C’è un detto che dice
“la fortuna aiuta gli audaci”
e penso che sarebbe bene tenerlo presente in questi tempi di crisi anche rispetto al proprio lavoro.
In un altro articolo abbiamo scritto che questa crisi sollecita tutti noi ad avere il coraggio di rimettere in discussione il nostro modo di lavorare, l’idea che abbiamo del valore aggiunto che portiamo con il nostro lavoro, e di riuscire a pensare e vedere le cose da nuove prospettive, senza aspettare troppo che siano altri (che pure debbono fare la loro parte) a farci uscire magicamente da questa crisi.
 
In questo articolo cerchiamo di dare qualche consiglio su come fare a creare uno stato di “serendipità” rispetto al proprio lavoro. Questo termine, tanto suggestivo, ma forse poco utilizzato, o mal utilizzato, nella nostra lingua italiana, sta ad indicare
“la capacità, o fortuna, di fare scoperte felici per puro caso” (citazione Treccani)
e l’abbiamo preso in prestito da un recente articolo pubblicato sulla Harvard Business Review.
 
Riprendendo la definizione fornita dalla Treccani, si parla, appunto, di capacità, oltre che di pura fortuna, sottintendendo, quindi, che ognuno può fare nel concreto delle azioni, (quindi mettere in atto delle capacità) per fare in modo che eventi favorevoli alla propria vita professionale abbiano una maggiore probabilità di accadimento.
 
Queste azioni possono essere diverse e proviamo a citarne alcune a titolo di esempio.

Quali azioni concrete possono favorire la serendipità nel nostro lavoro

Cercare di frequentare persone diverse dal nostro solito ambiente
Questa attività può sembrare difficile in tempi di Covid, con tutte le restrizioni conseguenti, ma è anche vero che in questo periodo sono aumentati molto gli eventi via web e le opportunità di partecipare a tante iniziative in remoto che ci possono permettere di entrare in contatto con persone che non conoscevamo prima. Personalmente ho partecipato a diverse conversazioni via Zoom o Teams con persone che ho incontrato in questo modo per la prima volta, poi ognuno dei partecipanti, se avesse voluto, avrebbe potuto scrivere una mail personale a qualcuno dei partecipanti incontrati, magari iniziando a commentare l’evento a cui si era partecipato e pensando a fare qualche domanda più specifica per capire se ci potessero essere degli interessi più comuni per attivare qualche forma di collaborazione. Nella realtà, invece, molte persone partecipano a questi eventi, e poi non “capitalizzano” il bagaglio di nuove conoscenze potenziali che hanno attivato perché non alimentano oltre questi nuovi contatti, o perché si aspettano che siano sempre gli altri a fare il primo passo.
 
Parlare con gli altri in modo tale da suscitare interesse e curiosità
Quando incontriamo una persona che non conosciamo, una delle domande più classiche che poniamo, o che ci sentiamo fare, è: “cosa fai di lavoro? o cosa fai nella vita?”. A questa domanda siamo portati spesso a rispondere in maniera molto generica e ristretta, con risposte del tipo: “Lavoro da…”, oppure “sono un architetto o un avvocato”, oppure “mi occupo di controllo di gestione in un’azienda”, oppure “ho un negozio di…” e così via. Tutte risposte che non dicono nulla, nello specifico, di noi, di quello che ci rende differenti da tutti gli altri architetti, avvocati, negozianti, impiegati, etc. E quindi risposte che difficilmente suscitano curiosità nel nostro interlocutore. Diversa reazione ci potrebbe essere se le nostre risposte fossero più articolate del tipo: “sono un avvocato specializzato in divorzi con figli minori”, oppure “sono un architetto con la passione per l’interior design fatto con materiali totalmente eco compatibili”, oppure “ho un negozio specializzato in …. che fa anche il servizio di…. e sto pensando di inserire anche la vendita di ….. ”, oppure “lavoro da…. E mi occupo di …. .con l’obiettivo di portare il risultato di ….”. Risposte più specifiche hanno una più alta probabilità di incuriosire chi ci ascolta e di attivare una comunicazione più profonda da cui possono nascere sviluppi ulteriori per il nostro lavoro.
 
Porre alle persone domande argute e fuori dal comune
Anche quando siamo noi a fare delle domande agli altri sarebbe importante cercare di fare domande aperte (quindi che iniziano con COSA, COME, CHI, QUANDO) ed anche specifiche, dimostrando di avere una curiosità autentica nei confronti del nostro interlocutore. Quindi meglio evitare domande del tipo “Come stai? o Come va?” che nove volte su dieci porteranno a risposte generiche del tipo “bene”, “abbastanza bene” o simili, quanto piuttosto fare domande del tipo: “A cosa ti stai interessando ultimamente?” oppure “Cosa ti sta appassionando ultimamente”? oppure “Che tipo di problemi stai gestendo negli ultimi tempi?” o ancora “Su cosa ti piacerebbe specializzarti nel prossimo futuro?”.
Anche in questo caso domande simili hanno più probabilità di far nascere conversazioni più profonde ed interessanti che possono creare degli spunti cui agganciarsi per parlare anche del proprio lavoro.
 
Cercare di attivare dei contatti con persone che trovate interessanti
Se ci sono delle persone che vi piacciono particolarmente (in termini professionali), che pensate stiano facendo cose interessanti e che vi incuriosiscono, nulla vi vieta di provare a contattarle per cercare di capire meglio cosa stanno facendo, o come hanno fatto a specializzarsi in quel tipo di lavoro. Potere farlo scrivendo una mail, cercando il contatto via LinkedIn, pensando a persone che vi possono introdurre, e così via. E nel momento in cui avete l’occasione di attivare il contatto cercate di spiegare in maniera chiara perché siete interessati a quella persona, cosa pensate di avere in comune e cosa potete proporre di concreto per rendere questo contatto una vera relazione professionale. Ci vuole un po’ di fantasia e di coraggio, ma davvero possono accadere cose inaspettate e persone apparentemente “inarrivabili” vi potrebbero sorprendere positivamente rispondendovi.
 
Parlare con persone con cui non avete rapporti frequenti o che sono molto diverse da voi
In un recente colloquio di consulenza individuale una persona mi ha detto che le è successo di rimanere piacevolmente sorpresa dal fatto di aver parlato, per la prima volta, con una collega con cui, per anni, non aveva avuto grandi rapporti, e di aver scoperto in lei delle sintonie e di aver ottenuto anche dei buoni consigli e rinforzi positivi rispetto alla sua carriera lavorativa. Quello che accade frequentemente a molti di noi e che, per tanti motivi diversi, finiamo progressivamente per restringere il numero delle persone con cui abbiamo contatti nel nostro lavoro, confrontandoci sempre con le stesse persone. Sarebbe meglio darsi il preciso obiettivo di frequentare anche persone diverse (così come è salutare avere una alimentazione in cui i cibi non sono mai sempre gli stessi…) perché dalla diversità possono nascere spunti interessanti ed inaspettati per il nostro lavoro.
 
Frequentare in maniera attiva eventi di vostro interesse
Oggi, per ogni tipo di interesse e professione, c’è solo l’imbarazzo della scelta rispetto ai tanti eventi che sono presenti, sia on line che off line. Abbiamo delle opportunità inimmaginabili fino a qualche anno fa. Possiamo frequentare eventi internazionali, continuando a stare a casa nostra, entrare in gruppi di studio o di lavoro anche distanti dai nostri luoghi di residenza e così via. Il vero problema è quali scegliere e poi avere la costanza di frequentarli e, soprattutto, di essere attivi nella partecipazione, facendo domande, presentando idee, mettendosi, quindi, realmente in gioco.
 
Chiedere a qualcuno che conoscete un aiuto o un consiglio specifico
Posto che nel lavoro, ed ormai anche nella vita, non vale decisamente più il detto, metaforicamente parlando, che “il postino bussa sempre due volte”, credo che la questione più importante da affrontare è che raramente il lavoro ci verrà a cercare, ma che dovremo essere noi a farlo in maniera attiva e creativa. Questo vuol dire fare una mappatura seria di tutti i contatti che possiamo attivare per aiutarci nel nostro lavoro e poi associare ad ognuno di questi contatti una richiesta specifica di aiuto/consiglio. Davvero non servirà a nulla “spargere in giro la voce” che state cercando lavoro o peggio che “siete disposti a fare qualunque lavoro”. Ad ogni contatto va indirizzata una richiesta precisa del tipo: “vorrei entrare in contatto con la persona X o con l’azienda Y, conosci qualcuno che possa aiutarmi?”, oppure “sono indeciso se scegliere tra questo corso/evento e questo altro, tu quale criterio utilizzeresti per decidere?”, oppure “puoi rileggere la mia lettera di presentazione dicendomi se la trovi chiara e se ti suscita interesse?”.
 
 
Forse alcuni, dopo aver letto questi suggerimenti, potranno trovarli troppo semplici. Ma la domanda che pongo è: quante persone, che sono in difficoltà rispetto al loro lavoro, davvero mettono in pratica con costanza una o più di queste azioni?
Nella mia osservazione la risposta che tenderei a dare è: poche! Troppo poche!
La fortuna va aiutata con azioni concrete, anche nel lavoro. Questa è serendipità nel lavoro!