La parola competenza è una delle parole essenziali nel mondo del lavoro, ma il modo in cui la utilizziamo, e quello che pensiamo quando la pronunciamo, è spesso fuorviante e non ci aiuta a lavorare meglio.
Peraltro oggi, anche nel dibattito politico e sociale, inizia ad essere quasi un elemento di vanto il “non avere” competenze. Sembra preferibile arrivare ad un lavoro senza preparazione, immaginando che poi quello che serve si imparerà facendo oppure ci saranno altri che metteranno le competenze giuste.
Oppure, al contrario, quando pensiamo ad una persona di successo immaginiamo che dietro ci sia qualche talento, o qualche fortuna particolare, e rischiamo di non vedere le competenze che questa persona sicuramente ha messo in campo
Così come molte delle persone che cercano un lavoro pensano che non sia necessario, o possibile, per loro sviluppare delle competenze specifiche che servono proprio nel percorso di ricerca di un lavoro: da come scrivere il curriculum a come sostenere un colloquio a come capire e valorizzare i propri punti di forza, tanto per citare qualche esempio.
Infine, nel mondo del lavoro, tanti problemi che hanno origine proprio da una mancanza di competenze vengono spesso mascherati imputandoli al “carattere” delle persone.
Un mondo del lavoro che non mette al centro il tema delle competenze rischia di trasformarsi in un mondo di dilettanti allo sbaraglio con tutte le conseguenze negative in termini personali, produttivi e sociali.
Personalmente mi piace molto la parola “competenza” perché sta ad indicare qualcosa che ognuno può imparare, che si sviluppa con l’impegno, che ha il potere di trasformare la persona e di darle il potere di riuscire a fare bene delle attività.
Apprendere una nuova competenza può essere, per tutti, un motore di sviluppo e di cambiamento.
Ogni competenza contiene un insieme di conoscenze, di capacità, di esperienze, di abilità da utilizzare per affrontare situazioni nuove e per generare un valore positivo, cioè una utilità, per se stessi e per gli altri.
Partendo da questa definizione di competenza sarebbe anche più facile sfatare un altro mito, oggi molto in voga, quando si parla di lavoro e che riguarda la paura che l’intelligenza artificiale (macchine e computer) ruberà il lavoro agli umani.
Le competenze che possono sviluppare gli umani non saranno mai paragonabili a quelle delle macchine ed è proprio per questo che sarebbe ancora più importante iniziare a sviluppare competenze sempre più integrate e sofisticate.
Quando si parla di competenze, poi, c’è un’altra terminologia che è diventata ormai di gran moda anche in Italia, mutuata dalla lingua inglese, che distingue tra “hard” e “soft” skills (competenze).
Nel lessico comune per “hard skills” si intendono tutte le competenze di tipo tecnico-scientifico mentre per “soft skills” si intendono tutte le competenze comunicative e relazionali
 
La mia riflessione è che questa distinzione nasconda diverse insidie e che sarebbe meglio abbandonarla ed andare oltre.
Partendo già dal livello semantico distinguere tra “hard” (difficile, duro, forte) e “soft” (morbido, molle, delicato) introduce il rischio:
  • di stabilire una gerarchia di valori e di importanza: “forte” è migliore e più utile di “molle”;
  • di sancire una possibile e chiara distinzione tra competenze tecniche e competenze relazionali come se le prime possano anche svilupparsi in assenza delle seconde, senza vedere l’essenzialità di integrarle e tenerle insieme;
  • di fare delle facili associazioni tra mondo maschile (hard) e mondo femminile (soft);
  • di dare una interpretazione molto semplicistica delle “soft skills” in termini di bontà, comprensione, disponibilità, intelligenza emotiva mentre avere delle “forti” soft skills significa assertività, capacità di dire no, di dare feedback e di esporre efficacemente e con coraggio il proprio pensiero.
 

Per tutti questi motivi auspico che, donne e uomini, mettano al centro del proprio percorso di vita professionale il tema delle competenze, andando però oltre la attuale distinzione tra competenze hard e competenze soft.
Penso che sia necessario che ogni persona, indipendentemente dal tipo di lavoro che fa o che vuole fare, si impegni a sviluppare questa lista di competenze:
 

Conoscenze di strategia e di controllo di gestione

Sarebbe importante che ogni persona, rispetto al proprio luogo di lavoro, avesse la competenza di capire quale è il modello di business di quel luogo, quali sono i fattori strategici che possono determinare il successo o l’insuccesso, quali sono gli elementi economici grazie ai quali si sostiene quel luogo di lavoro perché questo tipo di comprensione permette di capire meglio il senso del proprio lavoro ed il ruolo che ognuno può avere nel favorire il successo strategico ed economico della organizzazione per cui lavora.

Competenza negoziale in logica "win win" (io vinco, tu vinci)

Ogni giorno nel lavoro siamo sollecitati a dover negoziare qualcosa con gli altri, quando dobbiamo negoziare l’auspicio che molti hanno è di vincere una battaglia in una logica “io vinco, tu perdi” mentre sarebbe molto utile se tutti imparassimo a capire come impostare la negoziazione allargando il campo di gioco e facendo in modo di vincere da entrambe le parti.

Competenza di valorizzare il proprio lavoro e quello degli altri

Ognuno dovrebbe avere la capacità di individuare quali sono gli elementi del proprio lavoro che vanno fatti capire e vanno valorizzati agli occhi degli altri, quali sono, quindi, gli indicatori da presentare agli altri per far capire che si sta facendo un buon lavoro.

Proattività

E' la capacità di fare delle proposte e di presentare delle idee: ognuno dovrebbe e potrebbe porsi la domanda di quali sono idee, progetti, soluzioni che può proporre e presentare agli altri nel proprio luogo di lavoro e che possono rappresentare delle opportunità di miglioramento per tutti.

Capacità di imparare dagli errori

Ogni giorno si commettono tanti errori e si incontrano diverse difficoltà, ma se tutti diventassimo più bravi a reagire positivamente agli errori, senza sensi di colpa, e con la capacità di imparare la lezione riusciremmo a trasformare gli errori in fonti importanti di miglioramento.

Capacità negativa

E' la capacità di stare e lavorare in contesti negativi senza farsene contagiare diventando a nostra volta incerti e negativi: si tratta di una sorta di “vaccino” rispetto al contagio della negatività, che non vuol dire mettere la maschera del pensiero positivo, ma che vuol dire avere la competenza di valutare, riflettere ed affrontare la realtà per quella che è senza drammatizzare, colpevolizzare, denigrare gli altri ed assumere comportamenti negativi, depressivi, ansiogeni;

Capacità di integrare e valorizzare le diversità

in una logica di networking, anche tra maschile e femminile e di costruire alleanze: anche se è più facile e confortante pensare che lavoreremo meglio con chi è simile a noi è scientificamente dimostrato che i lavori migliori si ottengono integrando diversità e sviluppando la capacità di tenere insieme approcci, visioni, metodi diversi tra loro.
Personalmente ritengo che sarebbe molto importante che, donne e uomini, avessero voglia di sviluppare questo tipo di competenze e penso anche che le donne possano e debbano dare un contributo significativo ad un cambio di approccio culturale rispetto al tema delle competenze per come ne ho parlato.
Faccio questa affermazione perché penso che:
 
  • le donne sono la metà della forza lavoro potenziale, quindi hanno un potere ma anche una possibilità ed una responsabilità;
  • le donne hanno un ruolo importante nel sistema educativo, sia in famiglia che fuori, e quindi possono incidere in un cambiamento culturale rispetto al tema delle competenze;
  • le donne hanno un livello di istruzione mediamente più alto di quello degli uomini che potrebbero usare ancora di più per promuovere questo cambiamento culturale;
  • le donne allenano già molte delle competenze che ho citato prima al di fuori del mondo del lavoro (in famiglia e nella società);
  • se le donne non diventano autrici di cambiamenti positivi non ci sarà alcun cambiamento nel mondo del lavoro o sicuramente quelli che ci saranno continueranno ad essere sfavorevoli per le donne.
 
Penso anche che le donne, ma anche gli uomini, per favorire un cambiamento positivo rispetto al tema delle competenze, dovrebbero partire da:
  • la consapevolezza di dover riscrivere molte delle regole del gioco presenti nel mondo del lavoro;
  • imparare a sviluppare competenze negoziali per ottenere il cambiamento;
  • abbandonare il mito della preparazione/perfezione;
  • imparare a non prendere le cose sul personale o troppo sul serio;
  • dedicare tempo alle conoscenze tecniche ed economiche e poi sviluppare capacità di delega e di organizzazione del lavoro;
  • creare tavoli di lavoro davvero misti tra uomini e donne;
  • definire nuovi indicatori che segnalino il valore del lavoro (integrando quelli economici ma senza demonizzarli);
  • coltivare fiducia in se stessi e negli altri;
  • pensare in grande ed avere obiettivi ed ambizioni.
 
Ci sono quattro chiavi necessarie che rendono il genio, o meglio la collettività dei geni, una superpotenza: le quattro D: la diversità di idee, il discernimento, il disordine (perché dal caos arrivano sempre flussi positivi di innovazione) e il disagio, cioè la spinta creativa nata dalla necessità. (Eric Weiner)