Che reazione hai nel leggere questa domanda? Ti viene subito in mente qualcuno?
Pensi ai tempi della scuola? Ritieni che la parola “maestro” in un contesto di lavoro suoni un po’ stonata? Non ci hai mai pensato?
 
In ogni caso provo a fartene un’altra, in esordio a questo articolo, che peraltro faccio spesso durante i colloqui di selezione.
A chi devi dire “grazie” nel tuo lavoro?
Intendo dire chi ti ha più aiutato per diventare quello che sei oggi nel tuo lavoro?
 
Di solito, nella mia esperienza, quando faccio questa domanda scatta subito una risposta e credo che questa risposta si possa collegare alla prima.
 
Lo spunto per questo articolo mi è venuto da un bellissimo libro di Vito Mancuso, che ho letto durante le vacanze natalizie, dal titolo “I quattro Maestri” (Garzanti Editore). E’ un libro che consiglio a chi ha voglia di immergersi nella comprensione di quanto sia importante andare alla radice di chi siamo come esseri umani (Mancuso parla di cercare “l’umano nell’uomo”) e lo fa guidandoci nelle riflessioni di quattro grandi Maestri che per lui sono stati Socrate, Buddha, Confucio e Gesù.
 
Io non ho, in questo articolo, alcuna ambizione di volare così in alto come fa Mancuso, e prendo solo spunto dal suo titolo per vari motivi, in parte personali ed in parte professionali:
 
  • La parola “maestro” è una parola forse un po’ desueta oggi, e relegata alle prime classi delle scuole elementari, mentre, personalmente, la ritengo una bellissima parola che andrebbe molto rivalutata, e coltivata, perché contiene in sé degli elementi di conoscenza, di saggezza, di riflessione che, nel mondo di oggi, dovrebbero forse far parte maggiormente nella nostra vita quotidiana, troppo frenetica, molto più incline al fare e meno propensa alla riflessione.
 
  • Nella vita, come nel lavoro, i problemi che dobbiamo affrontare sono talmente complessi che non possiamo immaginare di poterci riuscire senza avere alcuni “punti fermi”, alcuni “strumenti”, alcuni “principi” che ci possono solo derivare dal confronto con altri, auspicabilmente dei maestri, appunto, a cui riferirci per rispondere a domande cruciali che possono essere:
 
  • Che tipo di lavoro vorrei fare?
  • Cosa mi aspetto davvero dal lavoro?
  • Come devo lavorare?
  • Con che stile di lavoro?
  • Con che strumenti?
  • Con che metodi?
  • Con che principi?
  • Con che valori?
  • Quali esperienze è importante ricercare?
  • Quali errori devo cercare di evitare?
  • Quali sono le mie paure o i miei dubbi?
  • Quali sono le fonti della mia grinta, della mia motivazione, del mio coraggio per uscire dalla “comfort zone” e cogliere nuove sfide?
  • Quali sono per me le sfide da affrontare?
 
  • Sono domande essenziali, che ognuno di noi è destinato, peraltro, a porsi più volte nel corso della sua vita lavorativa, e che richiedono risposte che saranno via via sempre più chiare, ma che per essere date con maggiore lucidità penso abbiano anche necessità del supporto di altri, i maestri appunto…
 
  • Riprendo uno spunto di Mancuso nel suo libro per dire che, anche nel lavoro, sono convinta che sarebbe utile avere non uno, ma più di un maestro, assumendoci poi la responsabilità di sceglierli e di “utilizzarli” al momento opportuno.
 
I mastri possono assumere forme diverse, possono essere autori di libri, persone che conoscete nella quotidianità, persone con cui lavorate direttamente, etc., ovviamente non immagino che abbiano la vena “mistica” dei maestri di Mancuso, ma non li immagino neanche come dei puri “insegnanti” che vi spiegano tecnicamente alcune questioni. Credo che, nel nostro piccolo, possiamo chiamare “maestri” rispetto al nostro lavoro, delle personalità che, oltre a darci degli insegnamenti pratici, ci hanno dato e ci danno delle ispirazioni, degli spunti di riflessione, dei consigli per aiutarci a dare risposta alle domande che ho posto prima e, magari, che ci hanno permesso anche di darci una spinta positiva vedendo il loro esempio in azione.

Cosa fare in concreto?

Partendo da questo quadro io penso che:
 
  • Sia responsabilità di ognuno di noi quella di cercarsi, per tutta la vita lavorativa dei buoni “maestri” e di coltivare con continuità e gratitudine la relazione con loro. Ed è un consiglio che mi sento di dare vivamente ai più giovani, soprattutto considerando le difficoltà del mondo del lavoro di oggi e la scarsa propensione delle organizzazioni ad investire sulla formazione vera dei giovani.
 
  • Uno dei problemi che viviamo oggi è che siamo tutti molto più propensi ad interpretare quello che viene chiamato “networking” come pura e semplice ricerca di contatti utilitaristici per avere più lavoro, mentre potremmo utilizzare questo termine così di moda per cercare “maestri” e per coltivare relazioni che ci portano riflessioni prima che lavori. Se ci pensiamo bene, in passato molte persone di successo frequentavano quelli che si potevano chiamare anche “circoli intellettuali”, cioè gruppi di persone che avevano piacere di riunirsi per discutere, lavorare insieme, riflettere, scambiarsi opinioni (anche su questo ho letto un bellissimo libro/romanzo dal titolo “La casa dalle finestre sempre accese” che parla della vita del critico letterario Giacomo Debenedetti). E se si guarda bene alle biografie di tante personalità di successo si scopre che, in qualche modo, erano riusciti a trovarsi dei maestri e a coltivare la relazione con loro in maniera continuativa. Oggi il rischio che corriamo tutti è di partecipare ad eventi più semplicemente per farci “vedere”, per “generare contatti”, e credo che molti vivano la frustrazione di partecipare ad incontri molto “vuoti” o scontati dal punto di vista professionale.
 
  • Forse la parola “maestro”, anche complice l’assonanza scolastica che ci crea, ci aiuterebbe tutti a riprendere a coltivare, con maggiore impegno ed anche entusiasmo, più una dimensione di studio, di analisi, di riflessione che credo non possiamo assolutamente permetterci di perdere nel nostro lavoro, indipendentemente dalla professione che facciamo, pena la rapida obsolescenza della nostra identità professionale.
 
Se hai uno o più maestri hai un tesoro che conviene coltivare con gratitudine, se non ne hai è tempo di cercarli…, la tua vita lavorativa ne avrà un grande giovamento! ©