La maggior parte delle persone tende a pensare che la propria soddisfazione rispetto al lavoro dipenda, in larga parte, dall’ambiente di lavoro in cui si troveranno ad operare, o per i liberi professionisti, dal tipo di clienti e progetti di cui si occuperanno.
Questa convinzione appare sin dalle prime fasi della vita lavorativa e perdura a lungo, come dimostrano le tante lettere di motivazione o di accompagnamento ai CV in cui i candidati scrivono frasi del tipo: “mi piacerebbe lavorare in un ambiente stimolante”, oppure “penso che un ambiente dinamico come il vostro possa consentirmi di dare il meglio di me” e così via…
 
Peraltro, quando le cose vanno male, cioè quando le persone sono insoddisfatte del loro lavoro, tendono nuovamente ad attribuire i motivi della loro demotivazione ed insoddisfazione all’ambiente poco stimolante, ai contenuti di lavoro non in linea con le loro aspettative, ai colleghi o capi poco collaborativi, ai clienti che non capiscono il valore del lavoro che c’è dietro una determinata prestazione, etc..
 
Ovviamente tutte queste considerazioni sono giuste, ed è vero che l’ambiente esterno ha una influenza sul nostro modo di lavorare e sulla nostra soddisfazione, ma
molto più difficilmente le persone tendono a correlare la propria visione del lavoro e della loro soddisfazione anche rispetto alla propria fase evolutiva di vita personale
e provo a spiegarmi meglio su questo punto.
 
Personalmente non ritengo che si possa fare una scissione tra chi siamo come persone fuori dal lavoro e chi siamo come persone al lavoro, come invece alcuni pensano. Credo, al contrario, che la nostra vita personale, psichica, emotiva influenzi, nel bene e nel male, la nostra vita lavorativa e viceversa, in uno scambio continuo di interazioni di cui possiamo essere più o meno consapevoli.
 
Penso anche che aumentare la consapevolezza su come interagiscono le nostre fasi di vita personale rispetto a quelle di vita lavorativa sia importante per cercare di:
 
  • avere una visione più realistica del lavoro e quindi delle aspettative che possiamo riporre nei confronti del lavoro;
  • prendere delle scelte più soddisfacenti rispetto al nostro lavoro;
  • prevedere con maggiore efficacia quello che ci potrebbe accadere nella interazione tra vita personale e vita lavorativa e cercare di mettere in atto delle strategie per evitare troppe influenze negative.

Le false convinzioni rispetto alla soddisfazione lavorativa

La nostra soddisfazione lavorativa è talmente condizionata dalla nostra soddisfazione a livello di vita personale che risultano, nella maggior parte dei casi, assolutamente inutili nella loro efficacia (nel lungo periodo) fattori di soddisfazione quali:
  • il lavorare per un’azienda prestigiosa e famosa;
  • l’avere un buon stipendio;
  • l’avere un ruolo di alto profilo;
  • l’avere degli ottimi colleghi o un capo che investe su di noi
se questi fattori non collimano con uno stato di sufficiente positività a livello di vita personale.
 
Possiamo tutti averlo constatato su noi stessi o su altre persone che abbiamo visto insoddisfatte pur avendo un buon stipendio, o altro.

Alcuni avvertimenti prima di iniziare a descrivere le fasi

Un primo avvertimento è che, come in una sorta di percorso ad ostacoli, nelle varie fasi della vita lavorativa che si intrecciano con quella personale, se già dai primi passi l’interazione inizia a funzionare male, si rischia di portarsi tracce negative anche nelle fasi successive e diventa sempre più complesso (ma non impossibile) raddrizzare la rotta.
Per questo motivo cercherò di individuare le diverse fasi della vita lavorativa evidenziando per ognuna quali potrebbero essere approcci “più salutari” e quali “più negativi” che andrebbero evitati per non “contaminare” le fasi successive.
 
Un secondo avvertimento riguarda la successione delle fasi, in cui io seguirò una sorta di progressione lineare, legata essenzialmente alle fasi dell’età anagrafica (dall’ingresso da giovani nel mondo del lavoro, fino al pensionamento), ma nella realtà di oggi può sempre più spesso accadere che alcune persone si trovino, anche in età più avanzata, a dover affrontare una sorta di “ripartenza” e quindi a ripetere alcune fasi indipendentemente dall’età che hanno, ad esempio perché sono state lontane dal mercato del lavoro per tanto tempo (per maternità, o per una malattia, o per un lungo periodo di disoccupazione), oppure perché si trovano a dover cambiare completamente il tipo di lavoro che fanno.

1. La fase della prefigurazione della realtà

E’ la fase in cui non si è ancora iniziato a lavorare e ci si prefigura come sarà il mondo del lavoro. Essenzialmente la si attraversa da giovani, ma possono provarla anche persone di età più avanzata che non hanno mai lavorato fino ad un certo punto della loro vita e che poi, per necessità o altri motivi, si trovano a doverlo o volerlo fare, oppure persone che, pur avendo già lavorato, cambiano completamente contesto, settore, paese, etc.
In linea generale l’attenzione principale da porre in questa fase è quella del rischio delle “idealizzazioni” e, quindi, di prefigurazioni molto lontane da quelle che poi si incontreranno nella realtà, oppure, al contrario, il rischio di “pregiudizi”, che anche in questo caso possono rendere l’impatto con la realtà più complesso.
 
Suggerimenti su cosa fare in questa fase
  • Prendere più informazioni possibili, e da fonti varie, sul tipo di lavoro che si vuole fare o sul luogo di lavoro in cui si vorrebbe andare parlando con persone che conoscono da vicino le cose (cioè fanno già quel lavoro, o lavorano già in quella organizzazione). L’attenzione in questo caso è sempre di prendere informazioni facendo domande aperte e chiedendo davvero a più persone diverse per non incorrere nella visione unica (positiva o negativa che sia) di un solo soggetto.
  • Provare a costruire una pre-visione dei vari pro e contro che avrà quel tipo di lavoro e cercare già di capire come si potranno valorizzare i pro e gestire i contro (cercando così di non farli dilagare).
  • Prepararsi a fare una serie di domande durante un possibile colloquio di lavoro per capire meglio la situazione che vi troverete ad affrontare.
  • Se sei un libero professionista costruire un tuo business plan e sottoporlo alla valutazione di qualche esperto.
 
Suggerimenti su cosa non fare in questa fase
  • Coltivare, in autonomia, visioni estremistiche vedendo solo gli aspetti positivi o negativi di un determinato lavoro e costruendo su queste visioni pre-visioni conseguenti che influenzeranno sicuramente l’impatto con la realtà.
  • Non prendere informazioni e non dimostrare sincera e autentica curiosità verso il lavoro che si andrà o che si vuole fare.
  • Non prepararsi al colloquio e non fare domande sull’organizzazione e sul tipo di lavoro che si andrà a fare.
  • Fare confronti con altri ambienti, tipi di lavoro se ne hai già fatti altri.
  • Partire con la libera professione senza un business plan e senza una chiara idea del proprio modello di offerta.

2. La fase dell'impatto con la realtà

E’ la fase in cui si inizia davvero a lavorare ed è statisticamente provato che, nella maggioranza dei casi, dopo alcuni giorni di possibile euforia (anche se in alcuni casi non ci sono neanche questi), si passa molto velocemente ad una fase di delusione che nasce dal confronto tra le aspettative che si erano generate nella fase 1 e quello che si vede nella realtà. Tanti lamentano che il ruolo effettivo non era quello che gli era stato promesso, molti giovani si sentono “sprecati” in ruoli in cui pensano che non sia valorizzato il loro potenziale, alcuni arrivano a pensare di aver sbagliato gli studi che li hanno portati ad un lavoro diverso da quello che immaginavano, altri si trovano ad aver accettato, pur di lavorare, un lavoro che non era quello “sognato” e che non gli piace. Molti lamentano di non avere un inserimento corretto e di essere “buttati” in piscina senza alcun supporto. Nel frattempo nella vita personale queste persone attraversano, probabilmente, una fase in cui hanno grandi aspettative di autonomia (ad esempio economica), di riconoscimento del loro valore (magari dopo tanti sacrifici fatti dedicandosi agli studi o alla famiglia) e queste aspettative confliggono con l’impatto con la realtà con il rischio di creare un senso di forte disagio e frustrazione, tanto che molti possono anche decidere di abbandonare subito.
 
Suggerimenti su cosa fare in questa fase
  • Tenere un diario di bordo e registrare tutto quello che accade e che si prova.
  • Cercarsi degli alleati con cui confrontarsi rispetto alle difficoltà che si incontrano.
  • Lasciarsi stupire dalla realtà senza pregiudizi e cercare di tradurre ogni esperienza (positiva o negativa) in termini di apprendimento.
  • Darsi un tempo per capire senza voler “strafare” o farsi prendere dall’ansia da prestazione.
  • Fare più domande possibili per capire a fondo la realtà che si sta vivendo.
  • Se si è un libero professionista fare degli esperimenti per capire se le attività che si stanno proponendo sono giuste ed eventualmente correggere il tiro.
 
Suggerimenti su cosa non fare in questa fase
  • Non trarre conclusioni affrettate (nel bene o nel male).
  • Non isolarsi e non fare tutto da soli.
  • Non perdere la concentrazione su quello che si sta facendo (anche se ci sembra che non ci stia piacendo) ed anzi cercare di fare meglio proprio quello che non ci piace.

3. La fase dell'inserimento e dello sviluppo

E’ la fase in cui la persona, se non ha desistito dopo l’impatto con la realtà, riesce a vedere con un maggiore realismo i pro ed i contro della situazione lavorativa che sta vivendo e riesce anche a valorizzare maggiormente gli aspetti positivi ed a contenere quelli negativi. In questa fase la persona dovrebbe riuscire ad avere maggiore fiducia sulle proprie capacità e competenze ed avere più chiarezza sul ruolo che è chiamato a svolgere e sulle opportunità di crescita che può avere. A livello personale le persone attraversano un momento in cui sperano che la stabilità lavorativa permetta loro anche di avere una maggiore stabilità personale e di poter concretizzare progetti come comprare una casa, creare una famiglia, avere più disponibilità per viaggiare o per altri svaghi e così via. Con questo spirito le persone tendono ad investire il massimo delle loro energie nel lavoro sperando di veder riconosciuto il loro valore sotto vari fronti (promozioni, apprezzamenti, aumenti di stipendio, etc.).
 
Suggerimenti su cosa fare in questa fase
  • Dare il massimo, ma concordando sempre con gli altri su cosa far convergere le proprie energie per evitare dispersioni su obiettivi non condivisi.
  • Dosare, comunque, il proprio tempo per prevenire situazioni di “burn out”.
  • Essere attenti a dove sta andando l’organizzazione, il settore, i clienti e quali sono le esigenze emergenti.
  • Definire bene il proprio ruolo ed il proprio metodo di lavoro e chiarirlo agli altri.
  • Fare networking.
 
Suggerimenti su cosa non fare in questa fase
  • Non essere troppo concentrati su se stessi perdendo di vista cosa accade nel mondo esterno.
  • Non strafare.
  • Non crearsi delle aspettative di sviluppo senza confrontarsi con altri.

4. La fase della crisi di mezza età

E’ la fase in cui molte persone vanno in crisi sia rispetto alla propria vita personale che a quella lavorativa. Oggi definire di preciso dove si colloca, anagraficamente, la mezza età, è più complicato rispetto al passato, perché sia la vita media che quella lavorativa si stanno allungando. Possiamo dire che ci si sente nella “mezza età” quando si avverte che il tempo non è illimitato e che occorre essere più bravi a fare un buon uso del tempo che abbiamo a disposizione.
Molte persone vanno in crisi perché, sia nella vita personale che in quella professionale, non vedono realizzati gli obiettivi che si erano prefissi. Alcuni matrimoni vanno in crisi, alcune promozioni non arrivano, anzi si presentano nuovi concorrenti all’orizzonte, e così via. Molti sembrano accorgersi di fare un lavoro che non era quello dei propri sogni giovanili, o quantomeno un lavoro che non valorizza le loro capacità e competenze, ma temono di non riuscire a poter cambiare il proprio percorso e si sentono, quindi, in una sorta di trappola (fisica ed emotiva). A livello fisico si avvertono le prime fragilità e tutto questo potrebbe non aiutare la lucidità rispetto al rapporto con il lavoro.
 
Suggerimenti su cosa fare in questa fase
  • Chiedere aiuto se ci si sente in difficoltà.
  • Riflettere bene sulle proprie competenze, su cosa si potrebbe fare per valorizzare meglio o diversamente, o su quali nuovi competenze si potrebbe sviluppare.
  • Utilizzare con oculatezza il proprio tempo e le proprie energie.
  • Puntare più alla qualità del proprio lavoro che alla quantità.
 
Suggerimenti su cosa non fare in questa fase
  • Non chiudersi in se stessi.
  • Smettere di investire sul miglioramento continuo delle proprie competenze.

5. La fase della accettazione o della innovazione

E’ la fase che decreta il modo in cui si è usciti dalla crisi della mezza età e le due possibili strade (estremizzando) possono essere o quella di accettare dove si è arrivati, a livello lavorativo, fermandosi sostanzialmente lì ed aspettando di andare in pensione, oppure quella di riuscire a dare un nuovo slancio alla propria vita lavorativa, quasi ad inaugurare una fase innovativa della propria carriera.
Statisticamente la maggior parte delle persone si ferma ed accetta, magari con un certo senso di rancore o frustrazione. Pochi vogliono e riescono ad innovare e sono quelli che concepiscono il loro lavoro come una evoluzione continua ed un investimento costante nello sviluppo di competenze, conoscenze, network, etc..
A livello personale, può esserci una interazione con quello che succede rispetto al lavoro, nel senso che le persone che magari hanno una accettazione serena possono decidere di dedicarsi maggiormente alla propria vita personale, così come chi sceglie la strada della innovazione potrebbe vivere una sorta di “seconda giovinezza”, mentre i rischi maggiori li corre chi accetta male la situazione che potrebbe incorrere in depressioni e regressioni rispetto al lavoro.
 
Suggerimenti su cosa fare in questa fase
  • Farsi aiutare da qualcuno per capire davvero quello che si vuole rispetto al proprio lavoro ed al rapporto tra lavoro e vita personale.
  • Valutare con attenzione che possibilità si hanno di innovare e che condizioni richiedono (in termini di tempi, costi, impegni, etc.).
 
Suggerimenti su cosa non fare in questa fase
  • Non elaborare questa fase che implica il rischio di incamerare un senso di frustrazione che poi difficilmente va via e danneggia gli equilibri sia al lavoro che nella vita personale.
  • Non considerare che la vita lavorativa inevitabilmente si sta allungando per tutti, quindi sarebbe meglio prevenire l’obsolescenza delle proprie competenze.

6. La fase del pre pensionamento

E’ la fase che precede l’uscita dal mondo lavorativo. Tendenzialmente le persone in questa fase sono più tranquille sia a livello personale che professionale e sarebbe ottimale riuscire a valorizzare questa tranquillità per trasferire parte della propria esperienza ad altri lasciando una sorta di eredità positiva rispetto al proprio lavoro.
 
Suggerimenti su cosa fare in questa fase
  • Depositare il proprio sapere lavorativo e trasferirlo ad altri.
  • Agire come facilitatore e come mediatore positivo nei luoghi di lavoro.
 
Suggerimenti su cosa non fare in questa fase
  • Perdere ogni entusiasmo e concentrazione.
  • Non preoccuparsi di lasciare una traccia positiva del proprio lavoro.
“Ci saranno sempre pietre sulla strada davanti a noi. Saranno ostacoli o trampolini di lancio: tutto dipende da come le usiamo” (Friedrich Nietzsche)