“Domani è un altro giorno…"
è una celebre frase del film "Via col vento" ed è una frase che può essere letta in due modi opposti:
 
  • da una parte può essere un segno di saggezza rimandare a domani qualcosa che non si è potuto fare oggi ed anche di speranza che il domani sarà migliore;
  • dall’altra parte può essere anche un segno di arresa, di incapacità o non volontà di affrontare il problema che abbiamo oggi e che quindi rimandiamo a domani.
 
Nella realtà la maggior parte delle persone è afflitta dal problema di rimandare a domani tutta una serie di attività, per diversi motivi, ed ognuno si vive questa situazione con un maggiore o minore senso di colpa ed escogitando soluzioni diverse per gestire la propria “arte di rimandare”.
Studi scientifici danno evidenza che il rimandare è un problema in forte e costante aumento.
Il termine più diffuso, in realtà, è quello di procrastinare, ma io tenderò ad utilizzare se possibile il più semplice verbo di “rimandare”.
 
In linea generale, nonostante sia un problema sempre più diffuso e frequente, il dover rimandare qualcosa nel nostro lavoro produce, generalmente, una serie di emozioni negative: dalla rabbia al senso di colpa, dalla paura alla frustrazione.
 
La questione, quindi, è come imparare a gestire meglio queste situazioni cercando di ridurre il carico emotivo negativo, ed anche ad utilizzare questi momenti per generare, in realtà, degli apprendimenti utili su noi stessi ed il nostro lavoro.
 
Il primo punto da affrontare è quello di capire per quale motivo tendiamo a rimandare un’attività nel tempo, a non prenderla in mano ed affrontarla.
 
In linea generale
la spiegazione principale che diamo a noi stessi ed agli altri è quella che siamo oberati di lavoro
e che quindi non è fisicamente possibile realizzare tutte le attività che ci siamo prefissi e quindi siamo costretti a rimandarne alcune.
 
Questo può essere sicuramente vero, ma l’oggetto principe dell’”arte di rimandare” riguarda quelle attività che noi sappiamo essere prioritarie e importanti e che, nonostante tutto, rimandiamo.
 
Rispetto a questo caso più specifico, cioè a quello di rimandare qualcosa che pensiamo dovremmo fare perché prioritario ed importante, o che qualcuno ci ha addirittura chiesto espressamente di fare, propongo una classificazione di tre tipologie di motivazioni individuate dal Professore J. Ferrari di Chicago cui corrispondono altrettanti profili diversi di procrastinatori.
 
 
GLI INDECISI
Gli indecisi generalmente rimandano perché sono dei perfezionisti. In questo senso non affrontano la questione perché pensano che sia complessa e che devono avere un tempo ottimale per farlo, per concentrarsi per bene, altrimenti non riusciranno a fare un buon lavoro. Tendenzialmente si trovano in questa situazione anche perché vogliono fare tutto e non sanno decidere bene a cosa sia meglio dare priorità, non si assumono il rischio di tagliare, più pragmaticamente, qualcosa.
Questa tipologia di persone può tendere sia a rimandare il momento in cui prendere in mano il lavoro e sia il momento in cui, pur avendoci lavorato sopra, lo dichiarerà terminato e lo consegnerà, perché sarà sempre assalito dalla indecisione rispetto al fatto che il lavoro poteva essere fatto ancora meglio, sempre per via del perfezionismo imperante.
 
 
I PAUROSI
I paurosi generalmente rimandano perché temono fortemente un giudizio negativo degli altri rispetto al lavoro che dovranno svolgere. Sono persone che prendono molto seriamente i compiti e le responsabilità che vengono loro affidate, ma spesso temono di non essere all’altezza dell’incarico e di non riuscire a fare bene il lavoro.
 
 
GLI AMANTI DELL'ULTIMO MINUTO
Gli amanti dell’ultimo minuto sono quelli che rimandano per innalzare da soli il livello di adrenalina di cui hanno bisogno per essere più creativi o produttivi. Hanno generalmente un rapporto con il lavoro più leggero, nel senso positivo del termine, cioè meno ansiogeno e sono mediamente più sicuri di sé e delle proprie possibilità e risorse.
 
 
Altre due motivazioni molto frequenti che ci portano a rimandare un’attività importante o prioritaria sono:
  • l’attività che si deve fare non ci piace, non ci sentiamo motivati a farla;
  • non capiamo il senso del lavoro che dobbiamo fare, in realtà non ne riconosciamo il valore, l’utilità o l’importanza per noi stessi e/o per gli altri.
 
In entrambi i casi la reazione più diffusa è quella di provare a “scaricare” l’attività che non ci piace, o di cui non capiamo il senso, su qualcun altro, magari dicendo che abbiamo un carico di lavoro infinito ed altrettanto urgente ed importante, e solo se non ci riusciamo iniziamo a rimandarla al giorno dopo ed al giorno dopo ancora.
In linea generale, comunque, rimandare al giorno dopo non è mai una grande soluzione,
soprattutto quando riconosciamo che la motivazione ha a che fare con nostre paure, indecisioni, incomprensioni e non ad un semplice sovraccarico di lavoro. Il rimandare non farà quasi mai sparire quell’attività e prima o poi tornerà indietro come un boomerang anche se siamo riusciti temporaneamente ad allontanarla.
 
I consigli generali che si possono dare per evitare di rimandare l’attività se la motivazione alla base è una emozione negativa che la accompagna possono essere:
 
  1. Fermati a riflettere con maggiore attenzione su quale sia la reale motivazione che ti sta spingendo a rimandare l’attività: non ti piace? non ne hai capito il senso? hai paura di non riuscire a farla? ti sembra troppo complessa?
  2. Una volta individuata la motivazione principale occorre andarci ancora più a fondo per capire gli elementi specifici: che cosa in dettaglio non ti piace? Che tipo di paura specifica hai? Quali caratteristiche fanno si che ti sembri troppo complessa?
  3. Abbi comunque il coraggio di iniziare a prendere in mano l’attività da fare, di elencare tutto quello che andrebbe fatto, di stabilire i possibili tempi e metodi, di dividerlo in piccole parti più fattibili e sostenibili, di fare, in sostanza, almeno un lavoro di pianificazione prima di avviare l’esecuzione. Quando riesci a fare questo lavoro di pianificazione molto probabilmente scoprirai anche che l’attività che pensavi complessa o difficile o lunga, in realtà è più semplice di quello che paventavi. Se invece stai rimandando perché ritieni che l’attività non abbia un senso, una motivazione valida, allora occorre capire come e con chi affrontare meglio questa questione, magari riuscendo a riconfigurare o eliminare del tutto l’attività;
  4. Stabilisci un premio da darti quando sarai riuscito a completare il lavoro;
  5. Cerca degli alleati o qualcuno da coinvolgere per alleggerire il carico;
  6. Non ti etichettare comunque come un procrastinatore seriale perché finiresti per crederci e per farlo sul serio.
 
C’è comunque da dire che, nei casi più fortunati, il rimandare potrebbe anche consentire di far maturare avvenimenti o idee che possono rivelarsi molto utili per l’attività che si deve svolgere.
 
Mi sembra, quindi, che gli aspetti più importante da presidiare siano di:
 
  • guardare in faccia” l’attività che vuoi rimandare ed esaminarla un po’ per capirla meglio e per familiarizzare con lei;
  • capire se ci sono gli estremi per poterla seriamente rimandare (nel senso che non hai, ad esempio, una scadenza imposta da altri o se il tuo rimandare non influenza negativamente il lavoro di altri) oppure no;
  • fissarsi in ogni caso una scadenza plausibile ed un tempo di inizio e di fine e comunicarlo/negoziarlo eventualmente con altri per evitare di generare aspettative diverse negli altri;
  • sapere che il rimandare è una lotta molto più comune e frequente di quanto ti immagini e guardare comunque a tutto questo con una certa benevolenza e come una occasione reale per capire qualcosa in più su te stesso, sulle tue motivazioni e sul tuo lavoro.
E tu che voto ti dai nell’arte di rimandare?
Se vuoi vedere, in lingua inglese, un video molto divertente sull'arte di procrastinare clicca qui.