Non finirò mai di stupirmi del fatto che la maggior parte delle persone tende a lamentarsi della propria situazione lavorativa, ma a dedicare davvero poco tempo a riflettere, ragionare su quello che possa fare per migliorare le cose, o per analizzare con calma verso quali tipi di lavoro potrebbe essere più portata o interessata, o per capire cosa possa fare di concreto per trovare o costruire un lavoro più in linea con le proprie esigenze ed aspettative.
 
Il mio stupore aumenta poi nel constatare che, sempre la maggior parte delle persone, lamenta di non avere mai tempo per dedicarsi a questo tipo di riflessione, ma per qualche strano motivo, durante i mesi “estivi”, si assiste ad un calo generale di interesse per tutte le tematiche legate al lavoro e le persone sono più attente a temi leggeri, di svago, di vacanze, invece che a investire tempo per riflettere con maggiore calma sul proprio lavoro.
 
Partendo dal presupposto che forse non riuscirò mai a risolvere questo mistero, io mi permetto di suggerire agli amici di Working room, di dedicare proprio il tempo dei mesi estivi per pensare maggiormente al proprio lavoro, magari valutando se hanno già fatto, o possono fare, una delle 28 cose che a mio parere sarebbe importante realizzare almeno una volta nella propria vita lavorativa.
 
Sono cose che, se fatte, penso aumentino sia la soddisfazione della persona rispetto al proprio lavoro e sia la sensazione di avere in mano la propria vita lavorativa. Molte di queste sarebbe, peraltro, auspicabile, che si facessero anche più di una volta…. Preciso che l’elenco che presento non è in ordine di importanza, ma è solo l’ordine in cui si sono aperti i “cassetti” nel mio cervello, anche sulla base delle recenti esperienze ed osservazioni che sto vivendo con i tanti confronti o domande che riceviamo attraverso il nostro sito. Per ogni punto farò solo un breve commento, per lasciare una traccia di ispirazione e, mi auguro, di attivazione!

1. Mettersi nelle condizioni di chiedere ed ottenere un aumento di stipendio

Ci sono persone che possono passare tutta la vita nella speranza di ottenere un aumento di stipendio, senza avere mai il coraggio di chiederlo, ma pensando di averne tutto il diritto ed accumulando per questo progressivamente rancore o demotivazione.
Ci sono persone che ottengono aumenti di stipendio, o passaggi di carriera, senza che lo abbiano chiesto, per i meriti che hanno conseguito e perché, evidentemente, appartengono ad aziende che premiamo il merito.
Ma credo che la maggiore soddisfazione si abbia quando si ha il coraggio, la determinazione e la volontà di chiedere direttamente, ed ottenere, un aumento di stipendio, essendo in grado di argomentare, comunicare, negoziare. Almeno una volta nella vita credo sia importante riuscire a farlo ed è quel tipo di aumento che riesce a dare un sostegno davvero importante alla propria autostima.

2. Fare una seria analisi delle proprie competenze e decidere come valorizzarle

Molte persone arrivano anche ad un certo livello di seniority senza avere messo completamente a fuoco quali e quante competenze hanno. Non riescono a nominarle in maniera specifica e quindi anche a valorizzarle, oppure tendono a darle totalmente per scontante, salvo poi lamentarsi che anche gli altri lo fanno e, quindi, non danno loro i giusti riconoscimenti.
Fare una analisi di tutte le competenze che si possiedono, metterle per iscritto, essere in grado di associare ad ogni competenza degli esempi di vita lavorativa vissuta, capire come raccontarle bene agli altri è un dovere che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri che non possono, per telepatia, conoscerci e valorizzarci se non siamo noi per primi a farlo nella maniera corretta.

3. Fare una mappatura del proprio network e stabilire come nutrirlo ed ampliarlo

Il nostro network, cioè il numero e la tipologia di contatti che possiamo utilizzare a fini lavorativi, è uno dei fattori più importanti che abbiamo per il nostro lavoro. Anche in questo caso sono davvero poche le persone che, in maniera metodica, fanno una mappatura completa del proprio network (da non confondere con l’elenco, ad esempio, dei contatti che si hanno su LinkedIn), riescono a valutare quanto questo network sia coerente con le proprie aspettative lavorative e riescono a definire degli obiettivi per alimentare questo network, per cambiarne se del caso la conformazione a livello di numerica o di tipologia, e per utilizzarlo al meglio per sostenere il proprio lavoro.

4. Analizzare con metodicità su cosa investiamo realmente il nostro tempo lavorativo

Un esperimento davvero utile per essere più consapevoli su come investiamo il nostro tempo lavorativo è quello di prendersi almeno una settimana di tempo, ma l’ideale sarebbe trenta giorni, e contabilizzare con metodicità a quali tipologie di attività dedichiamo il nostro tempo per poi valutare se il quadro che ne esce fuori è più o meno coerente con le priorità lavorative che ci siamo dati. A volte i risultati di questo esperimento possono essere molto sorprendenti ed essere di grande aiuto per riformulare completamente l’organizzazione della propria giornata lavorativa e delle proprie priorità scoprendo, spesso, che non è il tempo che ci manca, ma che lo investiamo su attività sbagliate.

5. Prenderci un periodo di pausa e di riflessione

Credo sinceramente che tutti dovrebbero avere l’opportunità di prendersi, prima o poi, un periodo di pausa dal proprio lavoro almeno di un paio di mesi. Non si tratta di non fare nulla, ma di prendere una distanza da quello che si sta facendo, soprattutto per le persone che fanno da lungo tempo uno stesso tipo di lavoro e/o in una medesima organizzazione. Un periodo di “stacco” è anche un periodo di “distacco” che può consentire di guardare il proprio lavoro da una prospettiva diversa e di tornare, poi, al lavoro con maggiori energie e con nuove idee.

6. Costruirci una nostra autovalutazione e confrontarla con quello che gli altri pensano di noi

E’ molto utile farsi una autovalutazione strutturata delle proprie competenze e dei risultati che si sono raggiunti con il proprio lavoro e poi confrontarla con il parere di altre persone anche perché solitamente tutti noi erriamo nella nostra autovalutazione, o per difetto o per eccesso. Dal confronto può nascere una valutazione più realistica che ci può aiutare ad andare avanti nel lavoro, ma è anche un modo per attivare una valutazione senza aspettare che gli altri (cioè i capi) la facciano, perché questa è una delle attività su cui i capi sono più incompetenti, o latitanti, e quindi si rischia di passare un’intera vita lavorativa senza avere una seria valutazione del proprio lavoro.

7. Chiederci cosa ci piace davvero di quello che facciamo e cosa non ci piace e perchè

Il mondo del lavoro rischia di farci diventare tutti degli “automi”, scusate la provocazione, in molti casi perché spinti anche da un senso di responsabilità, in cui lavoriamo senza domandarci se quello che stiamo facendo ci piace davvero, o pensando che questo tipo di domanda non sia tra quelle “ammissibili”. Io penso che, ad un certo punto, sia una domanda da farsi, ed a cui rispondere con calma, con un certo tempo, senza fretta, ma mettendo la risposta per iscritto, e cercando di ragionare su quello che ne viene fuori.

8. Prenderci del tempo per capire quello che davvero vorremmo fare e cosa potremmo fare per ottenerlo

Anche questa è una domanda che raramente ci facciamo, magari rimane nella testa, ma difficilmente la mettiamo su un foglio di carta e poi scriviamo le risposte con il rischio che la vita lavorativa ci scivoli via senza riuscire a fare quello che davvero avremmo voluto.

9. Trovare il modo per intervistare con curiosità chi fa un lavoro che ci piacerebbe fare

Tanti avrebbero anche delle idee su quello che gli piacerebbe fare di lavoro, ma poi rimangono delle idee vaghe, poco approfondite e quindi con il rischio di forti idealizzazioni senza alcuna concretezza dietro. Sarebbe utile, per ognuno, togliersi lo scrupolo di capire davvero cosa c’è dietro un lavoro che gli piacerebbe fare, scoprire cosa significa farlo ogni giorno, quali attività compongono una giornata di lavoro tipo, quali problemi si affrontano. Per fare questo tipo di indagine, magari, si può molto semplicemente intervistare qualcuno che quel lavoro lo fa già.

10. Analizzare con lucidità i vincoli che dobbiamo gestire e quelli che possiamo aggirare in nome del nostro lavoro

Un grande architetto ha detto che nessun progetto si fa in assenza di vincoli e vale lo stesso per il lavoro. L’abilità di tutti sta nel capire quali sono i vincoli che dobbiamo gestire, accettarli e capire come affrontarli, mentre molte persone, quando parlano del lavoro tengono in scarsa considerazione il sistema di vincoli o li considerano solo in una logica un po’ vittimistica.

11. Essere un buon alleato per qualcuno e trovarsi dei buoni alleati

Penso che uno dei maggiori riconoscimenti di stima, e quindi di autostima, possa essere quello di essere riconosciuto come un buon alleato da parte di altri nel lavoro e credo anche che sia importante avere un buon numero di alleati su cui poter contare. Anche la capacità di costruirsi alleanze è un indicatore di successo nel lavoro.

12. Analizzare il mercato del lavoro e decidere di sviluppare una competenza altamente innovativa

Il mercato del lavoro è in continua evoluzione, qualunque lavoro si faccia sarebbe importante essere in grado di analizzare il proprio settore e decidere di sviluppare una competenza innovativa per il settore in cui si lavora, altrimenti si rischia di diventare obsoleti.

13. Perdonarci gli errori, ma apprendere da quelli più grossi che abbiamo fatto

Gli errori fanno parte delle regole del gioco, così come gli apprendimenti che possiamo generare dagli errori che rendono, a quel punto, il gioco interessante da giocare. Fare l’elenco degli errori e degli apprendimenti può essere un segno di grande umiltà e di grande intelligenza.

14. Ringraziare le persone che ci hanno dato una mano

Ognuno ha qualcuno a cui dovrebbe dire grazie per quello che ha imparato nel lavoro, o per la mano che ha ricevuto in un momento difficile. Scrivere una bella lettera di ringraziamento, cioè lasciare traccia della propria gratitudine può essere un gesto importante da fare per se stessi e gli altri.

15. Chiedere scusa alle persone verso cui siamo stati ingiusti (anche senza volerlo)

Capita a tutti di fare questo tipo di errori, rimediare chiedendo scusa è anche questo un gesto doveroso ed un segno di umiltà e di intelligenza.

16. Tenere un diario delle idee più audaci ed ambiziose

Tutti dovremmo tenere un diario “segreto” delle idee più audaci, pazze, ambiziose che riguardano il nostro lavoro. Non vuol dire avere l’obbligo di realizzarle tutte, ma vuol dire autorizzarsi a dare libero sfogo alla nostra voglia, al nostro desiderio e magari qualcuna di queste idee potrebbe anche diventare realtà, se continuando a rileggerla ci fa sempre battere il cuore e fa muovere il cervello.

17. Avere la faccia tosta di presentare un proprio progetto/idea/iniziativa

E’ naturale che al lavoro portiamo avanti idee e progetti di altri, ma credo anche che ogni persona, indipendentemente dal tipo di lavoro che fa, potrà trovarsi nella possibilità, prima o poi, di poter mettere la faccia o la firma su una propria idea, proposta, piccola o grande che sia. Farsi avanti, dire la propria, avere spirito di iniziativa.

18. Saper dire di NO a qualcosa che non ci convince per non scendere a compromessi

Il senso di responsabilità ci porta molto spesso ad assecondare quello che ci viene richiesto, ma è anche importante saper dire di no quando lo reputiamo necessario, sia nelle piccole che nelle grandi cose, mentre spesso le persone finiscono schiacciate dalla difficoltà a non riuscire mai a dire no e questo crea un peso eccessivo a livello di attività, sensi di colpa, etc.

19. Sviluppare una competenza eccellente in qualche ambito

Ognuno può essere eccellente in qualche competenza, diventarlo e farlo capire agli altri è fondamentale per l’autostima e l’autorevolezza che sono due pilastri importanti per la soddisfazione nel lavoro.

20. Avere il coraggio di dichiarare le proprie aspettative ed ambizioni

Molti hanno la pretesa che gli altri capiscano “magicamente” o telepaticamente le proprie aspettative ed ambizioni, mentre è necessario avere il coraggio di dichiararle, anche a costo di sentirsi dire dei “no”.

21. Fare seriamente il lavoro di altri almeno per una settimana

Mettersi nei panni degli altri non è una questione solo metaforica, credo che in molti lavori, e soprattutto per chi occupa ruoli di responsabilità, ma anche tra colleghi, fare quella che sia chiama “job rotation” possa essere davvero utile perché è un modo per capire concretamente le difficoltà ed i punti di vista dei lavori altrui.

22. Aiutare qualcun altro a crescere

Credo che ognuno dovrebbe, nella sua vita lavorativa, porsi l’obiettivo di far crescere professionalmente almeno un’altra persona trasferendo seriamente ad altri tutto il proprio sapere e la propria esperienza con generosità.

23. Festeggiare un successo professionale e condividerlo con altri

E’ importante anche dirsi “bravi” quando si fa qualcosa di importante, celebrare dei traguardi e condividere il proprio successo con gli altri. Dare sempre tutto per scontato, o dovuto, non è sempre segno di modestia.

24. Tollerare e gestire l'incompetenza della prima volta

Per fare carriera bisogna accettare che si farà un lavoro per la prima volta e per il quale, quindi, si sarà naturalmente incompetenti e questa incompetenza va gestita senza sentirsi in colpa e senza farla pesare sugli altri o su se stessi (rinunciando al nuovo incarico).

25. Fare una "pazzia" in nome del proprio lavoro

Il lavoro è anche passione e come tale sarà impossibile non fare qualche pazzia, qualche gesto audace, qualche trasgressione, che magari non ci porterà dove volevamo, ma che ci darà qualche apprendimento.

26. Scegliere con reale autonomia il lavoro da fare e con chi lavorare

Molti lavori non li scegliamo, ma ci scelgono. Accade a tutti, soprattutto agli inizi quando ci sembra “brutto” non accettare una certa offerta, o perché subiamo l’influenza di genitori, amici, etc. Ma sarebbe importante che nel corso di una carriera lavorativa almeno un lavoro sia frutto di una scelta più autonoma della persona, che non vuol dire che necessariamente sarà la scelta migliore, ma è importante prendere anche delle decisioni senza sentirsi troppo condizionati da altri.

27. Riannodare una relazione di lavoro abbandonata o finita male

Capita nella vita lavorativa di tutti che qualche relazione vada storta, ma forse almeno una merita di essere riannodata perché con il tempo, e con il senno di poi, la storia potrebbe dirci che “noi e quella persona” meritiamo una seconda occasione.

28. Uscire bene di scena

Quando si chiude una relazione di lavoro, si finisce un incarico o si termina una carriera lavorativa sarebbe ideale riuscire a “uscire bene di scena”, finire bene, perché questo aiuta la persona a mettere con serenità la parola fine ed a voltare pagina. Ci vuole attenzione anche a come si finiscono le cose, mentre tante volte le uscite di scena sono frettolose, distratte, rancorose e rimane qualcosa dentro che fa male, prima di tutto, alla persona stessa.