essere una buona mossa
alla maniera di Benedetti, senza rose e fiori, ma guardando in faccia la realtà con coraggio e determinazione, proprio come ci suggerisce anche in questa poesia in cui, potremmo, come nel caso precedente, sostituire la parola allegria con la parola progettualità.
Grazie infinite Mario Benedetti.
Difendere l’allegria
 
Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive.
 
Difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo stupore e dagli incubi
dai neutrali e dai neuroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi.
 
Difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e dalla malinconia
dagli ingenui e dalle canaglie
dalla retorica e dagli arresti cardiaci
dalle endemie e dalla accademie.
 
Difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalla fatica
dall’obbligo di essere allegri.
 
Difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dal sudiciume
dalla famosa patina del tempo
dalla insolenza e dall’opportunismo
dai ruffiani della risata.
 
Difendere l’allegria come un diritto
difenderla da Dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle pene
dal caso
e anche dall’allegria.
 
 
Traduzione di Raffaella Marzano